Pubblicato: mer, 21 Ago , 2013

Matteo Renzi alla festa dell’Anpi

“I partigiani si sono rimessi in gioco”. Un possibile ammonimento per l’oggi

 

di Fulvio Turtulici 

IL CAMPER DI RENZI ARRIVA IN LIGURIA, PROPONGO ALTRA ITALIAL’Italia, dopo lo sfascio berlusconiano, va rimessa in piedi. Lo si può, però, fare ripartendo dai fondamenti della nostra Repubblica.
“I compagni partigiani. Loro si sono rimessi in gioco”, ha affermato Matteo Renzi, sindaco di Firenze, festeggiando la liberazione della città dal nazifascismo, avvenuta l’11 agosto 1944. “Noi abbiamo il dovere di ricordare i vostri ricordi. Non si tratta solo di un dovere civile verso chi è morto per la Resistenza – afferma il primo cittadino – ma qualcosa di molto attuale, che riguarda la capacità di reagire di fronte alle difficoltà dell’oggi. La città prende l’impegno di riportare la memoria dei giorni in cui nelle strade quei partigiani combatterono contro i nazisti e i fascisti per preparare il terreno della ricostruzione di un paese in frantumi”.
Piene di speranza furono le parole di Gino Bartali, un uomo del popolo credente, che mise la forza delle sue gambe di grande ciclista al servizio del Comitato di liberazione nazionale: “Mi auguro che la domanda di inserirlo tra i Giusti delle nazioni vada a buon fine nell’anno dei mondiali di ciclismo”. Che si svolgeranno, appunto, nella città sull’Arno. Ha voluto richiamare, lui di formazione cattolica, alla rigenerazione, culturale prima che altro, le componenti maggiori della nostra storia moderna perché ritornino, ma per rinnovarlo profondamente, a quel patto che unì, in un obiettivo di recupero della civiltà sporcata, la notevole esperienza del movimento socialista e comunista per l’emancipazione del popolo oppresso e la cultura cattolica, benché, è d’uopo aspettarsi, quella di un don Milani piuttosto che le mene di un cardinal Ruini o la sete di potere di Comunione e liberazione.
Non ha mancato di lanciare lo slogan del suo impegno politico: “Detto, fatto”, concetto più lontano possibile dalla pratica del rinvio e dell’inconcludenza che, a suo giudizio, rendono sempre più scettici gli italiani nei confronti dei partiti.
Importante, in tutto questo, l’avvicinamento di Sel. Vendola gli ha, infatti, riconosciuto “versatilità, comunicativa e grande acume politico”. Insomma, potrebbe ipotizzarsi una linea parallela o convergente verso il rinnovamento. Rinsavimento, che dovrebbe tuttavia riguardare tutte le componenti ideali del Paese, con la rottamazione di ogni nefandezza intellettuale e mentale di questi vent’anni, comprese le turpitudini lessicali, semantiche ed etimologiche.
Bisogna, dunque, ricostituire il contratto sociale che abbiamo violato. Non possiamo dare la responsabilità esclusiva o anche maggiore a un pugno di incoscienti, che licenziosamente hanno percorso il deserto lasciato ai predoni.
Necessiterebbe che molti si cospargessero il capo di cenere: ad esempio, tanti editorialisti e pubblicisti del “Corriere delle Sera”, che hanno accreditato come nuovo liberalismo il partito dell’amore della Vanna Marchi maschile, ben più prossimo, se si volesse essere onesti, a Gianni Schicchi, impresario porno, che ad Einaudi, un fenomeno fin dagli inizi deriso dal pensiero liberale europeo e ben presto gradito ai dittatori, purché i più retrivi.

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