Pubblicato: mer, 13 Ago , 2014

Eterologa, il pasticcio che racconta il Paese. Intervista a Tommaso Fiore.

Dietro front Lorenzin, “la legge non serve  più “. Il commento di Tommaso Fiore già assessore alla Sanità della Regione Puglia.

Il braccio di ferro tra la ministra Beatrice Lorenzin e le regioni dovrebbe trovare un suo epilogo con l’intervento pacato e conciliatore di Sergio Chiamparino, il neoeletto presidente delle Regioni, in sostituzione dell’emiliano Vasco Errani. Dopo la Toscana, hanno dichiarato di essere pronte a partire la Sardegna ed il Friuli Venezia Giulia, mentre l’Emilia Romagna con l’assessore Lusenti fa da paciera e chiede di attendere linee guida nazionali per non creare confusione. Oggi, la ministra Beatrice Lorenzin, su il Messaggero dichiara che non si attenderà la legge del Parlamento per far partire i centri, ma occorrerà ancora qualche settimana per mettere a fuoco lo scenario effettivo del ping pong ferragostiano. Per chiarire il quadro abbiamo intervistato Tommaso Fiore, direttore responsabile della rianimazione nel settore dei trapinati al Policlinico di Bari, già assessore della sanità della Regione Puglia fino al 2012, quando cercò di mettere ordine nei servizi per la cura della infertilità nella sua regione, troppo polverizzati e lasciati solo all’iniziativa di privati, promuovendo con tenacia la riapertura di un centro pubblico nella Asl di Bari, a Conversano.

Tommaso Fiore, già assessore alla Sanità della Regione Puglia

Tommaso Fiore, già assessore alla Sanità della Regione Puglia

Professor Tommaso Fiore, i cittadini pugliesi dovranno andare in Toscana per la fecondazione con donazione e chi pagherà ?
Questo è un tema su cui si discute. Le Regioni ospitanti sono disponibili, ma non essendoci accordi e non essendo nessuna prestazione per la Pma nei Lea (livelli essenziali di assistenza), resterà una procedura a pagamento per i pugliesi. La Puglia ha imposto anche in Regione delle tariffe nel pubblico, quindi andare fuori Regione per i pugliesi sarà più o meno equivalente. La Regione Puglia non paga la Pma. Posso suggerire che sono spese mediche, si possono scaricare fiscalmente, ma anche questo non favorisce i meno abbienti, che non ne possono usufruire se non fanno una dichiarazione annuale al fisco.

Il metodo decisionista, poi rientrato della Ministra Lorenzin fa emergere l’annosa questione del rapporto Stato –Regioni sulla sanità?
Qualunque ministro della sanità vuole centralizzare le decisioni. La riforma del 2001 affida la sanità alle Regioni, ma qunado si tentò di abolire il ministero, si chiese che restasse perchè le Regioni volevano un coordinamento sulla sanità e di essere ascoltate dal governo. Però, alla riforma è mancato il chiarimento sul meccanismo istituzionale e si è creato il problema. Oggi la riforma del Senato affronta la questione, ma male. Chi ha più abitanti, comanderà. Le Regioni del Sud meno popolose resteranno sotto scacco, è un patto scellerato.

Che cosa ha voluto dimostrare la ministra della Sanità con “l’affaire” eterologa?
Forse ha tentato di riposizionarsi, anche se il braccio di ferro è periodico su tante questioni. Lo è stato anche sulle malattie rare, quando il ministero ha detto me ne occupo io, perchè sono rare.

Nel dibattito sul patto per la salute, non è stato aperto il dibattito sulle tecniche per la salute riproduttiva?
No, anche se i tempi erano già maturi, con la sentenza alle porte, questo tema che poteva essere parallelo, non lo è stato. Credo che questo resti un tema ancora troppo ideologico. Ed anche per Beatrice Lorenzin ha prevalso questo vizio di fondo, poi mascherato con l’idea del decreto dal desiderio di “fare presto”.
Cosa servirebbe per chiudere la partita della fecondazione assistita in Italia dalla parte dei cittadini?
Poche cose: linee guida del ministero con tre o quattro paletti e due circolari ai centri. Credo che il presidente Chiamparino si stia muovendo per riequilibrare il dibattito, spero non sia troppo tardi.

In Italia, la fecondazione eterologa si farà?
Le Regioni partiranno a macchia di leopardo, ma con andamento lento. Forse la Toscana ritoccherà alcuni passaggi per far vedere che dialoga. Sono ottimista, l’operazione sarà recuperata, ma resteranno sul tappeto le differenze reali tra le regioni. Perchè le prestazioni siano inserite nei Lea ci vorrà almeno un anno intero per stanziare le risorse, ma il riconoscimento fatto dalla Corte Costituzionale sul diritto alla vita familiare aiutano a sostenere la rimborsabilità.

Quanto costa organizzare un centro di Pma?
A livello nazionale è fondamentale fare un calcolo vero delle tariffe, poi ci sono le attrezzature. Con un centro che assiste molte coppie ed un buon piano di ammortamento si può arrivare a cifre ridicole. Al centro di secondo livello di Conversano abbiamo messo in cantiere 600 mila euro per un servizio importante.

Dunque, per una buona sanità anche in materia di Pma occorre concentrare le risorse e aspirare alla qualità?
Certo, non servono tanti centri, ma ben organizzati. In Italia, manca uno studio serio anche sul problema infertilità, sull’epidemiologia, insomma cose che si facevano bene un tempo, negli anni’ 70.

Nostalgico della sanità del passato?
Non in senso stretto, anche se riconosco che ci siano stati pochissimi ministri che hanno inciso. Il problema in Italia è l’assenza di conoscenza e di rispetto per le Istituzioni. Al governo ci sono persone efficientiste, molto volenterose, ma poi si scivola sulla buccia di banana se non c’è cultura istituzionale e si fanno danni seri.

 

Di

- Direttrice responsabile di 100 Passi Journal. Giornalista esperta in nuovi diritti, salute e sanità. Appassionata di cinema e di letteratura. Consigliera nel Direttivo e membro della Segreteria dell' associazione Stampa Romana.

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