Pubblicato: ven, 20 Giu , 2014

Immigrazione, Odissea minori. Le criticità dell’assistenza oltre l’emergenza

A Roma la cooperativa Gea e la Ausl RME hanno presentato in un convegno le criticità dell’ accoglienza per i minori non accompagnati e lanciato un appello: costruiamo un futuro di normalità.


Riprese e montaggio video di Enrico Romita

Al 30 maggio 2013 erano 7000 i minori migranti non accompagnati, oggi saliti già a quota 8000, di cui 5626 sono stati collocati nelle comunità di accoglienza, ma di 1418 si sono perse le tracce. Oltre le statistiche, c’ è un tema centrale da affrontare: fare di questa umanità in fuga una risorsa per tutti, piuttosto che una manovalanza per la microcriminalità e la prostituzione. E, dunque, indirizzare gli sforzi oltre l’emergenza per costruire un percorso di studio, di lavoro, verso l’ inserimento sociale, recuperando questi giovanissimi dopo esperienze di violenza. Questo dovrebbe essere l’obiettivo finale di una strategia politica complessiva ed articolata, secondo Daria Reali, da anni impegnata con Giovanna Marcato a Ceccano, nella cooperativa Gea, promotrice, a Roma, lo scorso 10 giugno del convegno Odissea. Le risposte però ancora non ci sono e gli strumenti non sono chiari alla politica con la “P” maiuscola. Perfino, l’Unione Europea ha mancato la sua occasione per anni con un atteggiamento repressivo. Sognando l’immigrazione” zero” ha lasciato i singoli Stati soli di fronte ai flussi inevitabili di una ormai ordinaria emergenza. Lo ha dichiarato, al termine del convegno, Pasqualina Napoletano, già europarlamentare di lungo corso, oggi impegnata nell’Istituto per il Mediterraneo.

Il dibattito legislativo in corso

I minori dovrebbero essere tutti uguali nel mondo, davanti ai diritti e alle tutele, migranti, richiedenti asilo, in fuga da casa o dalle guerre. I minori non hanno bisogno di tutele speciali, ma di essere riconosciuti come minori. Facile a dirsi, ma non è ancora così per la legge vigente, per i migranti non accompagnati non dell’Unione Europea . Ecco perché le norme sono alla revisione della commissione Infanzia della Camera dei Deputati , partendo da un progetto di legge, sostenuto da forze partitiche trasversali e dalla ong Save the Children , di cui è relatrice la deputata Pd Sandra Zampa. Ma non basta, perché il cuore del problema resta il percorso da costruire per un futuro di socialità e di normalità, dentro uno scenario in cui le competenze sono frastagliate e generano discriminazioni, mentre gli enti locali privi di risorse, sono costretti a non accogliere la domanda o a limitarsi ad albergare i giovani senza un progetto e, a volte, con poca dignità.

La richiesta della rete delle comunità di accoglienza

Giuseppe Di Pinto, il coordinatore di CICAM, oltre 60 comunità di accoglienza, lamenta la poca professionalità nel volontariato, le inutili sovrapposizioni, mentre sarebbe utile focalizzare sulle expertise dei centri autorizzati per non disperdere risorse finanziarie. L’identificazione andrebbe fatta con controlli sanitari, mentre accade che i centri con condizioni igieniche carenti diventano permanenti, i minori restano inerti per mesi e preda di brutti giri per facili guadagni. Senza parlare di quelli che distruggono per rabbia le strutture o che le abbandonano, vagando per le città, esposti a molti rischi. La proposta di Di Pinto per i Cicam è quella di chiudere l’identificazione entro 72 ore e di creare un fondo unico per evitare discriminazioni tra minori o sistemi diversi tra le case famiglie.

 

 

Di

- Direttrice responsabile della testata giornalistica 100 Passi. Giornalista esperta in nuovi diritti, salute e sanità. Appassionata di cinema e di buone letture. Membro eletto del Collegio dei Probiviri della Federazione Nazionale della Stampa Italiana.

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