Pubblicato: ven, 14 Lug , 2023

Perquisizione a Dell’Utri, inchiesta sui mandanti delle stragi e i milioni ricevuti da B.

La procura di Firenze indaga sulle stragi, ma anche per trasferimento fraudolento di valori

A Firenze dell’Utri è indagato per stragi, ma in questi giorni nuove perquisizioni sono avvenute anche per trasferimento fraudolento di valori e per non aver comunicato, come invece era tenuto in quanto condannato in via definitiva, le variazioni del proprio patrimonio.

Gli uomini delle Direzioni investigative antimafia di Firenze e Milano hanno raggiunto la casa di Marcello Dell’Utri, fondatore di Forza Italia ed ex braccio destro di Silvio Berlusconi, per eseguire una perquisizione su mandato dei pm del capoluogo toscano, che lo indagano come presunto mandante delle stragi di Cosa nostra del 1993 (in concorso con Berlusconi, deceduto lo scorso 12 giugno). Come documentato da Repubblica in un articolo a firma del grande Lirio Abbate, gli agenti hanno ispezionato anche gli uffici di Dell’Utri in via Senato a Milano, individuando e sequestrando elementi utili all’indagine. In occasione della perquisizione, all’ex senatore è stato notificato un avviso di garanzia, sarà interrogato dai pm il 18 luglio prossimo.

Dalle risultanze investigative emerge che nell’ipotesi accusatoria le bombe di Firenze, Roma e Milano servirono “per indebolire il governo Ciampi” che in quel momento guidava il Paese, diffondendo “il panico e la paura tra i cittadini, in modo da favorire l’affermazione del progetto politico di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri”.

La Procura di Firenze illumina una parte dei rapporti economici tra Berlusconi e l’amico siciliano, a cui ha lasciato in eredità ulteriori 30 milioni, questi ultimi non oggetto di indagine. Al centro dell’inchiesta fiorentina ci sono invece altri versamenti. Dell’Utri è stato iscritto per trasferimento fraudolento di valori perché, in concorso con la moglie, attribuiva fittiziamente 500mila euro sul conto della signora con causale “prestito infruttifero” disposto da Berlusconi. Così, secondo i pm, Dell’Utri avrebbe eluso le disposizioni di legge in materia di prevenzione che avrebbe dovuto rispettare dopo la condanna definitiva del 2014 per concorso esterno, tra cui anche l’obbligo di comunicazione alla polizia tributaria di variazioni di patrimonio (articolo 31, L. 646/1982). Elargizioni di cui si è avuto contezza solo in parte. Dalle risultanze investigative è emerso che tra maggio 2021 e gennaio 2022 l’ex senatore ha ricevuto sul proprio conto altri cinque bonifici con causale “donazione di modico valore” da 90mila euro ognuno, per un totale di ulteriori 450mila euro. Dopo gennaio 2022, invece, gli sono stati bonificati sempre da Berlusconi 30mila euro mensili. I magistrati sospettano che questi flussi di denaro potrebbero costituire una contropartita per le condanne subite da Dell’Utri e per il proprio silenzio nei processi penali che lo hanno visto e lo vedono coinvolto.

Che B. pagasse da decenni Dell’Utri è ormai assodato, si tratta di un flusso di centinaia di milioni, una parte dei quali verosimilmente è finito anche nelle casse di cosa nostra e ndrangheta.

Dell’Utri e Berlusconi risultano indagati in relazione a un presunto ruolo di mandanti esterni delle stragi del 1993 e del 1994. Accuse importanti, sempre smentite dagli indagati e già più volte archiviate in passato. Dall’ultimo decreto di perquisizione, emerge che Dell’Utri è accusato di aver istigato e sollecitato il boss Giuseppe Graviano “a organizzare e attuare la campagna stragista e, comunque, a proseguirla, al fine di contribuire a creare le condizioni per l’affermazione di Forza Italia, fondata da Berlusconi, al quale ha fattivamente contribuito Dell’Utri, nel quadro di un accordo consistito nello scambio tra l’effettuazione, prima, da parte di Cosa Nostra, di stragi e poi, a seguito del favorevole risultato elettorale ottenuto da Berlusconi, a fronte della promessa da parte di Dell’Utri, tramite di Berlusconi, di indirizzare la politica legislativa del governo verso provvedimenti favorevoli a Cosa Nostra in tema di trattamento carcerario, collaboratori di giustizia e sequestro di patrimoni, ricevendo altresì da Cosa Nostra l’appoggio elettorale” nel 1994. L’accordo stragista, per i magistrati, aveva uno scopo politico. Anche l’attentato fallito all’Olimpico del 23 gennaio 1994 doveva essere “funzionale a dare il colpo decisivo alla compagine governativa, in quel momento al potere (governo Ciampi), eliminando decine di carabinieri”, avvantaggiando così Dell’Utri e B. Ci sarebbe stato dunque un accordo tra i mafiosi e l’ex senatore, “Dell’Utri è portatore di un profilo particolarmente adatto per alimentare intese stragiste, ricordando che ha svolto un ruolo di trait d’union tra il Cavaliere e la criminalità mafiosa dal 1974 al 1992, che è risultato far ricorso alle sue conoscenze mafiose per alimentare la nascita di forza italia”. Bagarella e Brusca si sarebbero serviti di Mangano per comunicare con Dell’Utri; ma vi sarebbero anche i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano che erano in contatto diretto con Dell’Utri e B.

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