Pubblicato: mer, 13 Ago , 2014

Teatro Valle, non si dorme più a teatro ma la fondazione vivrà

Riconsegnate le chiavi del teatro Valle occupato, resta il progetto Fondazione e la prima esperienza  di teatro partecipato in Europa.

Roma, 10 agosto 2014 – Era l’11 giugno 2011, son passati più di tre anni, da quando in un giorno di fine primavera, lavoratrici e lavoratori dello spettacolo, artisti, tecnici, autori, operatori hanno occupato il Teatro Valle di Roma per protestare contro i tagli alla cultura e impedire la privatizzazione del teatro, che senza il loro gesto sarebbe probabilmente finito con il diventare, in mano a qualche privato, un casinò o un supermercato, buttando via tutta la storia che uno dei teatri più antichi d’Italia porta con sè. Sin dai primi giorni all’interno del teatro si respirava un’aria nuova, piena di idee, di propositi, di sperimentazioni, con assemblee aperte a tutta la cittadinanza, serate “flusso”con vari ospiti a sera, eventi di aggregazione cittadina, corsi e spettacoli teatrali, e puntualmente la platea ed i palchi si riempivano di gente, appassionata e non. Il teatro si è trasformato in agorà, una piazza sociale e un laboratorio politico per la cittadinanza attiva.

Teatro Valle occupato. Foto di Mat Nardone

Teatro Valle occupato. Foto di Mat Nardone

In Europa nel corso degli anni è diventato un simbolo della rinascita culturale del nostro paese, anche attraverso premi e riconoscimenti. Un teatro in cui la protagonista è la cultura: teatro, cinema, danza contemporanea, drammaturgie, scritture sceniche, arti visive. Per la sua gestione si è scelta la strada della Fondazione Teatro Valle Bene Comune, primo esperimento in Italia, il cui Statuto è stato scritto attraverso un processo aperto e costituente, attraverso assemblee pubbliche: alla fine, riconosciuta dal Notaio, ha raccolto più di 5500 soci fondatori e un capitale sociale attraverso l’azionariato diffuso. Il rapporto con le istituzioni non è mai stato idilliaco, si sono succeduti governi e sindaci ma la situazione è rimasta la medesima: la Fondazione creata non è mai stata riconosciuta, il cui motivo principale risiede nel fatto che (secondo le istituzioni) è basata sull’illegalità. In questi giorni si è aperta una trattativa con il governo cittadino e con il Teatro di Roma, l’ente deputato alla sua futura gestione, presieduto da Marino Silibaldi, per una futura collaborazione peruna “sperimentazione del teatro partecipato”, e mettere a frutto l’esperienza realizzata attraverso la Fondazione. La condizione posta dalle istituzioni ( in primis dall’Assessore alla Cultura di Roma Capitale Giovanna Marinelli), per sedersi al tavolo con gli occupanti è la loro uscita dal teatro e la fine dell’occupazione, per lasciare spazio ai lavori di messa a norma della Sovrintendenza ai Beni Culturali e l’inizio dell’affidamento al Teatro di Roma: il D-Day accordato è il 10 agosto 2014, giorno in cui gli occupanti hanno portato via scatole accatastate, materassi, fotografie, sceneggiature, archivi accumulati durante l’occupazione. “Stanotte non si dorme in Teatro, da stasera lo stato di occupazione in qualche modo finisce, dormiamo sotto le stelle. L’appuntamento è per domani mattina tutti qua, e consegneremo al Comune le chiavi della sala dopo una conferenza stampa convocata per le 11 in cui illustreremo i futuri progetti della costituenda Fondazione Teatro Valle Bene Comune e faremo le nostre richieste alle istituzioni per garantire che il progetto di
teatro partecipato aperto alla cittadinanza resti vivo”. Lo ha annunciato Ilenia Caleo, membro della delegazione degli occupanti del Teatro Valle che nei giorni scorsi ha incontrato l’assessore alla Cultura Giovanna Marinelli, in apertura dell’assemblea pubblica in teatro. I prossimi giorni dovrebbe quindi iniziare la nuova stagione, il nuovo corso del Teatro Valle, che se tutto andrà bene diventerà poi la sede, se si arriverà alla firma della convenzione tra Teatro di Roma (a cui il Comune di Roma ha affidato la sala) e Fondazione dei quasi ex occupanti (ancora non riconosciuta dal prefetto anche per via della sede legale fissata nell’ex sala occupata), del progetto di teatro partecipato.

 

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