4 Settembre 2026

Il caso Report ci riporta a fare un’analisi sulla situazione dell’informazione.

     Sono ormai tempi remoti quando sentivamo Berlusconi dire timidamente, “lasciateci lavorare”. Oggi qualunque impedimento intralci il manovratore è criminalizzato dai mezzi d’informazione di regime e dai post social che sapientemente chi detiene il potere sta dimostrando di saper ben utilizzare sino ad ottenere il risultato voluto. Sarà il vero movente dell’attentato a Ranucci?

     Vari tentativi, anche legislativi, sono ripetuti nei confronti di chi intralcia certi affari di ministri, sottosegretari, parlamentari e degli amici degli amici. Addomesticata la commissione antimafia, il pericolo arriva da Magistratura, dalla Corte dei Conti, e dall’informazione.

     le inchieste di Report, così come sempre fatto anche con i governi di tutti i colori, hanno colpito duramente alcuni parlamentari ed esponenti del governo, ma la funzione del giornalismo d’inchiesta è quella di fare luce negli angoli oscuri del potere, non a caso è scomodo. Senza entrare nello specifico del paradosso report, ci chiediamo, hanno detto falsità? Epure le centinaia di querele nei confronti dei giornalisti della redazione e dei conduttori, dalla Gabanelli a Ranucci hanno sempre dimostrato la veridicità dei fatti raccontati. Allora? Come se non bastassero le leggi bavaglio, le limitazioni delle intercettazioni telefoniche e l’immunità parlamentare, eliminiamo che mette alla luce i loro misfatti. 

 l’indicatore della libertà di stampa ha registrato un calo più significativo nell’ultimo anno, un chiaro segnale che per tendenze dispotiche di molti governi il giornalismo è sempre più criminalizzato in tutto il mondo.

E l’Italia? Nell’ultimo anno l’Italia ha visto undeterioramentodelle proprie condizioni di libertà di stampaper via delle pressioni politiche sull’informazione.

Nei dati internazionali, secondo i report di organizzazioni come Reporters sans frontières, l’Italia si colloca spesso in posizioni arretrate nelle classifiche globali sulla libertà di stampa, attorno al 56° posto accanto alle peggiori dittature. Questo, perché penalizzata da querele bavaglio, pressioni politiche e da un mercato dell’informazione percepito come poco plurale e fortemente condizionato dal potere economico.

Nella classifica sulla libertà di stampa in Europa l’Italia nella graduatoria annuale slitta di tre posizioni, dal 46esimo del 2024 al 49esimo del 2025 il peggior risultato dell’Europa occidentale.

L’Unione Europea interviene sulla libertà e sul settore dell’informazione principalmente attraverso alcuni provvedimenti chiave, tra i quali: la Direttiva UE 2024/1069. I rapporti sullo Stato di diritto della Commissione Europea e gli Ordini dei giornalisti evidenziano forti criticità e ritardi nell’applicazione effettiva delle tutele, in un contesto in cui la libertà di stampa nel paese continua a registrare segnali d’allarme e arretramenti nelle classifiche internazionali. Il termine di recepimento è scaduto il 7 maggio 2026 e l’Italia non ha ancora adottato la normativa, esponendosi a procedure d’infrazione e lasciando irrisolto il problema degli abusi legali contro la stampa. Ma già dal 2004 la RAI non doveva semplicemente diventare una S.p.A. (lo era già formalmente dal 1993), ma doveva avviarsi verso una parziale privatizzazione sul mercato, un processo che avrebbe cambiato radicalmente il servizio pubblico, ancora non se ne è fatto niente e l’azienda continua ad essere ostaggio della politica.

Chi detiene la maggior parte dell’informazione in Italia?

tre poli principali: Oltre il 90% delle risorse e del mercato televisivo è saldamente in mano a tre soggetti: Mediaset (gruppo Fininvest/famiglia Berlusconi), la Rai (il servizio pubblico controllato dalla politica e governato dai partiti di turno) e Sky (News Corporation)

La stampa e i quotidiani

I principali quotidiani italiani appartengono a grandi famiglie imprenditoriali, gruppi industriali o fondazioni. Ad esempio, il Corriere della Sera fa capo a RCS MediaGroup (controllato da Urbano Cairo), mentre la galassia di testate storiche vede la presenza di importanti investitori privati e gruppi internazionali.

