Pubblicato: Gio, 16 Gen , 2020

“Petra” commuove l’Auditorium RAI

Presentazione del racconto “Petra” di Maria Grazia Lala.

     Auditorium gremito presso la sede RAI di Palermo, domenica 12 gennaio, in occasione della presentazione del racconto “Petra” di Maria Grazia Lala. L’evento è stato organizzato con un sapiente e ricercato mix di immagini, musiche e parole ed ha fatto registrare il sold-out di presenze: grazie al contributo fotografico di Angelo Macaluso, architetto palermitano con la passione per la fotografia, e alle musiche di Laura Lala, nipote dell’autrice e jazzista di talento, il pubblico si è emozionato alla vicenda umana della “signorina maritata”, rimasta vergine vedova di Agostino, disperso nella campagna di Russia.

     A introdurre alla lettura del breve romanzo la professoressa Nunziatina Bartolone, docente di Lettere presso il liceo “Vittorio Emanuele III” di Patti (Messina) che ha curato il testo, edito da Pungitopo e ha saputo incantare il pubblico con un’esposizione semplice e puntuale sulle varie chiavi di lettura del racconto. Insieme al giornalista RAI Mario Azzolini la relatrice ha definito le coordinate spazio-temporali su cui si innestano le storie private di poveri viddani vessati dalle angherie e dalla vita stessa, umiliazioni quotidiane nel contesto rurale della Sicilia fascista e segnata, dopo la fine della guerra, da una massiccia emigrazione con cui si espresse una forte volontà di riscatto. Maria Grazia Lala, alla sua terza pubblicazione, racconta storie vere di disuguaglianze sociali e di discriminazioni e sui personaggi di queste vicende si è incentrata l’analisi della professoressa Bartolone, coinvolgendo un pubblico attento alle umanissime vicissitudini di jurnatara e gente comune, di sovrastanti e ruffiani, ma anche e soprattutto di donne. Il racconto è infatti principalmente declinato al femminile: molteplici le donne che vivono in prima persona l’inganno degli uomini e della storia e tra queste la trinità femminina rappresentata dalla protagonista, Petra, bambina orfana nell’infanzia e vedova di un matrimonio celebrato, come ineluttabile presagio nefasto, in articulo mortis da giovane. Accanto a lei la madre, a sua volta vedova di un uomo che non raggiungerà gli anni di Cristo per aver osato opporsi alle angherie, e la nonna, a sua volta madre addolorata di un figlio che non tornerà per la malvagità e il disinteresse di altri, certi che la prosperità delle terre sia determinata dalla mitica nascita di Cerere in Sicilia e non dalla fatica quotidiana dei braccianti. La narrazione si propone anche come metafora, talvolta ironica talvolta amara, di una terra-madre generosa a cui vengono strappati i suoi figli più nobili per non fare più ritorno, in una lingua semplice e mai scontata né incline a pretese letterarie. La maturità della cuntatrice Lala impone di sottrarre al declino verso l’oblio i ricordi e i luoghi di una storia non ufficiale e per questo più vera ed intensa, così come le note di canti popolari che diventano colonna sonora di immagini intense e suggestive.

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