Pubblicato: ven, 25 Mar , 2016

Strage a Bruxelles

Città blindate e aumento delle vittime innocenti.

 

Alle otto di mattina del 22 marzo due kamikaze, secondo le testimonianze dopo aver urlato in arabo, si sono fatti esplodere nella sala partenze internazionali dell’aeroporto Zaventem di Bruxelles. Poco dopo, alle ore nove circa, ordigni sono scoppiati tra due stazioni della metropolitana, nel cuore del quartiere che ospita le sedi istituzionali della Ue. Il bilancio delle vittime è pesante e ammonta a 14 morti e 80 feriti in aeroporto, mentre 20 persone hanno perduto la vita nell’attentato compiuto nella metropolitana e 230 sono stati i feriti. In tutto, dunque, sono 34 le persone barbaramente assassinate.

Hundreds of people come together at the Place de la Bourse to mourn on Wednesday evening, March 23, 2016. Bombs exploded yesterday at the Brussels airport and one of the city's metro stations, killing and wounding scores of people, as a European capital was again locked down amid heightened security threats. (ANSA/AP Photo/Martin Meissner)

Hundreds of people come together at the Place de la Bourse to mourn on Wednesday evening, March 23, 2016. Bombs exploded yesterday at the Brussels airport and one of the city’s metro stations, killing and wounding scores of people, as a European capital was again locked down amid heightened security threats. (ANSA/AP Photo/Martin Meissner)

Bruxelles era, al momento dell’attacco criminale, una città blindata, poiché quattro giorni prima, mediante un’operazione di polizia, era stato arrestato Salah Abdeslam, dal 13 novembre dello scorso anno la primula rossa del terrore, l’uomo più ricercato dagli inquirenti dell’Europa dopo la strage di Parigi, della quale pare sia stato uno dei vili protagonisti. Ma ciò non ha impedito che la follia colpisse quando e dove le è parso, con disarmante facilità.
L’esercito è per le strade, il traffico si è paralizzato, la città è asserragliata dall’impotenza delle forze di sicurezza, naturalmente impossibilitati a poter prevedere e prevenire una logica fanatica e distorta, suicida e ottusa. L’Isis ha rivendicato la strage.
Un gran numero di persone, all’aeroporto, sono rimaste ferite alle gambe e ciò farebbe pensare a ordigni sistemati in una borsa, una valigia esplosa da terra. Alcuni testimoni hanno riferito che la prima esplosione sarebbe avvenuta vicino allo sportello della banca Belfius, la seconda vicino ad un bar, al centro della hall. Quindi dove i metal detector sono  inutili. Le bombe, pare, siano state rese ancora più micidiali per mezzo di chiodi e vetro, per dilaniare e provocare ferite più atroci.
La polizia fa quel che può: rimugina nomi e guarda volti, identikit, foto segnaletiche che ritornano e circolano. I fratelli Khalid e Ibrahim el-Bakraoui, ritenuti presenti in uno dei nascondigli di Abdeslam, sono sospettati di essere anelli di congiunzione con l’attentato al cuore di Bruxelles, forse gli attentatori. La polizia ha diffuso un fermo immagine delle telecamere di sorveglianza dell’aeroporto: si vedono tre presunti assalitori. Due si sarebbero fatti saltare in aria per provocare la strage, il terzo indossa una giacca chiara e un cappello: testimoni affermano di averlo visto allontanarsi precipitosamente dallo scalo del terrore. La polizia belga chiede l’aiuto della rete: “conoscete l’uomo col cappello?”. Dunque non lo hanno identificato. Questa è una lotta che non può combattersi solo con polizia, esercito e armi. Questi sono fanatici senza ragione ed è amaro constatare un’ovvietà: l’andare a bombardare nei luoghi martoriati è inutile, accresce solamente la macabra conta delle vittime innocenti.

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