Pubblicato: mar, 9 Ago , 2016

Il casolare dove fu assassinato Peppino Impastato.

Prosegue senza sosta la lotta per ottenere l’esproprio del luogo di memoria.

casolare assassinio impastato

Circa 12/14 anni fa, il commissario che aveva amministrato Cinisi ha posto un vincolo sul casolare, ritenendolo “bene di interesse storico-culturale”. L’area è destinata dal Comune ad attrezzature culturali e/o sociali art.30.

Successivamente ma anche in periodi precedenti la famiglia Impastato aveva chiesto al proprietario di acquistare il casolare ricevendo risposta negativa, o richiesta di 500.000 euro. Tentativo analogo fu fatto anche dal sindaco di allora che raccolse lo stesso risultato.

L’11 ottobre 2011 dopo le nostre denunzie per il degrado nel quale versava il casolare l’assessore regionale per l’Economia, Gaetano Armao, (governo reg.le Lombardo), si recò a Cinisi per un sopralluogo sul sito.

In quell’occasione incontrò in Municipio il sindaco di Cinisi Salvatore Palazzolo. Successivamente l’assessore, unitamente ai tecnici della Regione, accompagnato dal sindaco, alla presenza del segretario regionale dei Ds Giuseppe Lupo, di Giovanni Impastato e dei rappresentanti delle forze dell’ordine, ha preso visione dei luoghi.

L’assessore, nel corso dell’incontro ha anche comunicato che la Regione intendeva acquisire il bene, d’aver incontrato il proprietario e di avere avuto incontri anche con i responsabili delle Ferrovie “per coinvolgerli sia nella cessione di alcuni terreni circostanti, sia nella futura gestione del sito”.

Nell’incontro con il proprietario al quale era presente anche Giovanni Impastato fu offerta al proprietario la cifra di 120.000 euro, cifra già spropositata se ci considera il valore reale del casolare.

Il 23 settembre 2011 viene emesso dalla Regione Siciliana una atto d’indirizzo.

Con la caduta prematura del governo Lombardo la procedura non ebbe più seguito.

Il 19 marzo 2013 Rete 100 passi lancia una petizione per sensibilizzare il governo Crocetta e sollecitarlo a far ripartire il percorso precedentemente fermatosi per la caduta del governo Lombardo.

https://www.change.org/p/il-casolare-dove-fu-assassinato-peppino-impastato-venga-consegnato-alla-collettivit%C3%A0-4?source_location=trending_petitions_home_page&algorithm=curated_trending

A seguito dell’esito positivo della petizione Il 9 maggio 2013 Rete 100 passi e Casa memoria organizzano un presidio al casolare con i sindaci venuti da tutta Italia per l’evento “I 100 passi dei sindaci” per la consegna delle firme al presidente della Regione Siciliana Crocetta che però non si presento all’incontro.

Il 9 maggio del 2014 con una visita a sorpresa il Presidente della Regione Siciliana Crocetta accogliendo le sollecitazioni davanti al casolare ci consegnava una pergamena con “intenti di giunta” dichiarando alla stampa:

“Il casolare dove fu massacrato Peppino Impastato il 9 maggio 1978, a Cinisi, non sarà più una discarica ma un’area di interesse culturale sottoposta a vincolo, la giunta ha delegato l’assessore regionale ai Beni culturali di predisporre un progetto di valorizzazione del sito perché diventi un centro di riferimento nazionale per la maturazione della coscienza civile”.

…. Da quel momento il silenzio.

Nel frattempo la petizione ha raggiunto 88.769 firme che aumentano giornalmente.

Il 9 maggio 2016 un presidio davanti al casolare in presenza di autorità, artisti e scolaresche risolleva il problema perché il rischio di speculazione sul nome di Peppino è dietro l’angolo.

