Pubblicato: mer, 9 Set , 2020

Sporcheremo i muri con un altro NO!

Vale la rappresentatività il prezzo di un caffè?

Così cantava il buon Renato Zero nella sua celebre ‘Amico assoluto’, ricordando i tempi adolescenziali e divinizzando quella fantasia che li contraddistingue. Il nostro ‘no’ in questione però, è molto meno immaginario e molto più serio, perché sarà la (nostra) risposta al quesito referendario del 20 Settembre prossimo.

Il referendum confermativo, previsto per la data del 29 Marzo 2020 e slittato poi a causa dell’emergenza Covid-19, è stato chiesto da un quinto dei senatori in quanto la riforma costituzionale in questione non è stata approvata con la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti di ciascuna camera ma solo a maggioranza assoluta. L’ultima parola spetta quindi al popolo.

Il 20 e 21 di questo mese, gli italiani sono chiamati alle urne – in coincidenza con le elezioni amministrative e regionali – per esprimersi sul referendum che propone di modificare gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione al fine di ridurre il numero dei parlamentari: da 630 a 400 alla Camera dei Deputati, da 315 a 200 al Senato. La necessità di un taglio degli eletti in Parlamento è stata più volte sollevata in passato nell’ambito di proposte di riforma perché va incontro ad esigenze di riduzione dei costi della politica e di maggiore efficienza delle istituzioni rappresentative. Tutto bene fin qui se non fosse che questo famoso taglio non è inserito in alcun programma di riforme e dunque, fine a sé stesso. Figlio di madre grillina, questa sperata riforma, nasce dal desiderio (rimasto solo tale) del Movimento di ridurre i costi della politica…a qualunque costo. Sia chiaro, tutti vorremmo delle istituzioni più “leggere” ma soprattutto più efficienti. È un tema serio, che da anni viene cavalcato da questo o quel politico solo per un mero tornaconto elettorale: il più recente il referendum proposto dal Matteo toscano. Purtroppo, anche in questa occasione, i partiti maggioritari, invece di analizzare il quesito, esporre seriamente le proprie idee al loro elettorato, hanno messo in atto un teatrino tutt’altro che gradevole.

Da un lato abbiamo quel che resta della sinistra, impersonificata oggi nel Presidente della Regione Lazio, il dem Zingaretti che, pur di tenere a galla il governo giallo-verde, scrive che “il NO è solo un voto contro il governo”, depistando gli elettori (soprattutto i suoi) e svilendo il dibattito politico. Fa strano vedere un partito che dovrebbe difendere la Costituzione a spada tratta, prendere posizioni così lontane da quella che dovrebbe essere la sua natura. Del resto, che il PD negli anni ha sempre avuto meno a che fare con la parola ‘sinistra’, è sotto gli occhi di tutti. Basta vedere il declino che da Renzi(compreso) in poi è avvenuto.

Dall’altro lato la solita destra. O forse, in questa occasione non tanto solita. Quello che doveva essere un enorme ‘NO’ contro il governo, è divenuto (non per tutti) un sorprendente ‘SI’. Il risultato sembra schiacciante con i partiti di governo , Lega e FdI tutti dalla stessa parte, la vittoria sembra scontata. A tal proposito, il più recente sondaggio de ‘Il Corriere della sera’ del 6/09, vede un esito positivo oltre il 70%. Analizzando la situazione per fasce d’età, i vincitori per il SI, li troviamo tra gli over 40. Oltre ogni logica, sono loro i più delusi dalla politica e in questo referendum si “ergono” a paladini della giustizia, a favore dei tagli al grido “se ne devono andare”. Arrivando agli over 60 possiamo trovare, magari, le stesse persone che hanno contribuito allo svilimento dello scenario politico direttamente e indirettamente. Io non ci sto alla ramanzina di chi per anni ha votato politici che in un paese serio avrebbero fatto al massimo gli operatori in un call center (con tutto il rispetto che provo per la categoria), ed oggi, invece di colpevolizzare la qualità, gioca sporco sulla quantità.

Ma se i grandi guardano alla politica con disgusto a tal punto da volerla decimare ad ogni costo, i giovani cosa fanno? La prima parola che mi viene in mente è:” resistono”. Contro una politica che li ha messi nel dimenticatoio, contro la becera propaganda elettorale che vuol fargli credere che 1,75€ pro capite sia un grande risparmio in termini economici.

