Pubblicato: mar, 13 Mag , 2014

Corea: l’omofobia è una questione linguistica

Nuovo aggiornamento dei dizionari coreani, da pochi giorni il termine “amore” ha assunto una connotazione specifica, riguardante esclusivamente uomo e donna

dizionario coreaFino al 31 marzo il più importante dizionario online della lingua coreana descriveva la parola sarang (amore) come “sentimento di affetto tra due persone”. Negli ultimi giorni invece la definizione è stata aggiornata e resa più specifica, esplicando il termine in questione come “sentimento di affetto tra uomo e donna”, sostituendo così la neutralità di genere adoperata in precedenza.

In un mondo sempre più rivolto verso la tutela dei diritti degli omosessuali, la nuova interpretazione linguistica di una delle parole più importanti del mondo non è affatto casuale. L’introduzione della precedente definizione, avvenuta nel 2012, ha suscitato l’indignazione della Chiesa Protestante coreana, oltremodo influente nel paese: secondo i portavoce ecclesiastici, l’ambiguità insita nella definizione del termine “amore” è equivalente ad un’accettazione implicita dell’omosessualità, argomento altamente spinoso nel territorio.

Le rimostranze protestanti hanno trovato terreno fertile in Min Hyun-sik, presidente dell’Accademia Nazionale della Lingua Coreana, noto per le sue opinioni contro l’omosessualità e le sue plateali prese di posizione in merito: nel 2013, infatti, ha promosso un disegno di legge contro le politiche anti-discriminatorie del Governo coreano. Questa nuova involuzione del paese ha suscitato particolare scalpore, nonostante si tratti soltanto di un dettaglio linguistico, dimostrando che il dibattito sull’omosessualità in Oriente è talmente tanto delicato da essere destabilizzato con così poco.

 

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