Pubblicato: ven, 17 Lug , 2020

19 luglio 2020 ricordando Paolo Borsellino.

Tra due giorni ricorrerà il 28° anniversario dell’uccisione di Paolo Borsellino e dei ragazzi della scorta per mano della mafia.

di Filippo Torrigiani

Mentre gli anni trascorrono e la memoria rischia, talvolta, di essere superata, appare quanto mai importante richiamare la società, tutta, ad un rinnovato impegno morale e civile nella ricerca della verità.Dobbiamo e vogliamo sapere, conoscere, riflettere e capire.

Vi è un sottile ma robusto filo conduttore che collega l’arco temporale della barbarie stragista perpetrata da ‘cosa nostra’ in quelle settimane. Un combinato disposto di eventi e situazioni che vede sì’ come protagonisti indiscussi Riina e i suoi sodali, ma anche e purtroppo uomini dello Stato.

Gli eventi e le carte hanno evidenziato aspetti grotteschi: alti ufficiali appartenenti alle ff.oo che durante le testimonianze si sono palesemente contraddetti gli uni con gli altri circa la reale situazione avvenuta nel giorno della mattanza di quel torrido Luglio del 1992: l’agenda rossa scomparsa, la presenza di uomini dei servizi segreti.
E ancora ricorrono alla ribalta nomi di (illustri?) personaggi indossatori di divise cariche di galloni, chiacchierati e qualcuno pure giudicato come Bruno Contrada, Subranni etc. Nel mentre, sempre rappresentanti dello Stato più o meno in divisa, sono impegnati in una vorticosa attività alla ricerca di una turpe quanto riprovevole sorta di “intesa” tra le parti, ovvero un accordo certamente non scritto che avrebbe dovuto porre fine alla stagione delle bombe, ma che invece ha sortito l’effetto contrario: la c.d. “trattativa” Stato/mafia la cui esistenza certificata la dobbiamo all’impagabile e prezioso impegno del Dott. Nino Di Matteo e dei suoi collaboratori.

Più di una traccia ha chiarito che, sia Paolo Borsellino che Giovanni Falcone, avevano compreso la gravità della questione, ma nessuno dei due magistrati ha avuto, purtroppo, modo e tempo per raccontarlo nelle opportune sedi.

Serve quindi ricordare quegli anni così dolorosi e infausti: ognuno di noi lo deve fare, soprattutto per la responsabilità che abbiamo nei confronti dei nostri figli e dei giovani; al tempo stesso dobbiamo chiedere di conoscere la verità. Dobbiamo illuminare attraverso l’impegno, con un cono di luce, quella zona d’ombra, quella zona grigia dalla quale cui troppe volte il paese è stato ottenebrato. Alla denuncia dobbiamo affiancare la riflessione ed un sempre rinnovato bisogno di verità.

Per non dimenticare.

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