Pubblicato: mar, 29 Ott , 2013

Canile di Palermo: dove sono le Istituzioni?

Sit-in di protesta dei volontari delle associazioni animaliste, per chiedere quelle risposte che si attendono ormai da troppo tempo

Immagine 041«Siamo qui, oggi, per manifestare la nostra indignazione e la nostra rabbia nei confronti dell’Amministrazione comunale, che continua a mostrarsi indifferente riguardo la situazione del canile municipale e il problema del randagismo in generale», gridano i volontari delle associazioni animaliste sotto la finestra degli uffici del dirigente del canile municipale, Antonino Rizzotto, a Villa Trabia di Palermo.

Il 24 settembre è stata emessa un’ordinanza di chiusura del canile di via Tiro a segno, in seguito al caso di leptospirosi riscontrato in un cane incidentato e soccorso dai volontari della struttura. L’animale era poi deceduto e, dopo le analisi dei veterinari, il dirigente Rizzotto aveva disposto la quarantena, vietando adozioni e nuove entrate, per consentire così di esaminare tutti gli animali presenti all’interno del canile. Appena cinque giorni dopo, un altro caso di leptospirosi è stato riscontrato in un cane ospitato nel plesso distaccato, sito nei locali dell’ex mattatoio. A tutela della salute pubblica, l’assessore alla Vivibilità, Giuseppe Barbera, aveva dato disposizione di una derattizzazione e disinfezione straordinaria su tutte le superfici del canile.

Bloccare però qualsiasi tipo di ingresso, adozioni comprese, così come le uscite, significa che tutti gli animali che vivono per strada (il territorio di Palermo ha almeno 8-9mila randagi), nel momento in cui dovessero avere bisogno, non hanno un luogo dove poter essere ospitati. E situazioni del genere, purtroppo, accadono regolarmente. «Noi abbiamo almeno 5-6 segnalazioni al giorno di cani incidentati o avvelenati o comunque malati. Ci sono anche i cani anziani che hanno un bisogno incessante di cure», afferma Salvatore Libero Barone, uno dei volontari della LIDA Palermo. «Tutto questo, naturalmente, comporta un disagio enorme per gli stessi cittadini che in tal modo sono costretti a scegliere tra “mettere le mani al portafoglio” (visto che non possono portare l’animale in canile e devono quindi provvedere a curarlo a spese proprie presso cliniche private) o, in alternativa, rinunciare a soccorrerli».Immagine 035

«Molto spesso cercano un appoggio nei volontari e nelle associazioni animaliste, ma noi non siamo un ente pubblico, né siamo pagati da nessuno», afferma ancora Salvatore, che ricorda come i problemi, in verità, sono ben altri. «Quando soccorriamo i cani, lo segnaliamo sempre alla polizia municipale, ma per tutta risposta i vigili declinano ogni responsabilità. Ci sentiamo sempre dire che loro non possono fare nulla e che, data la chiusura del canile, non c’è al momento alcuna alternativa, se non quella di recarsi presso una clinica privata. Ovviamente, non avendo questi centri nessuna convenzione con il Comune, comportano dei costi che il cittadino non è detto che possa permettersi. È pur vero che noi, come associazione, abbiamo delle agevolazioni, ma si parla sempre di cifre enormi che non possiamo sempre sostenere. Dal Comune affermano che nemmeno loro possono far fronte a tutte le emergenze, ma a nostro avviso non vogliono nemmeno prenderle in considerazione». Sicuramente c’è una forte e consapevole negligenza da parte dell’Amministrazione attuale, così come di quelle precedenti, che non hanno né saputo né voluto prendere davvero a cuore la situazione del canile di Palermo. «La domanda che io mi pongo sempre è: nel momento in cui il dirigente ha firmato, legittimamente, il provvedimento di chiusura del canile, si è mai chiesto che fine faranno tutti gli altri cani? Oggi siamo qui anche per questo, in questo luogo dove, per assurdo, si legge “Ufficio dei diritti degli animali”. Sarebbe più giusto parlare di diritti violati e calpestati».

E dire che proprio il sindaco Leoluca Orlando, in piena campagna elettorale, aveva promesso che «il Comune si muoverà prestando attenzione e rispetto per gli animali» e che «è impossibile non occuparsi del problema» e per questo «si adopererà per trovare nuovi spazi». È passato più di un anno da quando Orlando è tornato ad essere il primo cittadino del capoluogo siciliano, ma ad oggi un incontro tra lui e i rappresentanti delle associazioni animaliste non è mai avvenuto. «Sostanzialmente si delega tutto agli assessori, che a loro volta delegano qualcun altro e così via, in un continuo tra spallucce e scaricabarile».

Ulteriore problema è dato dalla mancanza di un servizio di reperibilità notturno. Nessuno, se non dietro le costanti pressioni di cittadini e associazioni animaliste ha mai preso in mano la questione. La situazione si è ulteriormente aggravata da quando il canile è stato chiuso a causa della quarantena. «Che importa se un animale muore solo dopo interminabili ore di agonia?! In fondo, ci sono i volontari che pagano di tasca propria per soccorrere e ricoverare i cani e i gatti che, altrimenti, rimarrebbero per strada!», è l’urlo indignato dei tanti cittadini presenti oggi al sit-in di protesta. «Possibile che la situazione non susciti alcuna reazione? Tutto sembra essere “normale” e invece per noi è ormai diventato insostenibile. Non è mai esistita nessuna soluzione alternativa alla chiusura in momenti come questo. Vuoto sanitario, quarantena, furgone guasto, etc…a chi importa se i poveri animali muoiono per strada? Noi volontari siamo da tempo l’unica alternativa alle Istituzioni assenti, eppure siamo tenuti fuori da qualunque decisione che riguarda il destino dei nostri animali e le notizie che ci arrivano sono comunque sempre poco chiare e frammentarie», tuona Alessandra Musso, presidente della LIDA Palermo.

«Bisogna capire – concludono – a chi sono attribuibili le responsabilità di una situazione davvero drammatica, come quella che il canile municipale di Palermo vive ormai da troppo tempo». Una situazione che, unita al problema del randagismo, ha portato alla drastica (e certamente non ponderata) decisione di deportare fuori regione tantissimi tra i cani ricoverati all’interno della struttura. «Ci è lecito pensare che tutta questa vicenda nasconda in realtà un secondo fine. D’altronde, come si suole dire: “se non c’è reato, non ci sono forze dell’ordine e se non ci sono forze dell’ordine, vengono a mancare occupazione e stipendi”. Si potrebbe anche ipotizzare, allora, che la lotta al randagismo venga meno perché magari, chissà, il randagio porta denaro. Le nostre sono soltanto ipotesi, che siamo però anche stanchi di fare. Abbiamo bisogno di risposte e per questo abbiamo deciso di cambiare il nostro modus operandi, così tutto quello che accadrà andrà in Procura e voi, Amministrazione e Istituzioni, sarà davanti alla Procura che dovrete giustificare le vostre mancanze».

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