Pubblicato: mar, 3 Dic , 2013

3 dicembre 1906, nasce il Torino

Tragedie e leggende dei granata

 

downloadUn battesimo e due funerali: la storia del Torino può essere riassunta così. Il battesimo è datato 3 dicembre 1906, il luogo è la birreria Voigt , oggi bar Norman, in via Pietro Micca. È qui che si riunisce un gruppo di 23 dissidenti juventini capeggiati dallo svizzero Alfredo Dick. Un percorso analogo lo compirà due anni dopo l’Inter, nata da un gruppo di milanisti.

I due funerali sono quelli del 1949 e del 1967: la tragedia di Superga e la morte di Meroni, due eventi che segnano la storia del Torino.

Il destino vuole che la storia del Torino si intrecci spesso con quella della Juventus. Eccoci al 1927. E’ il primo campionato organizzato su base nazionale con 20 squadre divise in due gironi da 10. Vince il Torino, ma lo scudetto viene revocato per illecito sportivo. Luigi Allemandi, terzino della Juventus, viene avvicinato, stando alle accuse, da un dirigente del Torino per favorire la vittoria dei granata nel confronto diretto del 5 giugno 1927. Ad incastrare Allemandi è un giovane studente di Francofonte in provincia di Siracusa, che alloggia nella stessa pensione del terzino. Francesco (o Giovanni, secondo alcune fonti) Gaudioso, questo il nome del ragazzo, riferisce di aver fatto da tramite con Allemandi, cui il dirigente del Torino Nani promette 50 mila lire per far perdere la Juve. Le cose vanno diversamente: il Torino vince 2-1, Allemandi è uno dei migliori in campo, Nani non paga le restanti 25 mila lire. Lo scudetto revocato al Torino non viene assegnato al Bologna secondo in classifica. Allemandi, poi amnistiato e riabilitato, giura poco prima di morire nel 1976 di non essere stato lui a commettere l’illecito e qualche dubbio resta sull’altro terzino juventìno Rosetta che in quella partita si fa passare in mezzo alle gambe il pallone dell’1-1.

Lo scudetto del Torino arriva nella stagione successiva. E stavolta non glielo toglie nessuno. E’ la squadra di Baloncieri e Libonatti, l’allenatore è Toni Cargnelli, un austriaco con passaporto italiano che allenerà anche il Palermo in B (1930-31).

Ed ecco ancora la Juve nel destino del Toro. Siamo negli anni Quaranta, quelli della guerra. I soldi

Il Grande Torino nella stagione '48-'49

Il Grande Torino nella stagione ’48-’49

scarseggiano, il presidente del Torino Novo per la stagione 1941-42 acquista tre juventini: Bodoira, Gabetto e Borel. Ed è proprio quest’ultimo a consigliare a Novo di prendere anche Gabetto, che la  Juventus stava per cedere al Genoa. Ma non basta. In quel campionato, vinto dalla Roma, il Torino paga la sconfitta col Venezia, trascinato da Valentino Mazzola ed Ezio Loik. Sembrano destinati alla Juve che non è disposta ad offrire più di 800 mila lire. Novo rilancia: un milione e 200 mila lire più due giocatori, Petron e Mezzadra. Mazzola e Loik sono granata. Arriva anche Grezar, nasce il grande Torino. Le cifre sono impressionanti: il Toro si aggiudica lo scudetto 1942-43 vincendo anche la coppa Italia (non era mai successo), poi la parentesi della guerra quindi quattro successi di fila dal 1945 al 1949. I gol di Mazzola, le parate di Bacigalupo, la potenza di Loik: la Nazionale arriva schierare dieci giocatori del Toro. La leggenda granata nasce alle 17,03 del 4 maggio 1949, quando l’aereo del Torino di schianta sulla collina di Superga. I granata tornavano da un’amichevole a Lisbona col Benfica: c’era da festeggiare l’addio al calcio del portoghese Ferreira, cui Valentino Mazzola aveva promosso l’incontro.

E in questa tragedia c’è anche una curiosa coincidenza: il pilota si chiamava Pier Luigi Meroni, sì, proprio come quel Gigi Meroni, idolo granata finito tragicamente anche lui. Il Torino vince lo scudetto del 49, giocando le ultime quattro partite con la squadra ragazzi (altrettanto faranno le avversarie).

È  la fine di una grande squadra, la nascita di un mito. E dieci anni dopo la retrocessione in B: è il campionato 1958-59, il Talmone Torino finisce all’ultimo posto con la Triestina. L’abbinamento pubblicitario non porta fortuna. Allora era consentito abbinare il nome dello sponsor (non c’erano scritte pubblicitarie sulle maglie). Altri esempi: il Lanerossi Vicenza, il Simmenthal Monza e l’Ozo Mantova.

La risalita in A è immediata, l’avvento di Orfeo Pianelli rilancia alla grande il Torino. Sulla scena granata arriva un nuovo idolo. Si chiama Gigi Meroni, arriva al Toro nel 1964 e con lui in campo e Rocco in panchina, i granata conquistano il terzo posto. Meroni irrompe in un mondo conservatore e bigotto come quello del calcio. Disegna abiti, porta i capelli lunghi, convive con una donna sposata. Pianelli rifiuta un’offerta della Juve che lo vorrebbe acquistare per 750milioni, ma le voci della sua cessione scatenano la protesta popolare. Il volo della farfalla granata s’interrompe tragicamente per un incidente stradale: viene investito da un’auto guidata dal diciannovenne Attilio Romero, che diventerà presidente del Torino nel 2000. Meroni aveva 24 anni.

Per lo scudetto bisognerà attendere il 1975-76. I gol di Graziani e Pulici sono determinanti per la

Il Torino campione d'Italia nel '75-'76

Il Torino campione d’Italia nel ’75-’76

vittoria della squadra di Radice, che nel 1972 erano arrivati ad un punto dalla Juve. Stavolta le parti si invertono: il Toro vince davanti alla Juve dopo una grande rimonta.

Da quel momento è un alternarsi di gioie e cadute: una nuova retrocessione in B, la finale di coppa Uefa persa nel 1992, anno in cui il Toro arriva terzo.

Gli anni bui vedono alternarsi alla guida della società personaggi discussi, che non riescono a risollevare le sorti di una società storica.  Urbano Cairo nel 2005 si fa avanti per acquistare il pacchetto azionario, dopo che era stato dichiarato il fallimento della società. Sembra fatta e invece no. Perché uno degli azionisti, Luca Giovannone, si rifiuta di vendere e scompare. Cairo dovrà aspettare il 2006, quando rileva il marchio della vecchia società, con le coppe e i cimeli del grande Torino: non ci poteva essere modo migliore per festeggiare il centenario.

Il Toro torna subito in A, retrocede in B nel 2009, risale tre anni dopo. La storia continua.

Ma quella del Toro è una storia particolare. Non a caso la Rai ha dedicato ai granata due fiction: Il grande Torino nel 2005 e pochi mesi fa La farfalla granata, che ha raccontato la storia di Gigi Meroni, trasformata in una storiella sentimentale. Avvilente. Perché è impossibile far rivivere certe emozioni, tanti campioni, tragedie e trionfi come quelle del Toro. Forse rende più l’idea la strofa della canzone Leggenda granata del 1954, dal testo magari un po’ retorico:

“Quando in campo entrava il Torino

la vittoria baciava i granata,

ma Superga fu il loro destino

e lo scudetto avvampò nella fiammata”

Sì, perché quel Torino sarà sempre una leggenda.

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