Pubblicato: lun, 21 Nov , 2022

Succede qualcosa a sinistra?

Il congresso del PD come ostacolo od opportunità                                                                                                                                          

                                                                                                        

 

  Alla base delle politiche di sinistra che si dovrebbero tradurre nel sostenere l’eguaglianza sociale e l’egualitarismo nel contesto di una società che, a vantaggio di pochi emargina i più svantaggiati, da tempo non seguono fatti destinati a diminuire il divario in corso nel paese.

Oggi più che mai anche a fronte dell’acuirsi della disparità culturale, economica e sociale dove, ad esempio, la finanza non produce più beni e servizi come un tempo ma si limita a fare finanza generando ricchezza ad appannaggio di pochissimi, l’attuazione di politiche di sinistra e progressiste appare quantomai urgente.

Più in generale il centro sinistra, anzitutto in Italia, non riesce più ad elaborare e a produrre politiche destinate ad affermare la giustizia sociale, e questo è ‘il problema’. A fronte di un’idea di società, anche comprensibile, che rifiuti il superamento del sistema capitalista a prescindere in favore a riforme graduali intese alla formazione di un capitalismo popolare o un’economia sociale di mercato volta a conciliare le esigenze dell’economia di mercato e quelle sociali, sono tuttavia venuti meno il ‘più e il meglio’. Il centro sinistra (sempre più spostato a destra o giù di lì) non ha creato quelle politiche a cui i suoi elettori e il suo popolo guardavano con fiducia: le classi lavoratrici come pure i pensionati non hanno beneficiato sostanzialmente di niente e sono rimaste al palo con salari da miseria e pensioni altrettanto inadeguate al costo della vita. E neanche sulla pace, mentre il cuore dell’Europa è devastato dal conflitto bellico, si è trovata la quadratura del cerchio: di dialogo e diplomazia è rimasto a parlarne e talvolta isolato solo Papa Francesco.

Come noto l’economia del nostro paese, da lungo tempo, è caratterizzata da una crescita stentata e da un debito pubblico di dimensioni enormi con un debito pari a circa il 180% del prodotto interno lordo (Pil): un bambino, alla tenera età di un anno e con un’aspettativa di vita di 80 anni, ha già contratto un fardello di debito pubblico di circa 1.000 euro.

Il tema più angosciante resta tuttavia dell’impoverimento del tessuto sociale. Secondo i dati Istat nel 2019 erano quasi 1,7 milioni le famiglie che vivevano in condizioni di povertà assoluta: oggi sono circa 6 milioni di individui. Di fronte a questo scenario ferisce sapere che il nostro Paese, per incapacità o decisioni opposte alle norme comunitarie, dilapidi circa 200 mila euro al giorno a titolo di penali alla Unione Europea (UE), soprattutto per violazioni nello smaltimento dei rifiuti e, più in generale, per il mancato o parziale rispetto delle norme ambientali, pari ad un ammontare di 550 milioni di euro nel periodo 2011-2019.

L’Italia è anche il paese devastato da un’evasione fiscale sconvolgente, che supera i 100 miliardi di euro annui (con margini di recupero assai infruttuosi) e nel quale si scommettono 110 miliardi di euro all’anno in gioco d’azzardo. Una inconfutabile riprova circa l’avanzare della povertà è data dai numeri impietosi che riguardano i pignoramenti eseguiti dall’autorità giudiziaria nel solo 2017. Nel giro di poco più di un quinquennio oltre 1 milione di cittadini italiani sono risultati oggetto di requisizione di beni a loro intestati.

Urlano vendetta e giustizia le questioni legate al mondo del lavoro: nero, precariato, sfruttamento e condizioni di lavoro che arrivano talvolta a far perdere la vita a donne e uomini, tutto o quasi purtroppo e dannatamente riconducibile alla realizzazione di maggiori profitti.

Una sempre maggiore rincorsa alla privatizzazione della “cosa” pubblica: dalla sanità che nella stagione del Covid ha mostrato tutti i propri limiti e le conseguenti fragilità e che dovrebbe essere gestita dallo Stato e non più dalle Regioni, fino alle risorse naturali che sono divenute appannaggio di comitati d’affari: l’Italia in questo senso è un “Paese in concessione” (acque, rifiuti, beni demaniali etc.). C’è anche la questione che riguarda le grandi aziende partecipate dallo Stato, come ENI, che hanno le proprie sedi negli stati definiti ‘paradisi fiscali’ e che dal caro energia hanno tratto profitti esorbitanti. Rimane infine l’assenza di una politica seria di contrasto alle mafie che sembra sparita o quasi dell’agenda e che, oramai, hanno infettato il tessuto socioeconomico italiano.

Eppure, davanti ad uno scenario così infausto (dal cui computo sono peraltro assenti altre tematiche non meno importanti) il campo politico della sinistra non riesce a trovare unità. Da un lato c’è la ‘sinistra – sinistra’ sempre più polverizzata e dunque non incisiva, mentre dall’altro c’è quella che somiglia sempre di più ad un ‘disordinato ordine costituito’ il cui agire è più dettato dai bisogni e dal potere dei singoli che da altro. Il quadro che ne esce è dunque devastante anzitutto per le donne e gli uomini i cui valori affondano le radici nelle virtù della sinistra e che si sentono orfani di una linea politica di riferimento: non è un caso se gli ultimi risultati elettorali sono stati un disastro.

Ciò che più appare evidente è la mancanza di gruppi dirigenti in grado di affrontare un percorso vero di riqualificazione del sistema politico di sinistra. In questi anni il centro sinistra ha purtroppo incluso, tra i propri dirigenti, persone lontane dalle idee di sinistra per provenienza, cultura e formazione: ingredienti ai quali si sono aggiunti, talvolta, incapacità ed inesperienza, ovvero un mix micidiale che ha dato poi seguito all’attuazione di scelte assolutamente inadeguate alle aspettative che, con l’avvento della dottrina renziana, (di cui il Pd è ancora complice vittima) hanno raggiunto il punto peggiore.

E anche quella che intendiamo come sinistra – sinistra ha le sue gravi responsabilità, sia chiaro: gruppi dirigenti molto bravi a distinguersi tra loro per una virgola ma spesso incapaci di ravvivarsi e di pensare la politica con occhi nuovi e altrettanto vigore.

Saranno certamente in molti, adesso, a guardare con attenzione al congresso che il Pd ha annunciato nelle prossime settimane e dal cui risultato si capiranno tante cose. Il preludio dato da alcuni nomi dei candidati a guidare quello che è il maggiore partito della sinistra italiana non è tuttavia dei migliori se a proporsi sono personaggi che, per mezzo del metodo renziano, hanno fatto strada: il contrario, insomma, di quello che larga parte del popolo della sinistra vorrebbe e di cui ci sarebbe bisogno.

In realtà oltre ai nomi che sono certamente indicativi della strada che il Pd intraprenderà e che sicuramente dovrà realizzare al suo interno un cambio di quei dirigenti che hanno contribuito attivamente e con spregiudicatezza a questa involuzione, ciò a cui dovremmo guardare con attenzione saranno i fatti: se, come auspicabile (ma non scontato) il congresso partorirà punti e idee su cui riflettere e confrontarsi, varrà la pena di impegnarsi in questa direzione superando, in primis, le divisioni latenti. Diversamente toccherà aspettare che il cambio di politiche e di gruppi dirigenti lo attuino la storia e il corso degli eventi con l’inesorabile declino del paese governato dalle destre e tutto ciò che ne consegue.

 

 

 

 

 

 

 

 

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