Pubblicato: sab, 23 Dic , 2017

Organizzazione a delinquere per riciclare rifiuti pericolosi

Ancora una volta la Toscana al centro di una vicenda di smaltimento delinquenziale di rifiuti; e il silenzio delle coscienze.

 

La notizia è solo di qualche giorno fa, ma la cosiddetta società civile l’ha già assorbita, forse mai ne è rimasta impressionata; d’altronde ci si trova nei giorni della consumazione del Natale, il cotechino ha di già chiamato.

I signori protagonisti della vicenda stanno tra noi: la DDA di Firenze che li ha scoperti non fa riferimenti a clan di mafia. Quei signori sono parte integrante della cosiddetta società civile.

Gli inquirenti indagano per associazione a delinquere 7 imprese in tutta Italia e 13 persone: avrebbero creato un’organizzazione specializzata nel traffico, la cessione, il trasporto e il ricevimento di ingenti quantitativi di rifiuti speciali pericolosi, tra cui rottami ferrosi e scarti legati al comparto delle acciaierie, in alcuni casi con la complicità degli addetti agli impianti. I rifiuti speciali pericolosi, provenienti anche dall’estero, venivano miscelati e poi declassificati a non pericolosi per evitare i costosi trattamenti a cui avrebbero dovuto essere sottoposti, a materie seconde o a semplice merce. Venivano quindi trasportati su tir non idonei, condotti da autotrasportatori sprovvisti dell’abilitazione alla movimentazione di rifiuti pericolosi. Alcune delle imprese indagate avrebbero dichiarato operazioni di recupero mai effettuate.

In Toscana sono tre le imprese coinvolte nell’inchiesta condotta dalla DDA di Firenze: la Aferpi spa, ex Lucchini, di Piombino, e la Effemetal srl con la sua controllata Effeservices srl, entrambe con sede legale a Firenze e stabilimenti industriali a Figline Valdarno. Le perquisizioni e le ispezioni, eseguite dai carabinieri forestali, sono state effettuate in Toscana, Campania, Lombardia, Liguria, Lazio, Puglia. Per smaltire i materiali contaminanti gli indagati si sarebbero serviti di intermediari per abbattere ulteriormente i costi  sia di trasporto, sia di smaltimento. Per un’azienda della Toscana gli inquirenti procederanno con l’accusa di traffico illecito di rifiuti. Alcuni dei materiali oggetto dell’indagine sarebbero costituiti da scaglie di laminazione, carbon fossile, coke e ilmenite

Le quantità abusivamente smaltite ammonterebbero a 200mila tonnellate. La guardia costiera di Livorno, nell’ambito di tale indagine, ha sequestrato a Piombino 400mila metri cubi di rifiuti speciali che erano stoccati in aree di proprietà della Aferpi e di due altre ditte collegate, la Lucchini e la Piombino Logistic, anche le aree di stoccaggio sono state sequestrate. Tra gli scarti posti sotto sequestro, scaglie di laminazione ed altri resti di acciaieria mescolati insieme ad altri prodotti contaminanti, oltre a tubi in gomma, piccoli rottami in ferro, legno e guaine, nonché altri materiali che portano la dicitura “da classificare”. Sarebbero state utilizzate due discariche in provincia di Livorno. Pare che una insistesse molto vicino a una scuola. Nelle intercettazioni telefoniche eseguite, due di tali signori, in riferimento appunto alla circostanza della presenza della scuola, così si esprimano: “I bambini? Che muoiano”.

La Aferpi risulta possedere 93 milioni e 600.000 euro di capitale versato e nel primo trimestre del 2017 ha dichiarato l’impiego di 1926 dipendenti ed opera a Piombino e a Brescia e tuttavia il commissario governativo ha pignorato i conti di Cevital, il gruppo algerino che la controlla, per inadempienza del contratto con cui ha rilevato il polo siderurgico ex Lucchini. L’impresa si occupa di produzione e lavorazione di ferro, acciaio e ferroleghe in genere.

Delle altre due aziende toscane coinvolte la Effeservices si occupa di trasporto, servizi ambientali, demolizioni industriali, bonifiche ambientali e intermediazione per commercio rottami, gestione e smaltimento rifiuti; la Effemetal, società controllante, è attiva per recupero, selezione, cernita, trasformazione e commercio all’ingrosso di rottami ferrosi.

Dunque in questa indagine della DDA di Firenze non sono sospettate famiglie mafiose, ma come si evince anche dalle intercettazioni telefoniche la ferocia dell’avidità dei signori della cosiddetta società civile non è certo da meno.

Fulvio Turtulici

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