Pubblicato: ven, 20 Mar , 2020

Sicurezza o lavoro? Ed il virus lucida la corona dei colossi mondiali.

     A Pavia i 3000 addetti  di Amazon scioperano perché sono troppi, difficile mantenere le distanze, ma  Jeff Bezos, vive il suo momento d’ oro e comunica che è disposto ad assorbire tutti quei lavoratori rimasti con i negozi chiusi, proponendo un incentivo economico di due dollari in più, negli stabilimenti USA, perché gli ordini on line si stanno decuplicando. Così la parabola del pesce grande che mangia il piccolo si confermerebbe.

  L’Italia chiude a causa del virus e, forse, tutta l’Europa: imprenditori, fabbriche, cantieri e commercianti chiusi e forse falliti se la serrata dovrà continuare, ma per i colossi come Amazon, il lavoro prevale. Ed i lavoratori, spesso a termine, se non ci stanno, per paura di non avere le distanze giuste preventive al contagio, non avranno scelta. Solo loro gli unici a poter fornire di tutto  milioni di persone, chiuse in casa, e sebbene,  in Italia i decreti del Presidente del consiglio, annuncino di limitare la distribuzione e la vendita alla filiera dei “beni essenziali e di prima necessità”, Amazon vende a testa bassa  di tutto. Inascoltato, ad oggi, anche il richiamo del segretario nazionale CGIL, Maurizio Landini, che  obietta le disparità di trattamento sulla sicurezza dei dipendenti.

Lavorare in sicurezza era stato un must  in Europa ed anche in Italia, davvero uno dei passaggi più importanti per la cultura democratica, contemperando diritti costituzionali e recependo istanze sindacali decennali, dopo le stragi sui cantieri e sul lavoro ben documentati con le troppe cronache sulle “ morti bianche”. Erano tempi quelli che, in confronto ad oggi, sembrano lontani anni luce, perché di fronte alle  epidemie, con questo nuovo livello di allarme, non c’ è sicurezza che tenga. Infatti,  non si erano ancora prese in considerazione, misure tanto drastiche, ma ragionevoli, scritte nero su bianco nei protocolli sulla sicurezza, concordati, in questi giorni con i sindacati.

Lo scenario cambia rapidamente e dall’emergenza si aprono discussioni interessanti anche di previsione per il futuro. Così, qualche giorno fa, in uno degli appuntamenti quotidiani delle ore 18,30 sulla piattaforma  webinar di gli Stati generali delle donne, presieduta  da Isa Maggi, l’avvocato penalista Rolando Dubini, esperto e collaboratore per la stesura della legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro ha posto una questione di grande interesse: quella di inserire, per sempre, nella legislazione sulla sicurezza sui posti di lavoro l’ obbligo delle protezioni dal Cv19, ovvero dal nuovo virus, della famiglia, già nota, dei corona virus.

 La questione fa riflettere e non poco, perché ci fa capire che questo virus resterà con noi per sempre. Lo avevamo intuito, ormai ci dovremo convivere, come con tutti gli altri, ma la cosa che colpisce è l’approccio. Dovremmo, quindi,  immaginare il rischio di altre pandemie e per giunta  ricorrenti?  Allora, non capisco più, o meglio, mi allarmo molto e ripercorro alcuni passaggi.  Ogni anno siamo abituati alla nostra epidemia influenzale virale quando i più fragili si vaccinano, gli altri sono liberi di non farlo, ma, inserire, come suggerisce l’avvocato Dubini, l’obbligo dei presidi  per il Cv 19, è un’ altra cosa. Perché se obbliga i datori di lavoro a dotarsi dei presidi contro il CV 19 per sempre e non una tantum (in questi mesi), dovrebbero, poi farlo per tutti gli altri virus? E, quale dovrebbe essere il corrispettivo dovere dei lavoratori, oltre all’utilizzo di guanti e mascherine? Non sono riuscita a porre queste domande, ma mi riprometto di farlo e di aggiornare la mia nota.  Nell’attesa , ipotizziamo alcune conseguenze: forse la necessità di riattivare o ampliare una maggiore produzione  nazionale di alcuni presidi sanitari emergenziali, di cui, in questa fase siamo totalmente dipendenti o quasi dalle pronte e generose campagne di marketing dei colossi asiatici, tra cui anche Xiaomi ed Oppo, prontamente raffigurati in questi giorni,  con i loro scatoloni di beneficienza diretti in Italia, sul social network più popolato del mondo, Weibo.

Può anche essere che, invec,e la conseguenza dell’obbligo legislativo  (non solo emergenziale) di dotare tutti dei presidi sanitari contro il Cv 19 auspicata dall’avvocato Dubini, non sia tanto quella di aprire o ampliare i nostri stabilimenti di produzione, dandogli una opportunità (o necessità) prospettica, ma di ospitare i loro o di ampliarli con altri capitali. Di certo, quindi, come sempre accade, quando si sviluppa una domanda forte, si stimola sempre un mercato che è utile occupare, con una competizione, laddove sia possibile. Ma la mia domanda più capziosa o sciocca, se credete, è: perché ci stiamo proiettando verso il business o l’esigenza di tutela (sicurezza) da pandemie ricorrenti? Perché non investiamo, invece,  in ricerca e sviluppo  o riconversione di una economia basata su di una agricoltura ed una zootecnia più sana? Perché non approcciamo la salute con la prevenzione, evitando ciò che ci nuoce (prevedendo i danni del 5 G, ad esempio, peraltro già studiati) e alleandoci con i nostri più forti alleati, i batteri, che ci abitano dall’origine dell uomo e che mutano con noi, in base all’ambiente in cui viviamo e, che, purtroppo ci vede attori principi delle nostre sciagure?

 Un’ ultima riflessione: è vero che, nel caso delle pandemie, la sicurezza sul lavoro va oltre l’attenzione al singolo ma ha un impatto immediato sulla prevenzione sociale (se non mi contagio e non mi ammalo, prevengo il contagio altrui) e magari permetterà di non dover più sospendere l’economia nazionale e recintare i cittadini, tuttavia, insisto, stiamo approcciando ancora una volta, con una policy basata sulla difesa dal virus e non sulla prevenzione a monte  o sul rafforzamento del sistema ambiente/individuo. Scopriremo, nel tempo, che cosa davvero abbia favorito tanto questo nuovo nemico e perché non abbia trovato intorno a sé, barriere biologiche adeguate.

Oggi, di certo, in questo orribile mese di marzo 2020, è d obbligo vivere al riparo dal contagio per mantenere il virus lontano dalle nostre città e dalle nostre  case, ma dobbiamo pensare anche al dopo perché il CV19, magari a sua insaputa, non faccia  luccicare sempre di più la sua malefica  corona!

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- Direttrice responsabile della testata giornalistica 100 Passi. Giornalista esperta in nuovi diritti, salute e sanità. Appassionata di cinema e di buone letture. Membro eletto del Collegio dei Probiviri della Federazione Nazionale della Stampa Italiana.

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