Pubblicato: gio, 16 Nov , 2017

Cavriglia, il territorio dell’ex miniera

La scommessa di realizzare nell’area degradata dell’ex miniera  un rinnovato paesaggio, dalle “ceneri” del passato, che sia risorsa per una nuova identità turistica

 

Il viandante che giunge da Montevarchi viene avvisato così, da un cartello stradale, del suo ingresso nell’area comunale: “Cavriglia, la porta del Chianti”. Ma questo, più che del Chianti, è il luogo dell’ex miniera. Ben 1/3 del territorio di Cavriglia sta situato nell’area dell’ex miniera.

Tutto iniziò un secolo e mezzo fa, negli anni del Risorgimento. Fu allora che Cavriglia prese a svilupparsi economicamente e socialmente e da zona ad attività in prevalenza rurale assunse connotazione industriale. Nella valle d’Avane, infatti, cominciò nel 1860 la coltivazione della lignite. E quando nell’ultimo trentennio dell’800 ne iniziò lo sfruttamento industriale la popolazione di Cavriglia ha avuto un notevole incremento. Gli occupati nelle miniere passarono dai 570 nel 1881 ai 1154 addetti del 1901.

L’attività estrattiva si rivelò un’importante fonte di sostentamento per numerose famiglie. Le condizioni di lavoro nelle gallerie erano naturalmente molto dure e di pari passo con l’incremento del lavoro in miniera aumentarono i conflitti sociali tra gli operai e le società che gestivano gli impianti. Durante il fascismo le libertà politiche e sindacali, per le quali si era lottato, furono soppresse, le Camere del Lavoro date alle fiamme e i sindacati liberi sostituiti con l’unico sindacato di regime. Ciò contribuì al consolidarsi, dopo la Liberazione, della consapevolezza del proprio stato sociale e al solidificarsi di una coscienza di classe che in tali località è stata molto sentita. Nei primi anni del ‘900 sorse il villaggio di Castelnuovo dei Sabbioni per ospitare i minatori e le loro famiglie.

I minatori arrivavano anche da lontano per lavorare a Castelnuovo, durante le due guerre mondiali la produzione di lignite registrò un notevole incremento, le maestranze superarono le 3000 unità e quello in miniera divenne un lavoro ambito, anche perché, vista l’importanza strategica e l’alta necessità del combustibile fossile, i lavoratori delle miniere venivano esonerati dal servizio militare ed evitavano la chiamata alle armi.

Ma nel secondo dopoguerra, con l’arrivo del carbone dall’estero a prezzo competitivo, la lignite di Castelnuovo dei Sabbioni fu meno richiesta. Iniziarono i licenziamenti. Fu proposto dal gruppo che conduceva la miniera un piano industriale di coltivazione della lignite a cielo aperto con consumo in loco del combustibile mediante la costruzione di una centrale termoelettrica. Ma nel 1994 la miniera fu chiusa. La centrale, nel 2007, è stata riconvertita da ENEL a gas metano. Il villaggio di Castelnuovo fu abbandonato.

Alla chiusura dell’impianto estrattivo rimase un paesaggio visibilmente segnato da oltre un secolo di attività di scavo. Lo sfruttamento intensivo dei depositi fossili ha causato un profondo mutamento della morfologia di una buona parte del territorio cavrigliese; nell’area interessata dalle lavorazioni minerarie sono rimaste cancellate anche le tracce del passato e delle attività dell’uomo. Dunque, il primo problema per quanti governavano e governano il Comune era ed è quello del recupero di un’area così vasta e degradata.

