Pubblicato: ven, 1 Apr , 2016

Il progetto criminale del terrorismo punta all’imbarbarimento della convivenza e all’odio religioso.

Attentato in Pakistan.

Un attentato nella provincia del Punjab, rivendicato dai talebani, ha procurato alcuni giorni fa l’uccisione di 72 persone e fatto 300 feriti, in un parco pubblico che è uno dei più grandi di Lahore. Almeno 51 delle vittime e 157 feriti appartenevano alla comunità cristiana, minoranza nel paese pakistano, e sono stati colpiti mentre si trovavano riuniti a festeggiare la Pasqua. La maggior parte delle persone assassinate e ferite era costituita da donne e bambini. Il kamikaze autore di questa ennesima strage si è fatto esplodere vicino a delle altalene in mezzo alla folla. I sopravvissuti hanno raccontato di aver visto i corpi smembrati dalla deflagrazione riversi in pozze di sangue. Immagini d’orrore purtroppo ormai troppo frequenti, che suscitano la pietà.

pakistan1Soltanto la maggioranza di quei poveri morti è “cristiana”, ma ciò è bastato al consueto schierarsi categorico dei cosiddetti “cristiani” e dei cosiddetti “anticristiani”. I primi certi di essere le uniche vittime designate della nottata globale, che essa sia scesa unicamente per martirizzarli e quasi mostrano come un piacere inconscio nel sangue, comunque meglio se sparso lontano dall’uscio di casa, una sorta di risurrezione dalle loro colpe; gli altri, che sempre ricordano la quotidianità delle morti violente in quelle aree martoriate, tuttavia s’appenano meno per gli assassinii di cittadini di quei luoghi ma della religione della croce, quasi fosse un obbligo scontare le colpe commesse dai loro pastori e guide cieche.

Perseverare poi negli errori da parte di chi governa si dice che sia diabolico. Il primo manifestarsi del fondamentalismo islamico si ebbe forse in Algeria, dalla fine del 1991 fino in pratica ad oggi, dove il Fis colpì sistematicamente ogni obiettivo in odore di laicismo seppure nell’alveo della cultura musulmana, massacrando circa 200mila esseri umani innocenti. Non mi pare l’Occidente seppe indignarsi e capire, rimase perlopiù indifferente e assente. E tale carattere miope e arrogante prosegue pure adesso che invece ci si mostra iperattivi. E’ di queste ore la notizia che il premier libico imposto dall’Onu, Serraj, è potuto giungere a Tripoli soltanto via mare e il governo che presiede ha assunto i pieni poteri in una città assediata. Un potere che viene vissuto da molte parti come un insulto, perché dilaniato dalle tensioni politiche interne, perché non è stato riconosciuto dalla Camera dei rappresentanti di Tobruk, perché il leader islamista Khalifa Ghwell ha proclamato lo stato di emergenza.

Su tutto ciò pasce il terrorismo. E’ un messaggio che giunge dal buio dei tempi la contrapposizione religiosa, che intende girare indietro la clessidra dei secoli. E ciò che il terrorismo vuole dimostrare, è che basta grattare solo un po’, affinchè i solenni proclami di dominio del diritto vergati sulle carte dei “ricchi” diventino pagine stracciate e facilmente rimosse dal primo vento.

Troppi bipedi ignoranti e prepotenti s’arrogano alfieri “della nostra civiltà”, come la chiamano. Ma se non rileggeremo nelle scuole, nelle chiese, negli studi televisivi, nelle redazioni dei giornali, nelle aule parlamentari e nei salotti borghesi le carte che sono il frutto della parte migliore della nostra storia  e i principi che esse propugnano, saremo noi da soli a delegittimarci.

Ha sostenuto don Gallo, quel grande prete che ha compiuto il proprio sacerdozio sulle strade più umane della città, giacchè contengono la sofferenza dell’ingiustizia, ha detto che Gesù non è venuto per creare una nuova religione ma per superarle tutte. Ha creato, semmai, la religione dell’umanità, l’amore universale, il più laico dei sentimenti e delle culture, poiché si fonda e non può non fondarsi sull’accoglimento di ogni credo. E’ questo che ferocemente e barbaramente avversano i fondamentalisti: l’incontro e il convivio. Non cadiamo nel loro gioco perverso.


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