Pubblicato: Dom, 23 Mar , 2014

Settanta anni fa il massacro delle Fosse Ardeatine

Tra le vittime criminali comuni, prigionieri politici e molti ebrei 

Il  23 marzo 1944 alcuni partigiani appartenenti ai Gruppi di Azione Patriottiche fecero esplodere una bomba in via Rasella a Roma mentre passava una colonna di militari tedeschi. I partigiani riuscirono ad evitare l’arresto disperdendosi tra la folla accorta in seguito all’esplosione. L’azione,  preparata nei dettagli, faceva seguito ad una serie di massacri ad opera dei tedeschi ai danni di persone innocenti, avvenuti nei mesi precedenti nelle zone intorno la Capitale. I militari colpiti erano per lo più tedeschi provenienti dal Sud Tirolo, facevano parte del battaglione appartenente all’undicesima compagnia, il Reggimento di Polizia “Bozen”. Il bilancio finale dell’attentato fu di 43 morti ed alcuni feriti tra i civili presenti. Il primo ad arrivare sul posto fu il questore Pietro Caruso, seguito dal generale Mälzer il quale reclamava a gran voce giustizia per i suoi soldati. Per rispondere all’onta subìta, quella stessa sera  il comandante delle SS Herbert Klapper ed il generale Kurt Mälzer proposero la fucilazione di 10 italiani per ogni militare tedesco morto. Le vittime sarebbero state scelte tra i prigionieri, politici e comuni, condannati a morte detenuti a Regina Coeli e nel carcere di via Tasso a Roma.  Fu lo stesso Kappler, a stilare gli elenchi con i nomi delle vittime. Data la difficoltà di trovare in così breve tempo un numero elevato di condannati a morte, Kappler prese in considerazione la possibilità di includere nell’elenco anche i 57 ebrei imprigionati in attesa di essere deportati, oltre a uomini arrestati per oltraggio alle truppe tedesche, possesso di armi da fuoco ed esplosivi o perché sospettati di essere a capo di movimenti clandestini.

Il 24 marzo 1944 i militari tedeschi, guidati da Enrich Priebke e Karl Hass, radunarono le vittime designate presso le Fosse Ardeatine, in origine catacombe cristiane opportunamente scelte per occultare i cadaveri. Una volta all’interno delle cave, Priebke e Hass si accorsero che le persone selezionate erano erroneamente 335 e non 330 come previsto originariamente. Le SS decisero che il rilascio di quei  5 prigionieri avrebbe potuto compromettere la segretezza dell’operazione pertanto li uccisero. Alle 15:30 iniziarono le fucilazioni. I condannati entrarono nelle grotte con le mani legate dietro la schiena, furono fatti inginocchiare e uccisi ad uno ad uno con un colpo alla nuca. Compiuto il massacro, i militari tedeschi fecero saltare in aria l’entrata delle fosse, in modo da rendere impossibile la scoperta dell’eccidio. Quella stessa sera l’Alto Comando diramò un comunicato con quale si rendeva nota la volontà di stroncare l’attività dei protagonisti dell’attentato di via Rasella ordinando che sarebbero stati fucilati 10 “comunisti-badogliani” per ogni tedesco ucciso. L’ordine, ovviamente, era già stato eseguito. Il comunicato fu riportato da alcuni quotidiani romani il giorno successivo, a strage ultimata. I responsabili dell’eccidio furono processati e condannati all’ergastolo. Kappler, malato di tumore, riuscì ad evadere con l’aiuto della moglie dall’ospedale del Celio nel 1977. Rifugiatosi in Germania morì nel febbraio del 1978. Kesselring venne catturato alla fine della guerra, nel 1946 fu condannato a morte ma la pena fu commutata in carcere a vita. Morì in Germania nel 1960.  Priebke, dopo essere stato latitante in Argentina fu arrestato ed estradato in Italia. Condannato all’ergastolo è morto lo scorso ottobre a Roma. Dopo 70 anni, sono ancora molti i misteri attorno alla mattanza delle Fosse Ardeatine. Solo due anni fa infatti sono stati identificate 3 vittime ancora senza nome:  Salvatore La Rosa, Michele Partito e Marco Moscato.

Come ogni anno, in tutta Italia si terranno molte manifestazioni in ricordo delle vittime dell’eccidio. Durante la cerimonia prevista per la mattina, alla presenza dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, verrà letto l’elenco dei nomi delle persone trucidate dalla follia nazista. A Roma il Comune ha organizzato con il centro giovanile Tetris un “percorso della memoria”. Di pomeriggio  presso il Mausoleo delle Fosse Ardeatine si terrà un incontro con la proiezione del film-inchiesta “Roma 1944: l’eccidio alle Cave Ardeatine” di Massimo Sani. 

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