Qui profonda  è stata la radice storica comunista e il Partito comunista otteneva consensi “bulgari”. Qui ha svolto la sua attività Enzo Brogi, ex sindaco e figura carismatica che ha traghettato il partito un tempo marxista nella  traversata verso il renzismo. L’attuale sindaco è Leonardo Degl’Innocenti o Sanni, eletto nel 2014 con il 73,56% delle preferenze, un risultato netto e indiscutibile. Il Movimento 5 Stelle e il “Centrodestra unito per Cavriglia” sono finiti a grande distanza. La lista “insieme per Cavriglia”, che ha sostenuto il sindaco, è costituita dal Partito democratico, dal Partito socialista e da Sinistra ecologia e libertà. Il programma elettorale, oltre la questione della miniera, aveva quali parole d’ordine “sviluppo economico, sapere, servizi alla comunità, ambiente” e ha affermato di considerare fondamentale il sostegno all’occupazione e al lavoro.

L’estrazione mineraria ha destrutturato il sistema paesaggistico e ambientale originario, alterato la riconoscibilità dei luoghi e tracciato un confine fisico con il passato delle popolazioni. Il progetto da delineare per il riuso e la valorizzazione dell’ex area mineraria avrebbe dovuto perseguire gli obiettivi di creare un nuovo paesaggio dalle “ceneri” del passato, mantenendo viva la memoria della recente storia e nello stesso tempo un punto di incontro tra le esigenze antropiche e il sistema ambientale. Il progetto avrebbe dovuto inoltre prevedere la distribuzione di attività sociali, ricreative, culturali e sportive e la costituzione di una ampia struttura produttiva che creasse nuovi posti di lavoro e le condizioni gestionali e propositive senza pesare sul pubblico.

Ci dice il vicesindaco Filippo Boni che all’indomani della chiusura dell’attività di cava, i governi cittadini, succedutisi in questi lunghi anni, si sono attivati con gli enti interessati perché i territori minerari venissero restituiti alla comunità, seguendo le direttive di un progetto che realizzasse gli obiettivi sopra indicati. La scelta di fondo delle amministrazioni era ed è la solidificazione della vocazione naturale del territorio cavrigliese: la proposta turistica. Creare un polmone verde, un sistema ambientale e la convivenza di memoria e di nuova attività che favorisca la crescita di un settore  ben sviluppato. Già oggi, infatti, il territorio di Cavriglia è, con i 2.100 posti letto e con le sue 120.000 presenze annue, la località del Valdarno aretino a maggiore espansione turistico-ricettiva. Va in questa direzione il recupero del vecchio borgo di Castelnuovo dei Sabbioni, l’insediamento dei minatori; la parte alta è stata restaurata e oggi è sede del MINE, il Museo della Miniera e del Territorio, che raccoglie testimonianze sull’escavazione della lignite dagli albori fino agli ultimi anni dell’attività estrattiva.

Nel 2006 ENEL,  Comune di Cavriglia, Regione Toscana e altri enti interessati hanno siglato un protocollo d’intesa che include un progetto di recupero dell’area ex mineraria che è comunque una risorsa per l’intero territorio valdarnese. ENEL dovrà restituire interamente recuperato tale territorio. E’ iniziato così l’iter per il progetto esecutivo che ENEL deve consegnare per concretizzare la riqualifica e la valorizzazione dei luoghi dell’ex cave di lignite. Solo nel 2016 ENEL ha consegnato una prima parte del progetto esecutivo per la realizzazione dell’emissario del Lago di Castelnuovo, bacino situato nel cuore dell’ex miniera ai piedi dell’antico borgo e di fronte alla centrale di Santa Barbara. Deve essere prevista la balneabilità del lago, una spiaggia, la realizzazione di piste ciclo-pedonali e la rinaturalizzazione dei corsi d’acqua che ENEL aveva interrato per favorire l’escavazione. Ci dicono Massimiliano Secciani e Schany Levice, consiglieri M5S, che la Regione avrebbe dato parere favorevole, mentre il Ministero dell’Ambiente vorrebbe decidere solo in presenza del progetto definitivo e non volta a volta per stralci. Una volta concluso l’iter progettuale ENEL potrà avviare le procedure per le gare d’appalto.