A tal proposito: due numeri. In un attento articolo di fanpage.it possiamo notare come Il risparmio, secondo Agi, sarebbe del 5,5% alla Camera e del 5,4% al Senato. Per un totale di meno di 82 milioni di euro l’anno. Va detto, comunque, che il risparmio viene calcolato solo sugli stipendi dei parlamentari, senza considerare tutte le spese accessorie che comunque scenderebbero riguardando un numero minore di persone. Considerando la spesa complessiva dello Stato, nella legge di Bilancio 2020 stimata a 662 miliardi, il risparmio corrisponderebbe allo 0,01% del bilancio statale.

Esistono, però, anche altri calcoli, come quelli effettuati dall’Osservatorio conti pubblici. Secondo cui il risparmio sarebbe inferiore, ammontando a solamente 57 milioni di euro l’anno, per un totale di 285 milioni a legislatura. La differenza sta soprattutto nel computo delle tasse pagate dai parlamentari, che fa quindi scendere la cifra totale che lo Stato paga effettivamente ai parlamentari, senza che venga restituita in tasse. Eliminando imposte e contributi, di fatto, il risparmio annuo sarebbe di 37 milioni per la Camera e di 20 per il Senato secondo l’Osservatorio. Anche in questo caso, comunque, non tenendo conto delle spese accessorie che non sono considerate in quelle relative agli stipendi.

“Manomettere la Costituzione per una cosa davvero poco rilevante, specie in un momento in cui il Paese avrebbe bisogno di riforme importanti per ripartire, costituisce un precedente molto rischioso”. Così a Repubblica Carlo Cottarelli spiega perché voterà No al referendum del prossimo 20 e 21 settembre. Cottarelli nella scorsa legislatura, da commissario del governo alla revisione della spesa, inserì la riduzione del numero degli eletti fra le ricette per abbattere la spesa pubblica.

“La mia proposta – afferma – prevedeva una riforma complessiva del bicameralismo con l’abolizione del Senato, utile ad accelerare il processo legislativo e a restituire efficienza, non un taglio lineare che, oltre a essere controproducente sotto il profilo della funzionalità delle Camere, è pure inutile”.

La ratio dell’intervento della proposta 5 Stelle, invece, “mi pare una sola: risparmiare. Ma il risparmio, in questo caso – specifica – ammonta a circa 57 milioni l’anno”. Ovvero, “lo 0,007 per cento della nostra spesa pubblica. Pari a un euro all’anno per ciascun italiano: il prezzo di un caffè. Non si stravolge la Costituzione per un beneficio tanto irrisorio: farlo non è solo pericoloso, è stupido”.

Anche perché, secondo Cottarelli, “significa che domani chiunque abbia una maggioranza in Parlamento si può svegliare una mattina e cambiare la nostra Carta fondamentale senza un motivo serio, quasi per capriccio. Questo referendum è dannoso proprio dal punto di vista di principio”.

Molti sono i comitati nati contro il tentativo di strumentalizzare la cosa più seria che un paese possieda: la Costituzione. Quello che sta riscuotendo non poco successo è forse quello aperto da Rosy Bindi e sottoscritto inizialmente da oltre 200 firme in tutta Italia. Sono cattolici democratici, esponenti della sinistra, dell’ecologismo, amministratori locali, personalità dell’antimafia, della sanità pubblica, dirigenti sindacali, docenti universitari, intellettuali, esponenti della cooperazione, dell’associazionismo e del volontariato uniti dal NO alla deriva populista.

Solo per citare i più noti: dall’antimafia, il sen. Pietro Grasso, don Luigi Ciotti, Nando Dalla Chiesa; la presidente dell’ANPI Carla Nespolo. Anche ‘Radio 100 passi’ nella persona del suo direttore Danilo Sulis, è orgogliosamente tra i promotori.

Il voto è vicino, e aldilà delle personali valutazioni che ognuno di voi farà, l’appello più importante rimane, come sempre, quello di recarsi alle urne per esercitare un diritto ma soprattutto un dovere civico. Tramite il volere popolare è nata la nostra cara Repubblica con tutti i suoi organi (Parlamento compreso). Per noi il NO vuole difenderla contro i “tiramenti del momento” come cantava il buon vecchio Maestro Guccini (“Io dico addio a chi si nasconde con protervia dietro a un dito/A chi non sceglie, non prende parte, non si sbilancia/O sceglie a caso per i tiramenti del momento”).

”Ma a te dedico queste parole da poco

Che sottendono solo un vizio antico

Sperando però che tu non le prenda come un gioco,

Tu, ipocrita uditore, mio simile…

Mio amico..”

Comunque, Buon voto.

Alex Gisondi

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