Molti editori dipendono dai fondi pubblici e dalla pubblicità, creando un sistema in cui gli interessi economici e politici si intrecciano pesantemente con la linea editoriale.

Da qualche tempo Antonio Angelucci, deputato della Lega ma soprattutto imprenditore della sanità e “re delle cliniche private” nel Lazio, si è messo in movimento per creare un nuovo polo nazionale dell’informazione che faccia da megafono alla destra. Oggi Angelucci controlla i quotidiani: Il Tempo, Il Giornale e Libero oltre ai giornali locali Corriere di Viterbo e Corriere di Rieti, Corriere dell’Umbria, Corriere di Siena, Corriere di Arezzo e Corriere della Maremma, sino ad includere la Polimedia, società che fa capo alla famiglia Polidori di Città di Castello, proprietà di Cepu, eCampus e Università degli Studi Link.

Caltagirone Editore L’azionista di maggioranza è il costruttore edile Franco Caltagirone, che oggi detiene il 60,76 per cento delle quote. Nel cda siedono i figli Azzurra (presidente), Alessandro e Francesco (vicepresidenti). La holding controlla un nutrito gruppo di giornali – Il Messaggero (Roma), Il Mattino (Napoli), Il Gazzettino (Venezia), Nuovo quotidiano di Puglia (Lecce), Corriere Adriatico (Ancona) e il quotidiano free press Leggo.

Il Gruppo Maurizio Belpietro

La Verità: Fondato e diretto da Maurizio Belpietro, è un quotidiano indipendente di orientamento fortemente conservatore, sovranista e di destra cattolica.

Panorama: Storico settimanale d’attualità politica un tempo di proprietà di Mondadori (Berlusconi), oggi fa parte dello stesso gruppo editoriale de La Verità.

Grandi gruppi con orientamento moderato / centrodestra

Esistono poi grandi editori industriali le cui testate sposano tradizionalmente linee editoriali moderate, liberali o vicine agli ambienti industriali e conservatori, pur non essendo organi “militanti”.

E il sud?

Dalla Campania in giù, la presenza dell’informazione indipendente è sempre più scarsa. In Sicilia, il Giornale di Sicilia e la Gazzetta del Sud (molto diffuso anche in Calabria) appartengono alla Società editrice Sud, che ha come azionista di maggioranza la holding Italmobiliare facente capo alla famiglia Pesenti di Bergamo.

TRAMP insegna.

Già dalla prima presidenza Trump l’informazione negli stati uniti aveva ricevuto significativi attacchi, ma ora con la seconda presidenza l’arroganza e i limiti reali si sono moltiplicati.

ancora prima delle elezioni, quando i proprietari del Washington Post e del Los Angeles Times (Jeff Bezos e Patrick Soon-Shiong hanno vietato. alle redazioni di prendere posizione a favore di Kamala Harris, la candidata democratica. Subito dopo l’insediamento, quando la Casa Bianca ha preso una serie di decisioni contro alcune grandi testate: il New York Times, Nbc news, Politico e la National public radio (Npr) hanno perso le loro credenziali al Pentagono, sostituite da giornali e siti favorevoli a Trump, tra cui One America News Network, Breitbart News e New York Post; l’Associated Press è stata esclusa da alcuni eventi stampa presidenziali per non aver accettato di usare la dicitura “golfo d’America” invece di “golfo del Messico”; sono stati tagliati i fondi federali ai media pubblici, in particolare Npr e Pbs, accusati di avere pregiudizi contro il presidente; è stata smantellata Voice of America, storica emittente internazionale nata tra gli anni quaranta e cinquanta per rispondere alla propaganda nazista e a quella sovietica.

E’ la stessa strada che sta percorrendo la Meloni? E se dovesse essere rieletta, come il secondo Trump potremmo trovarci in ulteriori restrizioni vivendo la stessa svolta arrogante che sta vivendo l’America? Noi intanto continuano i passi di Peppino Impastato impegnandoci per la sopravvivenza dell’informazione libera e indipendente che ha avuto il recente plauso con il conferimento al nostro direttore Danilo Sulis della Benemerenza Onoraria, “La storia siamo noi, 50 anni di battaglie per la libertà di informazione 1976 – 2026”.

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