Pubblicato: dom, 5 Ago , 2018

Intolleranti verso l’intolleranza

Il senso di responsabilità di un imprenditore che teme di veder definitivamente sbiadire l’immagine del proprio Paese.

 

Continuano pressoché giornalmente, talora anche più di una nello stesso giorno, le aggressioni agli uomini e alle donne di colore. E coloro che dovrebbero rasserenare gli animi invece li aizzano.

Lo stesso giorno che chiudevamo il nostro precedente articolo con lo stillicidio di ferimenti e agguati anche mortali, a Moncalieri è rimasta vittima dell’odio razziale Daisy Osakue, una italiana di 22 anni, una campionessa, primatista italiana Under 23 di lancio del disco e che, nelle gare internazionali, rappresenta i colori nazionali anche nel getto del peso, ed in procinto di partire per Berlino, ma diversa, per la xenofobia, perché di pelle scura e di origini nigeriane. Nei primi momenti si è temuto per il suo occhio offeso, adesso i medici ritengono possa prender parte ai prossimi campionati d’Europa di atletica leggera e pertanto mostrerà agli occhi del mondo, col suo volto ferito, l’immagine dell’Italia, qualche tempo fa della qualità della vita, oggi, probabilmente, d’inciviltà.

Paolo Polegato ci dice che il susseguirsi di aggressioni l’avevano scosso, ma poi è stata la vicenda dell’italiana di colore Daisy, che rappresenta la bandiera italiana nel mondo, a convincerlo ad agire, a dover fare qualcosa, prima per una necessità di rispetto dei principi di diritto, ma poi proprio per difendere il buon nome italiano dalle conseguenze delle viepiù frequenti manifestazioni di intolleranza .

Paolo Polegato, discendente da una storica famiglia di viticoltori, è titolare della Astoria Wines, un’azienda collocata nel cuore della zona DOCG tra Conegliano e Valdobbiadene, sulle colline trevigiane; la Astoria Wines produce Prosecco ed esporta circa il 40% del suo prodotto in 60 Paesi del globo, tra cui Stati Uniti, Giappone, Svezia. I suoi vini hanno ottenuto significativi riconoscimenti a livello internazionale e l’azienda sponsorizza il Giro d’Italia di ciclismo. Una di quelle aziende, insomma, che sostengono il nome dell’Italia a livello internazionale. Polegato ha un figlio di colore, che lavora in azienda, che in passato ha subito la discriminazione, anche se per episodi non gravi.

Ebbene, Paolo Polegato ha acquistato una pagina sui principali quotidiani per dire basta all’intolleranza, che è sempre negativa perché non accetta opinioni diverse, ma adesso quella razziale sta divenendo “una cosa seriale, un problema” e dunque intollerabile. Ci conferma di aver agito d’impulso, una reazione non ragionata, non programmata, ma motivata dall’intenzione di sensibilizzare l’opinione pubblica: “volevamo dare un segnale”. “Potevamo farlo in modo anonimo”, continua  Polegato, ma, ci spiega di aver deciso di prendersi le proprie responsabilità, ha informato e chiesto il parere dei dipendenti perché il fatto che fosse un imprenditore, un’azienda a lanciare l’allarme ne avrebbe aumentato certo l’efficacia. Sotto il volto di Daisy Osakue incorniciato dalla bandiera italiana e col marchio Astoria ben visibile, si può leggere: “La violenza delle parole e dei fatti non è più tollerabile. Non rappresenta né l’Italia né gli italiani. Ora basta! Il rispetto della persona prescinde da colore, genere e religione”.

Il pericolo, per l’amministratore delegato dell’Astoria che produce vino italiano per il mondo, è che l’immagine dell’Italia , già toccata dalle vicende della crisi, subisca un danno ulteriore: questo clima lugubre non giova certo al sistema Paese, le cui eccellenze sono dovute all’artigianato di qualità, ai prodotti agroalimentari, alle bellezze culturali e paesaggistiche, alla buona cucina, alla convivialità, all’accoglienza,  cose per le quali nulla può essere più deleterio del quotidiano manifestarsi dell’odio. Polegato, che lavora molto sui mercati esteri, ci dice di avvertire, fuori dai confini dell’Italia, la percezione di un Paese che scivola verso il razzismo. Il marchio italiano, che le piccole e medie imprese ancora sostengono, che ci rende e ancora potrebbe renderci competitivi, è la civiltà e invece si sta lasciando crescere l’intolleranza e una tensione xenofoba che non potranno che portare la situazione a deteriorarsi sempre più.

“Alcune persone ci hanno insultato”, afferma, “ma noi continuiamo”. Le critiche, che ovviamente gli rivolgono, sono di agire per fini politici e di aver portato avanti un’operazione commerciale. Ma  risponde punto su punto. Lui e la sua azienda non sono nuovi a questo genere di iniziative: ci dice infatti di essere sensibile ai temi sociali e che lo ritiene  dovere di un imprenditore; ci rivela, e la cosa non ci sorprende, che da più parti hanno tentato di “tirarlo per la giacchetta”, ma lui è ancora là, a fare vino e a esprimere le proprie idee in autonomia, almeno finchè sarà concesso. E  sul secondo punto sostiene di averci “messo la faccia” anche se questo non è di nessuna utilità ed anzi può comportare rischi per un’azienda i cui clienti hanno, e non potrebbe essere altrimenti, tutte le fedi politiche, e se intolleranti, come se ne vedono e sentono tanti, potrebbero anche rifiutare il suo vino. E poi solo qualche mese fa il marchio della sua azienda,come ogni anno, è rimasto per 20 giorni al Giro d’Italia sotto i riflettori delle televisioni di tutto il mondo. Insomma, ribadisce di avere un unico fine Paolo Polegato: poter ancora pensare a un Paese aperto, inclusivo, democratico.

Fulvio Turtulici

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