Pubblicato: gio, 25 Ago , 2022

Diritti Umani sentenza storica: risarcimento ai nativi

America e la crisi da oppioidi

Dagli Stati Uniti arriva una sentenza storica: la corte dell’Ohio ha stabilito che le tribù indigene locali devono essere risarcite per essere state distrutte dalla vendita massiccia di oppioidi (1/02/2022). In particolare la casa farmaceutica Johnson&Johnson e i tre maggiori distributori di oppioidi da prescrizione degli USA – McKesson, AmerisourceBergen e Cardinal Health – dovranno pagare ai 6,8 milioni di nativi d’America e dell’Alaska circa 590 milioni di dollari.

Cos’è il dolore? Nel 1996 l’American Pain Society introdusse il concetto del dolore come «quinto parametro vitale» [in aggiunta a stato di coscienza, frequenza respiratoria, frequenza cardiaca, pressione arteriosa e poi temperatura]. Un concetto utile per la diffusione di quei farmaci che promettevano un’esistenza senza sofferenza, che si sommava ai miraggi disegnati da slogan accattivanti per spingere le vendite. La panacea per tutti i mali era facilmente rintracciabile negli oppioidi, che all’improvviso finirono sui banchi di ogni farmacia d’America, grazie anche ad una campagna pubblicitaria alquanto aggressiva. Somministrati con la stessa leggerezza con cui si consiglia un’aspirina, prescritti ovunque e per qualunque cosa: mal di testa, mal di denti, per una frattura, una distorsione, per dolori articolari o cronici. Effetto amplificato nelle miniere, nelle industrie pesanti, o nelle piccole comunità, dove i lavori sono fisici ed usuranti, dove gli operai si infortunano e sono maggiormente stanchi. Dove povertà e disoccupazione causano dolore psichico e sconforto. Paesi di poche anime subissati da pillole nella morsa della tossicodipendenza con tutte le piaghe che questa comporta: lo spaccio, la criminalità, la prostituzione, l’impennata della disoccupazione e il degrado. Il West Virginia nel 2016 aveva il più alto tasso di overdose pro capite e mortalità negli Stati Uniti a causa di antidolorifici oppioidi prescritti; dipendenze che nel giro di un anno hanno fatto registrare + 76% di omicidi, + 28% aggressioni aggravate e + 24% stupri. Orrore per il caso di Kermit, cittadina di 400 abitanti (West Virginia), in cui sono piovute 9 milioni di pillole di hydrocodone nell’arco di due anni: 22.500 per ogni abitante. Non va meglio negli altri paesi, dove si registrano decine di centinaia di interventi di emergenza con il Narcan, il farmaco anti overdose. Complice anche una sanità a pagamento, in cui il sollievo dal dolore e un apparente miglioramento dell’umore così a portata di mano sembravano la soluzione perfetta. Il risultato è catastrofico. Distrutte milioni di vite.

E’, per esempio, la tristemente nota storia dell’OxyContin (ossicodone), l’antidolorifico che ha creato dipendenza in milioni di persone. Hydrocodone (Vicodin), Percocet, Percodan, Tylox provocano tutti una forte dipendenza. Poi sul mercato sono arrivate alternative ancora più pericolose, come il Fentanyl – cento volte più potente della morfina. Una volta che la ricetta scade si cercano altre prescrizioni o si passa al mercato nero, dove l’eroina costa molto meno (spesso anche un decimo) ed è più facile da trovare. Morfina, oppioidi ed eroina si ottengono, infatti, tutti dal frutto del papavero, da cui si estrae l’oppio. L’unica differenza è che l’eroina è illegale, mentre i farmaci sono stati approvati dalla Federal Drug Administration. Viaggi premio e tangenti avrebbero incentivato i medici nelle somministrazioni facili e ripetute per incrementare l’uso (abuso) dei ricavati farmaceutici. Le morti per overdose da farmaci negli Stati Uniti sono diventate frequentissime negli ultimi vent’anni: si stima che dal 1999 siano state oltre 500 mila. Purdue Pharma è stata chiamata a rispondere in migliaia di cause per la dipendenza indotta dai farmaci e anche per il meccanismo torbido che la vedeva incassare ingenti profitti con i trattamenti per curare le medesime dipendenze, come il naloxone o la buprenorfina, ma è solo una delle molte case farmaceutiche coinvolte nella cd “crisi degli oppioidi”.

Secondo gli esperti della Substance Abuse and Mental Health Services Administration 2 milioni di americani all’anno diventano dipendenti da questi farmaci e tre quarti dei tossicodipendenti ha iniziato così. Il costo per l’economia americana, secondo l’Agenzia federale per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc), è di 78,5 miliardi l’anno calcolando il peso sul sistema sanitario, la perdita di produttività, i costi sociali e quelli per il sistema giudiziario. L’abuso dei psicoattivi sintetici è aumentato ed è diventato una miniera d’oro per le organizzazioni mafiose che ne controllano il mercato, specialmente in alcune zone.

