Pubblicato: mar, 22 Dic , 2015

Il premier Rajoy vince. Ma la Spagna chiede di cambiare.

Un risultato storico: in queste elezioni politiche finisce il bipartitismo che durava dal 1975.

Queste elezioni politiche hanno segnato una rottura nella storia della democrazia spagnola: nessun partito ha la maggioranza alle Cortes Generales, il Parlamento spagnolo, un evento inedito da quando la morte di Franco riportò il Paese alla libertà e avviò la transizione alla democrazia.

Per 30 anni Pp e Psoe si sono alternati al governo, forti di sicure maggioranze parlamentari. Ma da questo 20 dicembre 2015 la democrazia spagnola deve affrontare un nuovo passaggio: dal bipartitismo si dovrà transitare, perché il Paese possa avere una guida, al primo governo di coalizione.

ppe spagnaIl Partito popolare del premier Mariano Rajoy ha perso il 15% dei consensi e 65 seggi e ha raggiunto il 28,71%, è comunque il primo partito e si assicura 123 deputati; il Psoe, guidato da Pedro Sanchez arretra ancora, ha ottenuto il 22,01% dei voti e può contare su 90 parlamentari; Podemos, condotto dal suo leader Pablo Iglesias, si attesta al 20,65% e guadagna 69 seggi; infine i centristi di Ciudadanos, guidati da Albert Rivera, si fermano al 13,93% e prendono 40 deputati. La maggioranza richiesta per governare è di 176 parlamentari. Un aspetto molto importante che bisogna notare, è che in Spagna non c’è alcun partito di destra populista e xenofoba. Credo sia l’unico caso in Europa.

Non si è affermato, dunque, un partito in grado di formare un esecutivo e difficile sarà addivenire ad alleanze. Anche sommando i seggi del Pp con quelli di Ciudadanos non si arriva ai 176 necessari per la maggioranza: Rajoy potrebbe rinunciare all’incarico e mandare avanti la sua vice, Soraya Saenz de Santamaria, un volto nuovo, ma con quali speranze di farcela è il problema. Il blocco delle forze di sinistra, ricomprendendovi gli ex comunisti di Izquerda Unida e altri due gruppi di carattere regionale, ha sfiorato la maggioranza dei seggi e potrebbe, con una soluzione di tipo portoghese, avvicinarsi a 175 deputati. Podemos si è affermato come primo partito in Catalogna e Paesi Baschi, le regioni indipendentiste. A sinistra stanno le novità maggiori di questa tornata elettorale. Il partito socialista continua a perdere consensi, Podemos gli arriva ad un’incollatura e costituisce la vera alternativa nel complesso quadro politico spagnolo.

Alle notizie che giungevano dai seggi elettorali, da piazza Reina Sofia, ai margini del quartiere multietnico e popolare di Lavapies, dove si sono riuniti i sostenitori di Pablo Iglesias, si è innalzato un mormorio di soddisfazione che ha percorso il centro di Madrid, anche perché fino all’ultimo si è potuto sperare in un risultato clamoroso: il sorpasso a sinistra a spese dei socialisti.

Podemos è un partito che nasce nei quartieri popolari, segna uno straordinario rinnovamento dal basso, è avverso alle caste, ma è altra cosa rispetto, ad esempio, al populismo grillino, a cui semmai potrebbe avvicinarsi Ciudadanos, o all’antipolitica destrorsa. Podemos ha condotto una campagna elettorale sostenuta dall’impegno volontario dei cittadini e si è tenuto lontano dai finanziamenti che sovente veicolano la corruzione. E’ vicino a Syriza e auspica una nuova idea dell’Europa che non sia degli istituti ma dei cittadini e uno sviluppo diverso, sostenibile ed etico. La nuova Spagna immaginata da Podemos è basata sui principi morali di uguaglianza. Iglesias si rivolge alla gente e promette una transizione vera per “fare la Storia” e una riforma del sistema politico, che appare urgente: nel Paese, infatti , occorre rispondere senza chiusure alle spinte indipendentistiche, specie della Catalogna, e alle esigenze di una riforma elettorale, dato che il sistema, così com’è ora, favorisce i partiti maggiori.

Perciò, come Tsipras, Iglesias e la sua politica preoccupano la Merkel. La Spagna ha un tasso di disoccupazione che va oltre il 20%, ma i giovani sotto i 25 anni senza lavoro toccano ben il 40%; il grosso del suo debito pubblico è in mano ai tedeschi, che hanno fatto arrivare 40 miliardi, affinchè fossero salvate le banche ma non i titolari dei mutui, tanto che 150mila famiglie hanno perso la casa. Le pressioni su Rajoy, Rivera e pure i socialisti, perché si formi un governo, saranno pertanto molto forti e naturalmente anche per frenare l’ascesa di Podemos.

Un ruolo, in questa situazione, potrà ritagliarselo pure il nuovo re, Felipe VI, che nel 2014 è succeduto al padre Juan Carlos. La Costituzione spagnola non assegna molti poteri al re, l’autonomia dei partiti è piena ed egli non si può sostituire ad essi, ma può esercitare una persuasione perché trovino un accordo.

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