Pubblicato: dom, 25 Dic , 2022

Appello per istituire la Commissione Parlamentare Antimafia

Radio 100 Passi si unisce all’appello della rete delle associazioni antimafia.

Si chiede al Parlamento l’istituzione in tempi brevi della Commissione Bicamerale d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e delle altre organizzazioni criminali. 

Nonostante il ruolo fondamentale e l’importanza del suo operato, la Commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali non è una commissione permanente, ma necessita di essere istituita con legge ad ogni nuova legislatura. Ad oggi, però, non è ancora calendarizzata la discussione del Parlamento sul tema. Eppure, l’operatività delle mafie, come anche dei fenomeni connessi della droga, della corruzione, del gioco d’azzardo e dei disastri ambientali prodotti dalla criminalità organizzata, permeano il nostro quotidiano. Infiltrano pubblica amministrazione, imprenditoria e politica compiacente. Inquinano l’economia legale, alterando gravemente la democrazia. Le numerose inchieste portate avanti da magistrati e forze dell’Ordine dimostrano con chiarezza che mafie e corruzione sono estremamente radicate sul territorio nazione ed internazionale.

Il fenomeno mafioso ha cambiato volto, crescendo nella dimensione burocratico-amministrativa e nelle sedi politico-istituzionali. L’evoluzione della vicenda corruttiva si palesa sia da un punto di vista qualitativo, in quanto lo scambio di utilità illecito coinvolge sempre più spesso centri di poteri a carattere partitico, sia da un punto di vista quantitativo, dal momento che oggetto del pactum sceleris non è più costituito dal mercimonio del singolo atto, ma è più di frequente esteso alla messa a disposizione del munus publicum, comprensivo di posizioni apicali e della stessa funzione parlamentare. Le ingerenze si riverberano in ogni direzione, condizionando anche le grandi società, scalate a multinazionali e aziende di stato; negli affari dell’energia, di gas e petrolio, degli armamenti, l’alta finanza e le Banche, comunicazioni televisioni e radio, come trasporti, scuole, università. Vengono quindi inficiati gli interessi di imparzialità e di buon andamento della pubblica amministrazione.

Avviene anche e soprattutto in Parlamento, la massima rappresentazione del popolo. Sono centinaia le persone coinvolte a vario titolo in procedimenti penali, anche con sentenza passata in giudicato, che proseguono le loro attività in Parlamento e negli uffici ad esso collegati. Rapporti contigui con le consorterie mafiose e massoniche, affiliazioni, corruzione, concussione, peculato, falso in atto pubblico, traffico di influenze e via dicendo. Un tracollo di fiducia nella democrazia e nelle istituzioni, che segue quello di economia e sviluppo del paese. Perché chi si avvantaggia lascia solo povertà e arretratezza. Senza investimenti per la cultura e il progresso, per creare opportunità di crescita, di parità e di benessere. Restano edifici pericolanti, ponti che crollano, servizi pubblici pochi o inesistenti, tra rovine antiche e opere d’arte sommerse da monnezza e rifiuti tossici.

L’unica normativa sul tema sembra il Codice di condotta alla Camera, peraltro incompleto e non vincolante. Per quanto riguarda quello del Senato, è stato approvato soltanto nel maggio 2022, e consta di otto articoli. Ai parlamentari viene chiesto di agire “con disciplina e onore, nel rispetto dei principi di trasparenza, integrità e responsabilità” e di ricordare che “in nessun modo la carica può esser utilizzata per ottenere vantaggi finanziari diretti o indiretti o altri benefici la cui accettazione potrebbe determinare un’alterazione della libertà di mandato così come previsto dall’articolo 67 della Costituzione”. I doni accettati devono essere conformi alle consuetudini di cortesia, senza però alcuna indicazione sulle somme.
Non è ancora stato approvato il disegno di legge che introduce l’incompatibilità del mandato parlamentare con lo svolgimento di attività professionali, autonome o con il possesso, anche tramite familiari, di quote di società legate al servizio pubblico, all’energia, ai media, o alla pubblicità. Lo stesso vale per le proposte normative ancora a livello di discussione, che dovrebbero limitare sovvenzioni, doni, ospitalità, favori e altri benefici accordati ai parlamentari, e obbligarli a dichiarare le spese di viaggio, alloggio e altre spese coperte da terzi. Fermo anche il provvedimento che prevedeva la dichiarazione obbligatoria di tutte le attività patrimoniali, finanziarie ed altri incarichi nel settore pubblico o privato; dichiarazione dei finanziamenti ricevuti oltre il tetto dei 3mila euro annui, il rifiuto di regali eccedenti il valore di 250 euro. Si risente dell’assenza di una severa disciplina di legge sul conflitto di interessi, commistione tra interesse particolaristico e interesse universalistico, che è tra l’altro uno dei principali obiettivi della mafia.

Vi è un cortocircuito di notevole entità, mancando un controllo sull’azione del Parlamento e sulle influenze che ne orientano le scelte (legislative, giudiziarie, economiche ed amministrative). Anche per questo sarebbe opportuno rivalutare il ruolo della Commissione Antimafia, auspicabilmente in futuro meno imbrigliata nel contesto politico, per ovviare al medesimo problema della mancanza di controllo di operato. E’ intuibile come l’attività della Commissione sia fortemente limitata, essendo composta da colleghi che fino al giorno prima si trovavano a condividere le vicende di partito e scelti dagli stessi. Inoltre, nel caso di scioglimento anticipato di una sola Camera vengono rinnovati anche i componenti della Commissione appartenenti alla Camera disciolta. Infine, è appena il caso di rilevare che il governo potrebbe anche decidere di non istituire affatto la Commissione – come accadde nella VII legislatura.

Avrebbe quindi senso renderla un organo indipendente, aumentandone autorità e poteri per consentirle di indagare sul rapporto tra mafia, massoneria e istituzioni, anche con riguardo alle articolazioni nel territorio, negli organi amministrativi, con particolare riferimento alla selezione dei gruppi dirigenti e delle candidature per le assemblee elettive. Dovrebbe avere maggior margine di azione per poter verificare la congruità della normativa vigente, in materia penale e finanziaria in primis, prevenzione e contrasto delle varie forme di accumulazione dei patrimoni illeciti, del riciclaggio e dell’impiego di beni, denaro o altre utilità che rappresentino il provento della criminalità organizzata mafiosa; intermediazioni finanziarie e alle reti d’impresa, nonché l’adeguatezza delle strutture e l’efficacia delle prassi amministrative. La Commissione Antimafia, lavorando in forte sinergia con polizia di stato e procuratori, nel comune fine di intercettare e bloccare i tentativi di condizionamento e di infiltrazione mafiosa negli apparati pubblici, dovrebbe essere un faro di giustizia e legalità, la cui luce deve rimanere accesa.

E’ urgente che il Parlamento istituisca in tempi brevi la Commissione Bicamerale d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e delle altre organizzazioni criminali, auspicabilmente sciogliendo connivenze e compiacenze che da tropo tempo legano a doppio filo gli interessi delle consorterie mafiose e massoniche a quelli della politica.

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