AMMINISTRATIVE SICILIA/ A Serradifalco sindaco eletto illegalmente, nuova grana per il governo Schifani

Leonardo Burgio, unico candidato in corsa per il ruolo di sindaco a Serradifalco (Caltanissetta) di fede leghista, ha “stravinto” il suo terzo mandato consecutivo. Mandato che la normativa regionale siciliana considera però illegittimo per Comuni con più di 5mila abitanti, ma che una recente sentenza costituzionale potrebbe tornare a legittimare. E il neo sindaco si è aggrappato proprio a quest’ultima arma giuridica
La confusione politico-giuridica regna sovrana in terra siciliana in occasione della corsa per le amministrative comunali nella Regione. A Serradifalco, comune di oltre 5.300 abitanti in provincia di Caltanissetta, ha trionfato senza avversari Leonardo Burgio, 42 anni iscritto alla Lega per Salvini premier.
Una vittoria destinata a diventare un caso politico per i suoi incroci con la normativa vigente in Sicilia e una pronuncia della Corte Costituzionale che sconfesserebbe quella norma. Senza contare i dubbi sulla percentuale di votanti, che potrebbe non aver neppure raggiunto il livello minimo richiesto per il quorum.
Rieletto al terzo mandato da sindaco uscente, Leonardo Burgio ha concluso, lunedì 25 Maggio, una corsa politica in solitaria con un approdo illegale verso la poltrona di sindaco, dal momento che, secondo l’ordinamento regionale, è vietata la rielezione al terzo mandato nei Comuni la cui densità popolare superi i 5 mila abitanti. E a Serradifalco l’asticella rossa dei due mandati consecutivi era evidente e ben nota a tutti, dal momento che il Comune supera la soglia dei 5.300 abitanti.
Chissà se dietro la sua scelta di correre da solo oltrepassando i confini della legge, c’è la consulenza di un’esperienza politica familiare consolidata (Burgio è infatti figlio di Daniela Faraoni, assessora regionale alla Salute in Sicilia dal 21 Gennaio 2025 e già Direttrice Generale ASP Palermo l’anno precedente). Certamente c’è la speranza che a sanare l’anomalia normativa sia la sentenza n. 16 del 19 Febbraio scorso della Corte Costituzionale, secondo cui le Regioni a Statuto speciale non possono introdurre limiti alla ricandidabilità dei sindaci quando (tali limiti) non siano compatibili con quelli fissati dalla normativa nazionale.
A segnalare ai vertici regionali (Schifani e il presidente dell’ARS Galvagno) l’incostituzionalità della norma regionale era stata l’ANCI Sicilia (Associazione Nazionale Comuni Italiani) con una diffida formale, pochi giorni dopo la sentenza della Consulta, ma il governo regionale ha tirato dritto verso la campagna elettorale. Sicché, alla data odierna, la norma regionale che vincola i terzi mandati è perfettamente valida e legittima, non essendo ancora stata impugnata davanti alla Corte Costituzionale. Sul fatto che poi – paradosso sul paradosso – la norma regionale parli di ineleggibilità ma non di incandidabilità, è un altro paio di maniche (perché infatti lasciare che un Burgio si candidi al terzo mandato se poi non lo si può eleggere?).
Forte dell’appoggio della lista civica Il futuro ci unisce, con 12 candidati, Leonardo Burgio il solitario aveva un solo “nemico”, il vincolo del quorum, sul raggiungimento del quale pesano i dubbi manifestati dallo stesso candidato. Se Burgio, infatti, sostiene di aver raggiunto il 65% dell’affluenza, a smentirlo ci sarebbe il sito ufficiale dell’Assessorato Regionale delle Autonomie Locali e della Funzione Pubblica che indica il dato definitivo, fissandolo nel 35,13%. Cioè 2.925 votanti su un totale di 4.536 aventi diritto, che non hanno avuto difficoltà a scegliere la preferenza davanti ad una scheda elettorale con un solo nome. Ma allora: se i dati ufficiali della Regione parlano del 35,13% di affluenza definitiva alle ore 15 di lunedì 25 Maggio, perché Burgio ha festeggiato il quorum?
A spiegarlo con tono di denuncia, è stato il deputato Pd Dario Safina, intervenuto ieri 26 Marzo alla seduta d’aula ARS parlando ai pochi presenti. “Burgio autoproclamava che (…) si era superata la soglia del quorum di validità del turno elettorale perché decideva che tra gli elettori non si contano gli iscritti all’Aire [Anagrafe italiani residenti all’estero, ndr]”. Anche in questo, spiega Safina, Burgio si sarebbe aggrappato ad una norma nazionale esistente, contenuta nel D. Lgs del 2025 e secondo cui per i Comuni con meno di 15mila abitanti gli iscritti all’Aire non si conteggiano. Ma Burgio sarebbe incappato in un errore di applicazione della stessa: perché tale norma è valida solo in Regioni a Statuto ordinario, non certo in Sicilia. “Rammento a me stesso – il commento sarcastico di Safina – che il 15 Maggio 1946 veniva approvato lo Statuto che prevede che in materia di Enti locali la Regione Siciliana abbia competenza legislativa esclusiva“.
Per la maggioranza di Schifani il problema dell’elezione di Burgio è quindi duplice: da un lato una grave spallata a norme regionali legittime, dall’altro il suo appello a leggi totalmente estranee alla Regione siciliana. “Gradirei che l’Assessore agli Enti locali segua quello che sta accadendo nel Comune di Serradifalco, perché la Sicilia è ancora una Regione a Statuto speciale e nessuno può arrogarsi il diritto di stabilire come si applicano le norme, se non chi è deputato ad applicarle” la stilettata del deputato Safina. E così, mentre dall’aula del Parlamento il pentastellato Nuccio Di Paola ha assicurato prossime valutazioni, da parte dell’ufficio elettorale, della validità delle elezioni di Burgio, il neo eletto sindaco (per la terza volta) ringraziava ieri gli elettori dopo un’elezione contra legem per la normativa regionale.

