Tra le comunità più colpite è risultata quella dei nativi americani e di Alaska. I farmaci così distribuiti hanno esaurito la forza lavoro delle imprese tribali, diminuendo la produttività, aumentando i costi amministrativi e facendo perdere opportunità di crescita e sviluppo. Già colpiti da disoccupazione e da un alcolismo diffuso, i nativi hanno vissuto una strage, a un tasso più alto della media nazionale. Negli ultimi vent’anni i decessi per abuso di farmaci sono quadruplicati. Rispetto alla media nazionale, i nativi muoiono al doppio del ritmo; un bambino su dieci di età pari o superiore ai 12 anni ha utilizzato farmaci psicoattivi per scopi non medici.

Il recente maxi-procedimento giudiziario che ha visto oltre 3 mila querelanti (la maggior parte enti governativi), ha stabilito il risarcimento per i nativi. Il gigante farmaceutico J&J pagherà 150 milioni in due anni, le altre tre aziende 440 milioni. Accordo simile si era già replicato lo scorso settembre, quando le medesime imputate avevano dovuto versare 75 milioni di dollari al popolo Cherokee, che nel 2017 aveva avviato la prima class action contro le farmacie e le industrie farmaceutiche americane per il facile accesso non informato a sostanze psicotrope e per il conseguente boom di overdose.

La giurisprudenza americana consolida la decisione espressa dal giudice distrettuale della contea di Cleveland, Thad Balkman, nel primo processo contro un produttore di oppioidi (agosto 2019). In quell’occasione, il colosso Johnson&Johnson era già stato ritenuto responsabile di aver alimentato la crisi degli oppioidi in Oklahoma e per questo era stato condannato a pagare una multa di 572 milioni di dollari. Tuttavia, la somma stabilita era di molto inferiore rispetto a quella richiesta dal procuratore generale dello stato Mike Hunter, che aveva intentato causa per 17 miliardi di dollari, cifra stimata per sostenere i programmi di trattamento e prevenzione della dipendenza. Uno sconto amaro per i ricorrenti, beffati anche dall’impennata +4% delle azioni del colosso, che si aspettava una sanzione più consistente. Nonostante tutto, il caso dell’Oklahoma è stato il primo ad essere processato; Purdue Pharma e Teva Pharmaceutical, entrambe produttrici di psicoattivi sintetici, in precedenza avevano patteggiato. La sentenza, al di là dell’ammenda, è importante perché è stata la prima e ha aperto la strada alle altre che verranno nei procedimenti già avviati che coinvolgono produttori e distributori americani di farmaci a base di oppioidi.

La decisione di questo febbraio si pone dunque in scia della precedente. Secondo la corte dell’Ohio i ricavati farmaceutici sarebbero stati proposti come prodotti che non creano dipendenza. McKesson, AmerisourceBergen e Cardinal Healt avrebbero distribuito oltre l’80% dei farmaci oppioidi. Le multinazionali avrebbero dovuto far rispettare le procedure, segnalare le richieste eccessive da parte delle farmacie bloccandone la vendita, ma il profitto era troppo elevato per fermarne il business. J&J ha, però, emesso un comunicato dove dichiara che la scelta di pagare non costituisce nessuna ammissione di responsabilità o di eventuali illeciti commessi. Le 4 compagnie stanno portando avanti, in parallelo, altri accordi con vari governi locali in tutti gli Stati Uniti.

Oltre duemila le cause avviate da 45 stati e migliaia di municipalità contro quello che negli Stati Uniti viene ormai definito un morbo. Un’epidemia, sostengono i procuratori, causata dalle pratiche di marketing aggressivo attuate dalle società farmaceutiche che negli ultimi anni hanno spinto i medici a prescrivere, anche quando non ce ne era bisogno. Nel 2010, negli Stati Uniti sono state riempite milioni di prescrizioni per gli oppioidi, la cui quantità è stata in grado di trattare ogni adulto nel paese 24 ore al giorno per un mese. Nel 2012 si sono contati 793 milioni di dosi prescritte in Ohio, una quantità 60 volte più grande dell’intera popolazione dello stato. Tra l’aprile del 2020 e del 2021 il National Center for Health Statistics ha rilevato oltre 100 mila decessi per overdose.

Le Big Pharma sembrano dunque chiamate a saldare i conti, che secondo gli analisti si stimano in 100 – 150 miliardi di dollari di risarcimenti e sanzioni (ilSole24Ore). Tra le 22 aziende chiamate alla sbarra vi sono McKesson Corporation, Cardinal Health, AmerisourceBergen, Purdue Pharma, Janssen Pharmaceuticals (una consociata di Johnson & Johnson), Endo International, Teva Pharmaceutical, Allergan (ex Actavis), Watson Pharmaceuticals, Covidien, CVS, Walgreens e Rite Aid. Le società avrebbero esagerato i benefici dei farmaci, non sarebbero riuscite a mettere in guardia i medici sulla natura estremamente avvincente dei narcotici e sulla necessità di limitarne rigorosamente le dosi; non sarebbero riuscite a bloccarne la vendita sregolata pur sapendo che venivano prescritti eccessivamente. Secondo i pm le compagnie farmaceutiche avrebbero fatto pressioni su politici e medici nel tentativo di aumentare su larga scala l’uso di oppioidi e avrebbero permesso volontariamente alle droghe di entrare nel mercato nero, merce di mafie e traffici internazionali.

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