Fuori del perimetro dell’area mineraria, sulle terre di riporto di ENEL, in un’area dunque degradata, senza impatto ambientale e in una zona di scarso pregio agricolo, insiste un mega impianto fotovoltaico. Il parco fotovoltaico è il più grande impianto del genere in Toscana e coi suoi 40 ettari uno dei più considerevoli in Italia. E’ costituito da due impianti posti uno accanto all’altro, ha 17 megawatt di potenza ed è alimentato unicamente da fonte solare. La produzione di energia del parco riduce le emissioni in atmosfera di gas serra, ottenendo un risparmio di 3.500 TEP(Tonnellate Equivalenti Petrolio). L’energia prodotta viene venduta sul mercato. L’area, di proprietà comunale, è gestita per concessione ventennale, ieri dalle società “Cavriglia SPV spa” e “Tegolaia SPV spa”, oggi da “Estra” che ne ha rilevato il 100% delle quote. L’assetto societario di Estra è costituito per il 28% da Coingas, per un altro 28% da Intesa Siena, per il 44% da Consiag di Prato. Il Comune di Cavriglia percepisce un canone annuale di circa 700mila euro, mediante i quali sostiene la propria politica fiscale che, per quel che ci dice il vicesindaco Boni, sarebbe la più bassa del Valdarno; tali introiti servirebbero pure alla gestione delle opere pubbliche.

Nel 1973, nel sito di Tegolaia è stata aperta una discarica per 480mila metri cubi di rifiuti differenziati su di una estensione di 6000 metri quadri. Ha ricevuto i rifiuti dei comuni della provincia di Firenze e Arezzo ed è stata chiusa nel 1989, ma a tuttora il sito non è bonificato. Ne è stato presentato progetto e il consigliere Secciani mi dice che avrebbe un costo di 600mila euro, ma i comuni che hanno conferito in discarica si rifiuterebbero di contribuire. Aggiungono il Secciani e la  Levice   che la discarica non verrebbe monitorata e non verrebbero eseguiti i lavori di manutenzione.  Nel giugno del 2017 il M5S ha presentato un esposto alla Procura di Firenze assumendo che fino al 2014 il percolato, anche perché i rifiuti erano coperti solo da 20 cm di terra, filtrava e andava a finire nel borro di Vacchereccia; a seguito delle loro denunce  e di alcuni cittadini il percolato sarebbe stato avviato in un canale di scolo cementato, ma essendo questo fratturato in più punti il liquido di discarica andrebbe in dispersione.

Il Ministero dell’Ambiente ha deciso di depositare le terre di scavo della TAV, provenienti dal nodo di Firenze, nell’area dell’ex miniera di Santa Barbara. Il sindaco Degl’Innocenti o Sanni ha chiesto garanzie: i fanghi della TAV sarebbero continuamente controllati da Arpat e si è costituito a Cavriglia un Nucleo di valutazione. Ma, come ci conferma la consigliera Schany Levice, l’opposizione sostiene che mai i controlli potranno garantirne completamente la qualità. Se le terre di scavo arriveranno, saranno utilizzate per innalzare, nel progetto iniziale, due collinette che schermino l’impatto visivo della centrale di Santa Barbara. Poiché il programma di invio, al momento,  è stato sospeso e comunque le terre di scavo che dovrebbero giungere saranno probabilmente meno, l’assessore Boni ci dice che verrebbe alzata un’unica collinetta.

E’ già stato realizzato, intanto, un campo da golf nel parco delle miniere. I prezzi per usufruirne sarebbero popolari. Vi è un club house in legno e un bar: dunque la promozione di questo sport verso categorie sociali diverse da quelle abbienti che solitamente si considerano per tale disciplina. E’ stato affidato dal Comune in gestione. L’impianto sarebbe stato fatto con sistemi atti a ridurre il consumo idrico. Di diverso avviso è l’opposizione, sia sul consumo che sulla popolarità dei prezzi, e comunque sostiene che si tratterebbe di uno spreco di denaro pubblico. La scelta dell’amministrazione, secondo quanto dichiara il sindaco, sarebbe coerente con l’obiettivo di aumentare il richiamo turistico e inserita nel più ampio piano di valorizzazione dell’ex area mineraria.

Fulvio Turtulici

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