Pubblicato: ven, 28 Mar , 2014

Mafia, diffuso il nuovo identikit di Matteo Messina Denaro

 Dopo vent’anni dall’ultimo ritratto, il Gico della Guardia di Finanza rielabora il volto del superboss latitante
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Il nuovo identikit di Matteo Messina Denaro

Leggermente appesantito, una stempiatura più ampia rispetto al passato, ma con i capelli ancora scuri nonostante i 52 anni. Appare così Matteo Messina Denaro, l’ultimo padrino di Cosa nostra, nel nuovo identikit elaborato al computer dal Gico della Guardia di Finanza, realizzato grazie alla descrizione fornita da una fonte confidenziale che ha visto di recente il superboss ricercato dal 1993.

L’immagine non si discosta molto dalle precedenti ed è stata diffusa dalle forze dell’ordine che da oltre vent’anni sono impegnate nella ricerca del capomafia. Unica sostanziale novità rispetto alle ricostruzioni eseguite in passato grazie all’aiuto di collaboratori di giustizia e testimoni, sarebbe il fatto che Messina Denaro non porta gli occhiali. Le vecchie foto, infatti, lo immortalavano con delle grosse lenti, portate a causa di una grave patologia alla retina. Lo specialista che lo ebbe in cura presso la propria clinica di Barcellona, interrogato dagli inquirenti, confermò la serietà della patologia, tanto da ipotizzare che nel frattempo il boss fosse diventato cieco da un occhio. A parlare per primo della malattia della “primula rossa” di Castelvetrano fu però il pentito Vincenzo Sinacori, al quale il boss avrebbe confidato l’intenzione di recarsi in Spagna per sottoporsi ad una visita. E così in effetti sarebbe avvenuto. Una volta giunto al centro oftalmico specializzato, avrebbe fornito alla reception la sua vera data di nascita e la città di origine. Avrebbe anche detto di chiamarsi Matteo Messina, omettendo il secondo cognome.

La pubblicazione dell’ultimo identikit del boss trapanese, secondo indiscrezioni, avrebbe provocato polemiche in Procura. I pm che indagano su Messina Denaro pare non fossero stati informati dell’esistenza della nuova immagine, che avrebbero visto soltanto dopo che questa era stata pubblicata sui giornali.  «Non ho ancora deciso se aprire un’indagine sulla pubblicazione dell’identikit», ha detto il procuratore di Palermo Francesco Messineo. «In effetti non si può parlare proprio di fuga di notizie, visto che a essere diffusa è stata un’immagine e non una notizia. E poi non era stata vietata la divulgazione. Semplicemente non l’avevo autorizzata».

Figlio dello storico padrino di Castelvetrano Don Ciccio, Matteo Messina Denaro inizia la carriera criminale appena ragazzino. L’enfant prodige di Cosa nostra comincia a prendere confidenza con le armi da fuoco a quattordici anni e a diciotto compie il primo di una lunga serie di omicidi, tanto da aver confidato ad un amico: «Con le persone che ho ammazzato, io potrei fare un cimitero». Considerato l’erede di Totò Riina, è tanto quanto lui uno strenuo sostenitore della strategia stragista. Nonostante però la vicinanza ai viddani corleonesi, la sua immagine si discosta parecchio da quella dei vecchi boss di paese. Amante delle auto sportive e delle belle donne, soprannominato Diabolik per la passione per il famoso personaggio dei fumetti, fa affari con le estorsioni e con gli appalti, ma anche col traffico di droga, le operazioni imprenditoriali e finanziarie e, più recentemente, con l’eolico. E c’è ancora il suo nome dietro il business della grande distribuzione alimentare nella provincia di Trapani. A Giuseppe Grigoli, re dei supermercati Despar di mezza Sicilia, sono stati sequestrati beni per 700 milioni di euro, riconducibili in realtà, secondo gli inquirenti, proprio a Matteo Messina Denaro.

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