Pubblicato: lun, 27 Gen , 2014

Una nuova tempesta finanziaria in arrivo

La crisi dei BRICS e la fine degli stimoli americani potrebbero causare una nuova crisi finanziaria ma l’Europa potrebbe avvantaggiarsene

 

foto-crollo-borseUna tempesta perfetta sembra addensarsi sui mercati mondiali. Dopo il primo crollo di venerdì anche oggi le borse sono in sofferenza dopo mesi di crescita.

Sono tre gli elementi, sintetizzando e semplificando, che hanno fermato la corsa degli ultimi tempi: l’inizio del tapering della Fed, le difficoltà dei BRICS e la crisi bancaria in Cina.

Il tapering, ovvero la sospensione graduale dell’immissione di denaro della Federal Reserve americana per tenere bassi di tassi d’interesse, ha causato l’interruzione degli ingenti flussi di denaro investito nei paesi emergenti (e stessa cosa sta per essere fatta dalla Bank of Japan che ha anche lei immesso grande liquidità nei mercati). Dei circa 80 miliardi di dollari mensili stampati gran parte venivano investiti, da speculatori e fondi, dove il margine di guadagno era più elevato, cioè nelle grandi economie in crescita come Cina, India, Brasile, Russia o Turchia. La frenata nel flusso di capitali ha causato un rallentamento degli investimenti, e quindi della crescita, in questi paesi. Si uniscano le crescenti tensioni sociali e la flessione nei prezzi della materie prime ed ecco che sia ha il mix perfetto per mettere in crisi (facendo fuggire i capitali) le economie che sembravano destinate a dominare l’economia del XXI secolo.

L’ultimo elemento, al momento meno rilevante ma che potrebbe esplodere a breve, è la crisi bancaria in Cina. Il fondo cinese “Credit Equals Gold 1 Trust” ha annunciato che non potrà rispettare una scadenza di pagamento di 3 miliardi di yuan, ovvero circa 500 milioni di dollari. Un default che potrebbe scatenare una vera corsa agli sportelli in Cina ed un crollo nella fiducia nel sistema bancario che ha, insieme agli investimenti esteri già in fuga, pompato l’incredibile crescita cinese negli ultimi anni.

Già c’è la prima vittima, l’Argentina. Dopo anni di politiche scellerate da parte di Cristina Kirchner che ne hanno indebolito l’economia, l’attuale tempesta finanziaria ha dato il colpo di grazia al paese sudamericano. In un solo giorno il pesos è arrivato ai minimi dalla crisi del 2001 con un’iperinflazione che ha visto il prezzo di alcuni beni di consumo aumentare del 20% in un solo giorno. Un nuovo fallimento argentino, ben diverso da quello di 13 anni fa, rischierebbe di innestare un effetto domino nell’economia mondiale. Certo un brutto colpo anche per chi, economista più o meno improvvisato, individuava nell’Argentina della Kirchner un modello contro le politiche di Bruxelles.

In realtà la fuga di capitali dai BRICS, e il ritorno contestuale nei mercati tradizionalmente sviluppati, potrebbe essere un’occasione per l’Europa per uscire definitivamente dalla crisi. Se l’Italia saprà farsi trovare pronta e sarà attrattiva per questa messe di miliardi in viaggio, avrà l’occasione di avere la spinta necessaria per mettersi alle spalle il declino. Tanto per citare un esempio, la Germania, complice i buoni dati macroeconomici, ha visto già oggi il tasso d’interesse sul Bund calare grazie ai capitali fuggiti dai paesi in via di sviluppo.

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