Pubblicato: mer, 26 Lug , 2023

Inchiesta Malea: disvelato u locale di ndrangheta di Mammola

per la prima volta censita e riconosciuta l’operatività della cellula mafiosa dei mammolesi Scali-Callà

Sono dodici complessivamente le persone raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare, 8 in carcere e 4 agli arresti domiciliari, nell’ambito dell’operazione denominata Malea. I reati contestati sono associazione mafiosa, estorsione, tentato omicidio, detenzione illegale di armi, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e violenza privata. Oltre ai destinatari dei provvedimenti restrittivi, nel procedimento penale risultano indagati, in stato di libertà, ulteriori 7 persone.

Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile sotto le direttive della Procura della Repubblica, hanno permesso attraverso un sofisticato lavoro di intercettazione, di documentare l’esistenza dei presunti vertici e partecipi del locale di ‘ndrangheta di Mammola, capace di controllare quel territorio, condizionarne l’imprenditoria e le attività nel settore boschivo con il metodo delle estorsioni, nonché di finanziarsi anche mediante la produzione ed il traffico di sostanze stupefacenti.

Per la prima volta viene censita e riconosciuta, sebbene in fase cautelare, l’operatività della ndrina nel piccolo centro dell’area ionica. Dalle risultanze investigative emerge che al vertice della stessa vi sarebbe Rodolfo Scali, già coinvolto in passato nelle indagini Prima Luce, Crimine e Minotauro. Scali, scrive il Gip che ne ha disposto l’arresto, si atteggia a “uomo d’onore vecchio stampo” e non nasconde la sua indole violenta. Il suo nome lo fa anche “Micu Mc Donald” che conosce Scali e lo definisce «il capo locale di Mammola, con un buon ruolo anche nella Provincia, oltre che nel locale». A Scali bisognava dare conto anche nella locale di Cuorgnè, per il ruolo che aveva nella Provincia. Non solo, a Volpiano, la piccola Platì, a Buccinasco, periferia di Milano dove i clan della Locride più profonda fanno affari da decenni. Scali è considerato un uomo potente, con una dote alta, sicuramente più di padrino, forse già Stella. Considera che il successo di magistratura e forze dell’ordine nel contrastare il potere della ndrangheta sia causato dallo scarso coraggio dimostrato dalle nuove leve: «troppo i deboli abbiamo fatto nella Calabria, che fanno quello che vogliono e stanno zitti». Scali ha nel mirino i giovani che non sopportano il carcere e la fatica, decidendo di collaborare con la giustizia. Uno smacco non tollerato dai codici mafiosi, «mi viene la vergogna, una volta i calabresi portavano la bandiera, adesso sono la vergogna delle carceri». Ad affiancarlo nel sodalizio e nell’attuazione del programma criminoso sarebbero stati il cognato Damiano Abbate, con il ruolo di capo società, e Isodoro Cosimo Callà, con il ruolo di Crimine. Dello stesso sodalizio sono ritenuti partecipi Nicodemo Deciso, Nicodemo Fiorenzi, Raffaele Romeo, Domenico Spanò, Ferdinando Cimino. Le risultanze investigative confermano le alleanze e le interazioni con gli altri locali, così pure il dialogo costante con Vincenzo Cordì, attualmente reggente della cosca Cordì,  egemone nel locale di Locri.

Dalle indagini emerge anche una proiezione del locale di Mammola in Lussemburgo, dove risiedono stabilmente e sono stati arrestati alcuni degli indagati. Il referente del gruppo in Lussemburgo, è ritenuto Nicodemo Fiorenzi, che restava comunque alle dirette dipendenze del locale calabrese. Le indagini disvelano le attività di racket, usura ed estorsione, narcotraffico e traffico di armi, oltre agli interessi del locale anche per appalti e manutenzioni, come i lavori alla chiesa madre, alla scuola e soprattutto alla galleria della Limina, che nel 2016 necessitava un ammodernamento per il sistema di areazione e di illuminazione. Un affare da più di due milioni di euro che si era aggiudicata una ditta di Alcamo, in provincia di Trapani. A questi poi si erano aggiunti i cantieri per la messa in sicurezza dei guardrail sul tracciato della trasversale che da Mammola sale verso l’altopiano della Limina.

«Uno stato all’interno dello Stato», in grado di «controllare totalmente il territorio e amministrare la giustizia». È così, tra le centinaia di pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, che il gip del Tribunale di Reggio Calabria descrive il ramificato e presunto clan Scali-Callà di Mammola. «Il controllo del territorio si esplicava anche in relazione a qualsiasi attività economica lecitamente intrapresa da terzi nella porzione territoriale di loro competenza; così, ad esempio, in virtù di una conversazione captata, dagli investigatori della Polizia di Stato, Damiano Abbate, avendo appreso da tale Matteo che una ditta si era aggiudicata un appalto, per un importo di 80mila euro, avente ad oggetto lavori di rifacimento di una chiesa di Mammola, riferiva la circostanza a Rodolfo Scali al fine di pianificare con lo stesso una attività estorsiva». Perfino per compiere delitti era necessario chiedere l’autorizzazione al clan.

Tra i reati contestati vi sono diverse condotte (tentate e consumate) di natura estorsiva, tra le vittime anche una ditta per la manutenzione stradale e la vincitrice di un appalto per i lavori di messa in sicurezza della Scuola Media di Mammola. Contestato il reato di estorsione per aver imposto con minaccia, ai titolari delle giostre installate a Mammola, in occasione della festa patronale di San Nicodemo, di corrispondere un numero elevato di titoli (gettoni e/o biglietti) per poter usufruire gratuitamente delle attrazioni ludiche. Con la ndrina dialogavano in molti, non solo per concludere affari o chiedere protezione, ma anche per inviare regolamenti di conti. Agli indagati si sono rivolte pure persone interessate ad ottenere, mediante violenza o minaccia, somme non corrisposte per prestazioni lavorative. Ulteriori reati oggetto di contestazione agli indagati, sono l’acquisto e la detenzione abusiva di armi ed il traffico di stupefacenti, tentato omicidio e omicidio.

Tra gli indagati e destinatario della misura cautelare degli arresti domiciliari figura perfino il Sovrintendente della Polizia di Stato, attualmente in servizio presso il Commissariato di P.S. di Siderno, a cui carico viene ipotizzato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, per aver fornito, in passato a Scali, e più di recente ad un soggetto indagato dalla Procura Distrettuale Antimafia di Torino notizie riservate, anche in cambio di alcune regalie.

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