Il livello di violenza di stampo mafioso a Palermo, tra incendi dolosi, sventagliate intimidatorie e colpi di kalashnikov di gente incappucciata, si sta alzando pericolosamente. Giovedì 27 Maggio lo Stato ha sporto la testa riunendo a Sferracavallo la Commissione Antimafia per cercare di dare risposte concrete alla paura che sta tornando a soffocare il capoluogo siciliano
Cresce a Palermo la strategia dell’intimidazione mafiosa, tra colpi di kalashnikov contro vetrine e saracinesce, taniche di benzina in vista, depositi incendiati. La Palermo di oggi sembra essere tornata la Palermo degli anni Ottanta, quando la violenza spavalda agiva alla luce del sole. Ma ieri, giovedì 27 Maggio, a Sferracavallo lo Stato c’era: all’Istituto comprensivo “Sferracavallo-Onorato” si riuniva la Commissione regionale Antimafia per fornire risposte e soluzioni all’escalation di violenza soprattutto giovanile che sta dilagando nel capoluogo siciliano.
Alla presenza del Presidente della Commissione Antonello Cracolici, del Presidente del Tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini, del Prefetto della città Massimo Mariani, e di altri politici come l’on. Roberta Schillaci (M5S) e associazioni come Addiopizzo, la seduta si è riunita con l’obiettivo di dare un messaggio concreto alla cittadinanza, dopo gli ultimi gravi episodi scoppiati negli ultimi mesi. La scuola di via Tacito si è convertita ieri in un presidio di legalità resosi necessario dopo che, solo 24 ore prima, il deposito di Sicily by Car di Villagrazia di Carini andava in fiamme per la seconda volta dopo un nuovo incendio doloso di tipo intimidatorio. Poco dopo la mezzanotte, in uno spazio espositivo inaugurato il 7 Maggio scorso, colonne di fumo e fiamme avvolgevano le venti auto parcheggiate all’esterno della ditta di Tommaso Dragotto, e appena due mesi prima, in una sede di Palermo della stessa azienda, alcuni individui sparavano colpi d’arma da fuoco contro l’attività.

Ma la scelta di organizzare proprio a Sferracavallo un tavolo istituzionale con i massimi rappresentanti delle Istituzioni provinciali si riannoda ad una pregressa sequenza di raid armati di cui l’ultimo appena un mese fa, quando 30 colpi di kalashnikov – arma stragista per eccellenza – venivano sparati contro un’autorimessa. Colpi esplosi da un uomo poi fuggito su una Fiat 500 nera assieme al complice. E ancora: una Fiat Panda incendiata nell’autolavaggio di un benzinaio di via Lanza di Scalea, così come la seconda sventagliata di colpi di kalashnikov contro le vetrine del ristorante Il Brigantino avvenuta a fine Aprile. E la sparatoria avvenuta in pieno centro, tra via Quintino Sella e via Isidoro La Lumia, culminata con un proiettile sul cranio di una ragazza estranea ai fatti. “C’è il rischio di un sopravvento di un’ala delinquenziale di stampo prettamente mafioso” commentava subito dopo la sparatoria contro Il Brigantino, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, che proprio ieri in seduta di Commissione Antimafia sedeva in prima fila tra il Presidente della Regione Renato Schifani e Tommaso Dragotto. “Ci troviamo di fronte a due fenomeni che si incrociano – l’intervento di Lagalla -, da un lato disagio e violenza giovanile che si sono scatenate non solo a Palermo ma in tutto il territorio nazionale. Dall’altro, il problema di quella mafia storica o di ritorno, dopo la liberazione di molti boss dal carcere“.
L’auspicio di Lagalla è stato dunque quello di “una politica coerente e unita rispetto ad una sfida allo Stato e al territorio. (…) Ci siamo noi sindaci, noi amministratori locali, visti come riferimenti naturali ai quali rivolgersi per il mantenimento della sicurezza“. Della stessa natura anche le parole del Presidente di Regione Schifani che, nell’occasione, ha annunciato misure concrete per sostenere gli imprenditori colpiti. Ovvero il finanziamento di una norma che dovrà rimborsare imprenditori e commercianti dai danni subìti dagli attentati degli ultimi giorni. Norma per un fondo antiracket che destinerà soldi una tantum dopo danni “al patrimonio immobiliare e ai mezzi di trasporto a causa di attentati mafiosi, così come previsto dalla legge regionale 20 del 1999“. Quindi, ricordando dell’esistenza di un fondo da 200 mila euro gestito dall’Irfis e destinato a “imprese vittime di usura o estorsione“, il commento finale: “La mafia va combattuta senza mai abbassare la guardia, perché è in continua trasformazione“.
“Siamo in presenza di una strategia mafiosa: cani sciolti al guinzaglio di qualcuno, per fare qualcosa che serve” è intervenuto il Presidente della Commissione Cracolici decifrando gli episodi di criminalità avvenuti come ideologicamente coerenti, e volti ad “attrarre sacche di degrado civile esistenti nella nostra comunità“. La paura, ovvero il rischio a lungo termine, è che tale azioni non siano finalizzate a sé stesse ma costituiscano un quadro di generale consenso. La mafia non è solo quella di ieri: è anche quella di oggi.
Accanto alla presenza di sindaci dei Comuni palermitani come quelli di Capaci, Carini, Isola delle Femmine e Torretta, le parole di Dragotto hanno scosso profondamente il cuore del dibattito, criticando le ultime misure annunciate dal ministro degli Interni Matteo Piantedosi per la garanzia della sicurezza a Palermo. “Le 60 telecamere annunciate per Palermo? Inutili. Serve passare dalle parole ai fatti. Chiediamo un maggiore controllo del territorio a Carini, a Partinico, a Sferracavallo. I presidi fissi chiesti dall’onorevole Carolina Varchi? Siamo a corto di personale anche per quelli non fissi” la stilettata di Dragotto.
