Pubblicato: sab, 7 Dic , 2013

Pearl Harbor, il giorno che cambiò la guerra

72 anni fa l’attacco giapponese a Pearl Harbor. L’intervento in guerra degli USA portò alla vittoria degli Alleati contro l’Asse

 

La USS Arizona in fiamme dopo l'attacco

La USS Arizona in fiamme dopo l’attacco

Era una calma domenica mattina quel 7 dicembre 1941, quando gli aerei giapponesi piombarono sulle navi americane all’ancora nella base di Pearl Harbor alle Hawaii.

L’attacco nipponico, ideato e coordinato dall’ammiraglio Yamamoto, aveva l’obiettivo di colpire di sorpresa e distruggere la flotta americana, in modo tale da assicurarsi la superiorità navale per completare la conquista delle isole del Pacifico. Inoltre gli alti ufficiali dell’Impero del Sol Levante erano ben consci del fatto che, in caso di guerra prolungata, gli americani, forti del loro sistema economico ed industriale, avrebbero avuto la meglio, quindi era necessario indurli alla resa in poco tempo.

I circa 400 aerei partiti dalle portaerei giapponesi 500 km al largo delle Hawaii iniziarono a colpire Pearl Harbor alle 7.55 locali. L’attacco, diviso in due ondate successive, la prima alle 7.55 e la seconda un’ora dopo, affondò 8 navi, comprese cinque corazzate, e ne danneggiò altrettante. Nel raid persero la vita anche circa 3000 americani e furono distrutti 200 caccia USA, mentre per i giapponesi le perdite si limitarono a 5 sommergibili e 29 aerei per un totale di 60 uomini morti.

L’azione giapponese, a proposito della quale il presidente Roosevelt parlò di “Day of infamy” (giorno dell’infamia), scosse profondamente l’opinione pubblica americana fino a quel punto contraria ad un ingresso in guerra degli Stati Uniti. Il giorno seguente gli USA dichiararono guerra al Giappone entrando così nel secondo conflitto mondiale; forse non tutti sanno che l’America all’inizio scese in campo solamente contro i nipponici, fu solo a seguito della dichiarazione di guerra da parte di Italia e Germania, l’11 dicembre, che furono spinti ad intervenire anche nello scenario europeo.

L’attacco, come quasi ogni avvenimento della storia americana, ha fatto nascere diverse teorie del complotto. Secondo alcuni l’amministrazione Roosevelt sapeva delle intenzioni giapponesi e non fece nulla, in modo da avere una scusa per poter intervenire in guerra. A sostegno di questa ipotesi si porta il fatto che, inspiegabilmente per i complottisti, quel giorno tutte le portaerei erano al largo, si spiega così l’incredibile impreparazione della base e si cita un fantomatico cablogramma giapponese sull’attacco intercettato dai servizi segreti qualche giorno prima.

Quel che è certo, macchinazione o no, è che l’azione giapponese spinse in guerra l’America facendo cambiare l’andamento del conflitto mondiale, le sorti del quale sembravano allora propendere per le forze dell’Asse. È molto probabile che gli USA sarebbero entrati in guerra in ogni caso, magari sfruttando un “incidente minore” come nel 1917, ma, come si suol dire, la storia non si fa né con i se né con i ma.

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