Botta e risposta in Tv tra il deputato forzista Nicola D’Agostino e Leonardo Burgio (Lega), eletto illegalmente al terzo mandato: ”Lei oltraggia le istituzioni”. La replica: ”Non mi dimetto per non fare arrivare un commissario’‘. Il caso politico spacca la maggioranza, contro l’elezione anche l’Mpa di Lombardo.

A Serradifalco, in provincia di Caltanissetta, nel cuore della Sicilia rurale, c’è un sindaco eletto per la terza volta che non vuole abbandonare la poltrona occupata ”contra legem”: il braccio di ferro attivato da Leonardo Burgio, iscritto alla Lega di Salvini e figlio dell’ex assessora alla Salute della Regione Sicilia Daniela Faraoni, è la nuova spina nel fianco della maggioranza di centrodestra, e rischia di spaccare Forza Italia creando l’ennesimo imbarazzo all’esecutivo di Renato Schifani. “Lei attacca le istituzioni, le oltraggia perché se una legge dice che non puoi candidarti non ti candidi (…). Non è consentito dare questo esempio negativo proprio di contesti di totale anarchia” ha detto rivolto a Burgio il deputato regionale forzista Nicola D’Agostino durante un dibattito televisivo dell’emittente Antenna Sicilia, “uno che non si doveva neppure candidare è stato addirittura eletto, ed è ancora lì senza che nessuno controlli“. “Non mi dimetto perché se lo facessi saremmo commissariati” ha replicato Burgio, che alle telecamere mostra un inossidabile attaccamento alla poltrona nonostante la legge regionale vieti espressamente un terzo mandato nei Comuni con più di 5000 abitanti (e Serradifalco è tra questi) e a dispetto dei numeri ottenuti nella sua corsa solitaria a primo cittadino: in assenza di competitors con il 35,13% dei votanti, la sua elezione infatti non dovrebbe essere convalidata.
A sollevare il caso sono stati il vicepresidente ARS Nuccio Di Paola (M5S) e il deputato Pd Dario Safina, cui si è aggiunta una dichiarazione del Prefetto di Caltanissetta Licia Messina che ha chiesto di accertare che non esistano “motivi determinanti l’illegittimità dell’elezione“. Per le opposizioni e lo stesso centrodestra, le cause di ineleggibilità di Burgio erano evidenti da tempo, e lui stesso ne era consapevole. Lui che due mesi prima delle elezioni, in un’inedita alleanza con un altro sindaco a fine secondo mandato, Maria Gaetana Greco, prima cittadina di Agira (Enna) ed ex deputata nazionale del Pd, aveva persino inviato una ”diffida” a doppia firma intimando all’Assemblea Regionale Siciliana di approvare il disegno di legge presentato da Forza Italia, Fratelli d’Italia e dal movimento di Cateno De Luca Sud chiama Nord, per prolungare il mandato dei sindaci nei piccoli e medi Comuni della Sicilia.
L’obiettivo della norma proposta, il DDL 1089, era quello di adeguare la Legge Regionale in materia di elezioni, su cui le regioni a statuto speciale hanno potestà assoluta, alla Legge Nazionale, più permissiva. In quest’ottica, nei Comuni cosiddetti “medi” (come appunto Serradifalco) non solo si sarebbe aperta la porta all’opportunità di tre mandati consecutivi, ma se ne sarebbe disposto un quarto qualora uno dei mandati precedenti fosse “durato meno di due anni, sei mesi e un giorno per cause diverse dalle dimissioni volontarie“.
Questo tentativo di modifica normativa è stato rispedito al mittente per ben due volte, a marzo scorso, grazie al voto segreto e all’azione di una ventina di franchi tiratori presenti sui banchi del centrodestra. Che oggi appare ancor più frammentato dopo la presa di posizione del Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo, che ha definito l’elezione del 42enne non accettabile. Resta da accertare adesso cosa rispose Burgio alla domanda nella modulistica per la presentazione delle liste di candidati per il consiglio comunale, secondo cui per candidarsi bisogna non aver superato il limite di mandati fissato dall’articolo 3 comma 3 della Legge Regionale 26 Agosto 1992, n. 7“. Le risposte possibili sono due: o quella modulistica non è mai stata preparata, o Burgio avrebbe dichiarato il falso.
