Pubblicato: mer, 29 Mar , 2023

Il nuovo Codice Appalti lascia ampi spazi alle mafie

L’Autorità Nazionale Anticorruzione Anac avverte sul nuovo Codice Appalti: soglie troppo elevate per affidamenti diretti, gli affari di alcuni metteranno in pericolo la qualità delle infrastrutture e la sicurezza del lavoro

Il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini, ha approvato con modifiche, in esame definitivo, il decreto legislativo recante il Codice dei contratti pubblici.

Si scivola verso la riduzione della trasparenza e della pubblicità delle procedure. Soglie troppo elevate per gli affidamenti diretti; le procedure negoziate rendono meno contendibili e meno controllabili gli appalti di minori dimensioni, che sono quelli numericamente più significativi. “Semplificazione e rapidità sono valori importanti, ma non possono andare a discapito di principi altrettanto importanti come trasparenza, controllabilità e libera concorrenza“. Il nuovo Codice degli appalti varato dal governo lascia qualche dubbio dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac). “Sotto i 150.000 euro va benissimo il cugino o anche chi mi ha votato e questo è un problema, soprattutto nei piccoli centri”, ha ribadito il presidente Giuseppe Busia, mettendo nel mirino gli affidamenti senza gara che, allargati a dismisura durante la pandemia, ora diventano strutturali. Insieme alla possibilità per le stazioni appaltanti di ricorrere alla procedura negoziata senza bando previa consultazione di almeno dieci operatori economici per lavori fino a 5,3 milioni di euro. Dunque, si sceglie l’impresa che si vuole, che non è sempre quella che si comporta meglio. Con l’innalzamento delle soglie oltre le quali è obbligatoria la gara, circa il 98% degli appalti potrà essere affidato senza un procedimento di aggiudicazione trasparente e al quale tutti gli operatori possano partecipare. In cifre: 18,9 miliardi di euro all’anno. In questo modo viene così a mancare la sana concorrenza tra le imprese, la qualità dell’opera, dei lavori e dei servizi che si appaltano.

Molte perplessità solleva pure la possibilità per le stazioni appaltanti non qualificate di affidare lavori fino a 500mila euro, anche questo intervento puntualmente confermato nel nuovo testo. “Non possiamo eliminare la burocrazia che fa controlli per far bene, che fa controlli per rispettare i diritti, che fa controlli perché i soldi vadano spesi bene, per garantire tutti coloro che lavorano nei cantieri e perché si usino materiali corretti”, è stato il monito di chi guida l’Anticorruzione. “Si spendono meglio i soldi, non si violano i diritti, le opere durano di più e si rispetta la concorrenza”, ha aggiunto parlando di questi aspetti come valori che dobbiamo preservare se il Paese vuole crescere. Unica strada per una crescita sana.

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