Recentemente è comparsa una fantomatica associazione guidata dal nipote del proprietario e da personaggi della politica sempre contrari alla storia Di Peppino, che casualmente prende il nome di Libera Cinisi. A questa il proprietario, pare voglia affidare il casolare. La stessa dichiara di voler raccogliere fondi per acquistare il casolare. Appare chiaro come si voglia ingenerare confusione con un nome che ammicca alla vera Libera di Don Ciotti per carpire la buona fede di chi segue la nostra storia per speculare sul nome di Peppino Impastato. Per questo necessita un intervento immediato che scongiuri l’operazione.

Riportiamo stralci di un’intervista che un giornale locale ha fatto al proprietario del casolare Venuti ed al responsabile dell’associazione Libera Cinisi Manfredi Vitello, dopo il presidio del 9 maggio 2016 dalle quali si evince la personalità degli individui.

“Venuti un anno e mezzo fa decide di affidare il bene in comodato d’uso gratuito alle associazioni Aglaia Onlus e Libera Cinisi.. «Un progetto non politicizzato», dicono i volontari. Che in passato però non hanno disdegnato la politica: a presiedere Libera Cinisi è infatti Domenico Micale, ex candidato a sindaco nelle passate elezioni amministrative, mentre a rappresentare l’associazione è spesso il nipote di Venuti, Manfredi Vitello, presidente della Pro Loco, ex candidato al Consiglio con la lista di Micale e recentemente eletto al Consiglio di Istituto dell’I.C. di Cinisi. Ad alimentare il dubbio è anche la descrizione scelta per la pagina Facebook del gruppo: «Libera Cinisi – organizzazione politica».”

L’articolo prosegue con le dichiarazioni degli interessati:

Quelle ricevute, secondo il dottore Venuti, non sarebbero state delle vere offerte. «Mi sono sentito preso in giro, mi dicevano che il casolare vale 100 o 150mila euro. Ma a quale valore guardano? – continua – Questi non sono soldi!»”.

Prosegue l’articolo:

“L’obiettivo dichiarato da Libera Cinisi è quello di trasformare il casolare in un centro per la legalità, con il coinvolgimento attivo anche dell’istituto comprensivo del paese. «Giovanni Impastato ci attacca perché forse ritiene di essere il detentore unico della lotta alla mafia. Magari pensa che il casolare gli spetti di diritto dal momento che il fratello è stato ammazzato lì», spiega Manfredi Vitello. Che prende le distanze anche dall’associazione Rete 100 passi: «Non abbiamo preso nessun contatto neppure con loro, non orbitiamo in quel circuito». Impossibile però dire in che contesto graviti Libera Cinisi, perché all’attivo non risultano attività pubbliche dell’associazione. «Se il casolare fosse mio ci abiterei – continua Vitello -, non è che non ci si può vivere perché ci hanno ammazzato Peppino Impastato». L’iniziativa, infatti, sembra addirittura slegarsi dalla figura dell’attivista ucciso da Cosa nostra. «Non è un mio personale eroe, per me lo sono Aristotele e Platone – spiega il nipote di Venuti -. Ha lottato contro la mafia e questo lo condivido, ma fumava spinelli, aveva un linguaggio volgare ed era un isolato»”.

“Questo, secondo Vitello, è il racconto degli anziani di Cinisi che l’ex consigliere ha fatto suo. «Ho deciso di occuparmi del casolare per spendermi per la collettività.”

“Manfredi Vitello non si risparmia e parla anche di Tano Badalamenti, boss del paese negli anni Sessanta e Settanta, e mandante dell’omicidio Impastato: «C’è chi lo vede come un mafioso e ne parla come di una persona cattiva, anche se poi tutto questo male a Cinisi non lo faceva.». E a proposito di mafia Vitello sembra avere le idee chiare anche sulla Mafiopoli sbeffeggiata un tempo da Impastato: «La mafia va sempre più svanendo, ora c’è la delinquenza che è diffusa e non è meno pericolosa della mafia – conclude -. A Cinisi c’è quello che c’è ovunque, non si può parlare di cultura della mafia e dell’omertà».”

    Da quanto riportato appare chiaro come l’unica strada per scongiurare ogni operazione sia l’immediato esproprio, per questo proseguendo il silenzio della Regione Siciliana, abbiamo inoltrato l’incartamento alla “Commissione nazionale antimafia”.


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