Pubblicato: mer, 12 Feb , 2014

Grande Migliore, i cassaintegrati temono la messa in mobilità

Il Comitato di sorveglianza del Mise ha dato parere positivo all’opzione bando unico per la cessione d’azienda 

 

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Si è riunito, ieri pomeriggio, a Roma, presso la sede del Ministero dello Sviluppo economico (Mise) di via Molise, il Comitato di sorveglianza per la valutazione tecnica del bando di gara per la cessione del ramo d’azienda del gruppo Grande Migliore. Per consentire il rilancio dell’attività produttiva, è stato stilato un bando di gara unico, che comprende la cessione di tutti gli 8.500 metri quadrati dell’immobile di via Regione siciliana. Due piani, uno agibile e immediatamente utilizzabile anche perché provvisto di tutte le autorizzazioni, un altro, il seminterrato, da completare.

Una soluzione che disorienta i dipendenti in Cassa integrazione che avevano sperato di potere riprendere a lavorare quando, in seguito al secondo bando, si era fatto avanti l’imprenditore palermitano Bellavia.

Il testo licenziato, ieri, dal comitato composto dai tecnici del ministero e dai maggiori creditori della Migliore, è il terzo bando da quando è stata posta in amministrazione straordinaria l’azienda, nel 2011. Il valore della gara è aumentato sensibilmente rispetto alla precedente (che pare presentasse vizi procedurali) e, temono appunto i lavoratori, la cifra stabilita potrebbe scoraggiare un rilancio dell’offerta da parte dell’investitore Bellavia. L’imprenditore era disposto a rilevare il piano agibile della struttura e riavviare l’attività. Oggi, difficilmente potrà rilanciare l’offerta. Per l’affitto del ramo d’azienda e per il marchio, infatti, serve almeno un milione e mezzo di euro, per ultimare i lavori e definire i parcheggi e le aree verdi sono necessari almeno 3, 5 milioni di euro.

I tempi sono molto stretti e, per i rappresentanti dei lavoratori che hanno preso parte all’incontro a Roma, a poco servirà la proposta dei sindacati di rivedere il prezzo dell’affitto e stornare dalla cifra totale dell’investimento l’ammontare dei canoni per sei anni.

Nemmeno la notizia del prolungamento di sei mesi della Cassa integrazione conforta i lavoratori: “ci sembra quasi solo un contentino”, commentano amareggiati e disillusi. Temono che il provvedimento sia l’anticamera per la mobilità. I cassaintegrati sono provati, ma continueranno a lottare per tornare a lavorare. Continuerà l’occupazione dell’immobile di via Regione siciliana e non sono escluse altre azioni dimostrative. 

 

 

 

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