Pubblicato: mer, 20 Giu , 2018

Aumento dei reati economici

Invariato invece il potere, che si sovrappone a quello legittimo, dei comitati d’affari

 

Forse sarebbe il caso che il ministro Di Maio moderasse l’enfasi di qualche giorno fa: infatti siamo sempre nell’unica e immutata Repubblica dei comitati d’affari e delle onorate società che decidono grandi e piccole opere e la sorte dei governi. Dentro e fuori Roma si comanda pesando le parole, non sparandole più grosse.

La magistratura deve sostituirsi alla politica incapace di far pulizia e difendere la società cosiddetta civile dalla propria debolezza e permeabilità alla corruzione. Le società intermedie non adempiono più al loro ruolo; la famiglia, ad esempio, è ormai sovente un soggetto, per l’educazione dei minori, perfino negativo, laddove i genitori costituiscono, come viepiù accade, un cattivo esempio, fino al caso estremo di un ministro di questa Repubblica che usa i suoi figli come schermo propagandistico alle sue iniziative in dispregio del rispetto umano e delle leggi costituzionali sulla parità dei diritti.

Così le Procure non sono chiamate semplicemente a tutelare il rispetto delle norme, ma a costituire l’ultimo baluardo alla deriva etica, l’ultimo enclave della civile convivenza nel territorio viepiù vasto della foresta barbarica. Ed è allora che un lavoro normale in un paese di diritto, talora si trasformi tragicamente in una roccaforte di isolati difensori di regole normali per una comunità normale, che, unicamente per questo, rischiano l’eroismo. E’ la condizione che può toccare ad alcuni giornalisti semplicemente perché svolgono correttamente il loro mestiere di informare.

Nella relazione che Ettore Squillace Greco, procuratore capo di Livorno e magistrato calabrese da sempre impegnato sul fronte della mafia, invia al procuratore generale della Corte d’Appello di Firenze in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario, si legge: “In aumento i reati in materia economica. In particolare le denunce per bancarotte fraudolente societarie che registrano un aumento del 16%. Le distrazioni rilevate sono di circa 38 milioni di euro con un incremento del 78% rispetto al periodo precedente. In aumento anche i reati di falso in bilancio e le conseguenti denunce a carico di società e persone fisiche con rivelazioni di dati mendaci per 1,3 milioni di euro e sul punto la Finanza segnala un aumento del 376%. Per quel che riguarda l’attività penale-tributaria si è notato un aumento dei reati di particolare complessità e conseguentemente sono aumentati i sequestri anche per equivalente. Sul punto solo le Fiamme gialle hanno eseguito sequestri di valori mobiliari e immobiliari per circa 14 milioni di euro con un aumento del 59% rispetto al periodo precedente”.

Una situazione giudiziaria che ovviamente non è solo di Livorno. Sempre più volte sfugge la linea di demarcazione tra criminalità professionale e criminalità borghese: lo si evince dalle indagini che vengono rese note in Toscana, ma naturalmente, a parte i luoghi di origine, in ogni altra parte del Paese. Le mafie si presentano sempre di più come le organizzazioni capaci di realizzare ciò che è la maggiore volontà di una più vasta fetta di imprenditoria, partite Iva, carte Visa: eludere, evadere, frodare il fisco. Certo poi, sovente, questi signori, specie i meno attrezzati, tutti accecati dall’ansia del raggiro allo Stato finiscono per essere usurati dalle mafie. Sono altrettanti quelli presi nelle grinfie dei criminali perché in difficoltà in questi tempi di crisi. A disposizione delle mafie stanno consulenti, professionisti, erogatori di crediti; le mafie pilotano i fallimenti, ottengono appalti e subappalti degli enti locali e partecipazioni alle grandi opere, sono attrezzate per creazione di società di comodo, per la predisposizione di false fatturazioni e operazioni economico-finanziarie inesistenti.

Il nemico delle organizzazioni criminali è lo Stato di diritto, così come le regole che organizzano una società solidale e equa trovano disattento o ostile  il cosiddetto popolo, sulle emozioni del quale agiscono gli arruffapopolo che dicono al popolo quel che il popolo vuol sentirsi dire. Lo Stato che tutti questi soggetti immaginano, è uno Stato deprivato dei suoi poteri di orientamento, tranne una maggiore possibilità di tortura, piombo e schedature contro piccoli devianti, emarginati, diversi, emigranti: ma poiché il senso dello Stato è infimo, i demagoghi promettono licenza di uccidere, sia pure all’interno delle proprietà, per gli individui del popolo armati e proprietari. L’unico compito dello Stato deve essere la “pulizia e il decoro”. Per la direzione della società ci sono i comitati d’affari, le cupole massodeviate dove siede anche il terzo livello delle mafie.

Vi è un presidente del consiglio col curriculum tarocco che aspetta istruzioni e un ministro degli interni di nome Salvini, uso a prendersela unicamente con gli indifesi, e solo per questo il suo elettorato lo riconosce, adesso ha rievocato il censimento dei rom, il misero uomo che si vede già coi baffetti. E le mafie non possono che compiacersene. Salvini è stato eletto in Calabria. C’è una parte di Paese che subisce la presenza fisica delle mafie e un’altra che con le mafie si incontra dal commercialista. Il potere dei rituali iniziatici, dei comitati riservati si sovrappone a quello legittimo.

Fulvio Turtulici

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