14 Luglio 2026

Le mafie comunicano dal carcere con i cellulari continuando il controllo del territorio dando disposizioni ai gregari.
 

Lo dicevamo da tempo, lo abbiamo ribadito in incontri con associazioni antimafia e lo avevamo anticipato con un podcast su 100 passi journal:

La conferma di quanto sostenevamo è arrivata ieri.

Un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, culminata con 22 provvedimenti di fermo eseguiti dai Carabinieri, ha smantellato la cosiddetta “banda del kalashnikov”, attiva tra San Lorenzo e Zen 2. I boss continuavano a gestire il racket delle estorsioni e il narcotraffico impartendo ordini direttamente dal carcere tramite smartphone.

Altro che 41 bis e isolamento: la detenzione si dimostra troppo spesso un deterrente inefficace di fronte alla capacità della criminalità organizzata di fare entrare e utilizzare telefoni cellulari all’interno degli istituti penitenziari. È il caso di Salvatore Verga, boss del mandamento di Tommaso Natale e figura centrale dell’ultima escalation criminale.

Nonostante fosse ristretto nel carcere di Trani, Verga avrebbe continuato a mantenere contatti costanti con l’esterno, impartendo disposizioni ai gregari, organizzando spedizioni punitive e seguendo da vicino le intimidazioni.

Gli inquirenti sono arrivati a scoprire che dietro al numero memorizzato da Piazza, uno dei gregari di Verga con l’emoticon delle bombe, c’era un apparecchio in uso al detenuto. I carabinieri hanno accertato che Verga aveva ordinato a Piazza di colpire la sede della “Sicily By Car” autorizzandolo ad avvalersi della collaborazione di complici.

Il collaboratore D’Agostino avrebbe dichiarato ai magistrati che Verga è in possesso di molte armi di assalto che secondo la ricostruzione investigativa, sarebbero state acquistate in Puglia, dove il Verga è detenuto, e successivamente trasferite a Palermo.

Le indagini, supportate anche dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, hanno delineato un quadro allarmante. A imporre il pizzo e mantenere il controllo territoriale sono spesso giovanissimi e nuove leve, pronti ad agire anche per poche centinaia di euro, su mandato dei vertici. Questa continuità operativa, garantita dai telefoni cellulari che entrano clandestinamente nelle celle, evidenzia quanto sia ancora fragile il muro di contenimento dello Stato nei confronti della comunicazione tra i boss detenuti e i gregari a piede libero.

Questo, ribadiamo, è anche frutto della mancata volontà politica di istallare nei penitenziari gli inibitori che bloccherebbero ogni possibilità di funzionamento degli smartphone, oltre che quelli all’esterno che inibirebbero anche il funzionamento di droni che, in alternativa alla complicità interne bypassano gli ostacoli con le consegne a domicilio nelle finestre delle celle.

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