Pubblicato: mer, 23 Nov , 2022

Sciolti per mafia i comuni di Anzio e Cosoleto, commissariato Nettuno

Lazio e Calabria: ingerenze delle consorterie mafiose avviluppate alla politica

“Accertate forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata”: il consiglio dei ministri ha deliberato lo scioglimento dei consigli comunali di Cosoleto (RC) e Anzio (RM), con l’affidamento della gestione degli enti a commissioni straordinarie per un periodo di diciotto mesi. Commissariato anche il Comune di Nettuno (RM), il cui Consiglio comunale è stato già sciolto il 30 giugno 2022.

Nel maggio 2022, nelle more dell’inchiesta “Propaggine” contro la cosca Alvaro-Penna di Sinopoli, la Dia, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, ha concretizzato l’arresto di 34 persone, tra cui il sindaco accusato di scambio elettorale politico-mafioso. Dalle risultanze investigative è emerso un forte interesse dei sodali per le elezioni del Comune di Cosoleto del 2018, elezioni che “sono state pesantemente condizionate dalla ndrangheta in accordo con il sindaco uscente, poi nuovamente candidato ed eletto”. Emergono il controllo mafioso del voto e le parentele di diversi amministratori locali. Negli uffici comunali ci sarebbe stato anche un nipote di Antonio Alvaro detto ‘u massaru’; oltre a svariate frequentazioni ed amicizie con i clan. Una democrazia fortemente inquinata, in cui anche i rivali politici sarebbero stati vicini alle consorterie. Sembra, infatti, che uno degli altri candidati a sindaco fosse il nipote di Antonio Carzo, ritenuto esponente di spicco della cosca di Cosoleto. Lo zio boss, però, aveva deciso di non sostenerlo, in quanto ci sarebbe stato un “accordo stretto con il poi eletto sindaco, dietro la promessa del reperimento di posti di lavoro in favore di soggetti molto vicini ai Carzo”. Per i pm, pochi mesi dopo le elezioni, alcune di queste agevolazioni si rintraccerebbero nell’idoneità al bando regionale di servizio civile-garanzia giovani denominato “Green Vision”.

Per quanto concerne il litorale romano, è stata l’inchiesta Tritone della DDA di Roma del febbraio scorso a svelare i pesanti condizionamenti della ‘ndrangheta sulla vita di Anzio e Nettuno. 65 gli arresti, le mani delle cosche, in particolare Modaffari, Perronace e Gallace, su tutto: rifiuti, scuole, spiagge, manutenzione di strade e fogne. Le infiltrazioni della criminalità nelle due amministrazioni locali certificate dalle carte, “con l’aggiudicazione degli appalti comunali sfruttando i rapporti con i compiacenti esponenti degli organi comunali”. Una dozzina, secondo gli inquirenti, gli assessori avvicinati dei due centri litorali. Le indagini, coordinate dalla Dda capitolina, avevano portato alla luce un sistema di controllo della cosca dei Gallace che aveva stretto legami con diversi esponenti politici locali, molti dei quali riconducibili alla lista a sostegno dell’allora sindaco di Anzio. L’inchiesta ha anche permesso di ricostruire le pressioni esercitate dai clan sulle elezioni amministrative e dalle intercettazioni è emerso come il sistema degli appalti truccati sia collegato ad altre attività criminali sul territorio. Un vero e proprio sistema di agevolazioni e infiltrazioni già dalle elezioni del 2018. Spiagge, concessioni, favori in cambio di voti, mazzette e appalti truccati, oltre a fiumi di cocaina importata dal sud America e smerciata su tutto il litorale laziale e non solo. Anche per Nettuno, sciolto per mafia nel 2005 e pure lo scorso 30 giugno 2022 in quanto non aveva approvato il rendiconto di gestione riferito all’esercizio finanziario del 2021, in considerazione dei gravi condizionamenti da parte della criminalità organizzata è stato deliberato l’affidamento a una commissione straordinaria, per diciotto mesi.

L’ultimo Rapporto Mafie nel Lazio evidenzia che sul litorale romano, a sud di Ostia, c’è una convivenza di più organizzazioni di tipo mafioso. Le ingerenze si rintracciano in paesi come Ardea, Pomezia, Anzio, Nettuno dove i clan si alleano per singoli business, oppure si federano tra famiglie, come quelle dei Fragalà, dei Casalesi, degli Esposito, dei Gallace e dei Bellocco. Questa convivenza relativamente pacifica, ha portato a costituire uno “straordinario laboratorio criminale” nella zona, dove le consorterie criminali hanno replicato il loro consueto modus operandi, nella cura delle relazioni con i funzionari della pubblica amministrazione. Dominano camorra e, soprattutto, ‘ndrangheta anche per spaccio, riciclaggio, controllo del settore ittico e dello smaltimento dei rifiuti.

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