Pubblicato: sab, 31 Mag , 2014

La tv di Stato sciopera contro i tagli

E’ stato indetto dalle segreterie di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater, Libersind Conf Sal e Usigrai.

 

cavalloL’agitazione indetta dalle maggiori sigle sindacali del campo della comunicazione è in risposta ai tagli voluti dal governo Renzi che ammontano a centocinquanta milioni di euro. Nonostante le proteste il ministro dell’economia Morando è stato categorico « il taglio di 150 milioni alla Rai previsto dall’articolo 21 del Dl Irpef resta, l’esecutivo è invece disponibile a valutare l’esclusione della televisione pubblica dall’articolo 20 che taglia sulle partecipate»

Una apertura se pur minima che non ha convinto affatto i sindacati che in una nota congiunta hanno affermato che si è davanti ad: «un taglio drastico che non colpisce gli sprechi ma i posti di lavoro, creando le condizioni per lo smantellamento delle sedi regionali e ancor peggio per la svendita di RaiWay alla vigilia del 2016 (data in cui dovrà essere rinnovata la concessione per il servizio pubblico), lasciando intravedere inquietanti ritorni a un passato fatto di conflitti di interessi e invasione di campo dei partiti e dei Governi»

I toni e le polemiche sono alti e se da un lato gli sprechi e la cattiva gestione di alcuni settori da parte dei vertici di Viale Mazzini hanno reso necessaria questa misura in tempi di crisi economica e revisione della spessa, dall’altro lato stando a quanto rivendicano le sigle sindacali «in tempi di crisi anche la Rai deve contribuire al risanamento del paese risulta infatti affascinante quanto fuorviante, perché nasconde, dietro un’affermazione condivisibile, un’operazione poco trasparente, che rischia di mettere in ginocchio il servizio pubblico e la tenuta occupazionale nella più grande azienda culturale del paese»

«Altro tema, lo abbiamo già detto è quello della discussione su come ridurre gli sprechi e riformare la più grande azienda culturale del paese, rispetto al quale i sindacati sono come sempre disponibili al confronto. Un confronto che non può avvenire se il campo non verrà sgombrato dall’idea che la rete possa essere usata per fare cassa».

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