Pubblicato: gio, 20 Mar , 2014

I misteri malesi del boeing scomparso

Solo ipotesi, nessuna certezza sulle 239 persone sparite nel nulla.

 

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A 12 giorni dalla scomparsa dell’aereo, decollato con 239 persone a bordo da Kuala Lumpur e diretto a Pechino, l’unica certezza rimane che chiunque abbia deciso la virata da est a ovest-sud-ovest non solo avesse l’esperienza adatta per guidare un Boeing 777 (un’apertura alare quanto un campo di calcio n.d.r.), ma avrebbe saputo anche manomettere il Flight Management System di bordo, dove inserire il piano di volo senza cambi di rotta manuali, per riuscire minuziosamente ad evitare le aree sotto il controllo radar.

Partito dalla Malesia alle 00.43 dell’8 marzo, l’ultima comunicazione dal volo Mh370 è arrivata dal 29enne copilota malaysiano Fariq Abdul Hamid: «Tutto bene, buona notte». Fino all’1.21 l’aereo stava rispettando tutti i parametri di crociera. Le indagini avrebbero poi svelato che già all’1.07 si sarebbe disattivato il primo trasmettitore, l’Aircraft Communication Adressing and Reporting System. All’incirca l’1.21 il trasponder, il ripetitore di segnali radar, è stato spento manualmente dalla cabina di pilotaggio, cancellando dal quel momento ogni traccia del Mh370. Proprio la deliberata volontarietà di questi eventi portano gli inquirenti ad escludere  situazioni d’emergenza o guasto, nel cui caso sarebbe improbabile la totale impossibilità di lanciare messaggi di aiuto e di cercare la più vicina pista di atterraggio, come invece previsto da prassi.

Più probabile ipotizzare il coinvolgimento degli esperti piloti, più che del resto dell’equipaggio e dei passeggeri a bordo, su cui le indagini non hanno rilevato sospetti come ha reso noto in conferenza il ministro malaysiano dei trasporti e della difesa Hishammuddin Hussein. Nemmeno su i due iraniani imbarcati con passaporto italiano e austriaco rubati –i dirottatori teoricamente non hanno bisogno di passaporti falsi- che sembravano volere raggiungere l’Europa, ne sui due passeggeri ucraini e russi su cui veramente si aspettano ancora profili dai rispettivi governi. L’ombra si allunga allora sempre di più sul 53enne comandante Zagarie Ahmad Shah con 18.360 ore di volo alle spalle, sostenitore a quanto pare del leader dell’opposizione della Malaysia, Anwar Ibrahim, condannato per sodomia la mattina stessa del decollo. Il pilota si era costruito da solo in casa grazie a materiale e software di seconda mano un simulatore di volo di un Boeing 777 i cui ultimi viaggi virtuali cancellati sono ora sotto esame. A parte i soli sospetti sui colpevoli, tuttora non rimangono idee su dove si possa trovare l’aereo che si pensa abbia volato per sette ore, con ultimo segnale un ping irreperibile –segnale secondario residuo del trasponder- risalente le 8.11 della mattina stessa.

Smentite le testimonianze degli abitanti delle Maldive che giurano l’avvistamento di un aereo a bassa quota con tanto di rombo assordante, tardiva è arrivata la conferma a qualche minuto dalla scomparsa, di un areo segnalato al largo della zona di traffico aerea Thailandese. Nonostante la collaborazione internazionale di una ventina di paesi, finora la ricerca porta a due opzioni molto distinte fra loro: la prima un corridoio aereo in direzione nord, verso Turkmenistan e Kazakistan ad avvalorare la possibilità terroristica, dal primo momento su ipotesi talebana; il secondo corridoio a sud, dall’Indonesia all’oceano indiano, confermerebbe il disastro aereo, visto anche che le uniche piste utili a fare atterrare un boeing (minimo 1,5Km di lunghezza n.d.r.) sono sotto controllo indiano nell’arcipelago Andamane e Nicobare. Si tratta in entrambi i casi di aree comunque troppo vaste per essere completamente sotto il controllo radar. Solo nell’ultima ora  il primo ministro australiano Tony Abbot ha svelato l’avvistamento dal satellite di oggetti al largo di Perth, ai confini del mondo in direzione Antartide. Le autorità australiane hanno annunciato l’invio di quattro aerei da ricognizione e della nave della marina HMAS Succes, per assistere al meglio il Crc (Centro coordinamento salvataggi). Fra le ipotesi più disparate, Chris Goodfellow, pilota canadese con 20 anni di esperienza, ha suscitato fra gli esperti un dibattito molto discusso. Secondo l’ex pilota, un incendio di origine elettrica avrebbe portato pilota e copilota, come da manuale, a spegnere ogni interruttore e a riavviarlo manualmente dopo per isolare il guasto. Nel frattempo, impostando la rotta per la più vicina pista di Pulau Langkawi, il circuito in fiamme avrebbe anche potuto causare un fumo intossicante, che avrebbe potuto uccidere passeggeri e, in seguito, i piloti, una volta esaurite le scorte d’ossigeno limitate delle mascherine. Da lì, l’aereo avrebbe volato con il pilota automatico fino allo schianto. L’asfissia potrebbe spiegare il perché nessuno abbia adoperato i telefonini. In questa direzione va anche la notizia che l’aereo, durante la sua apparente «manovra d’evasione» abbia effettuato inusuali variazioni di quota, salendo fino a oltre i 13.700 metri, oltre la quota limite accettabile (e depressurizzando volontariamente la cabina), e scendendo poi a quota 7.000 metri.

 

 

 

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