SANREMO CIRCUS
Fuori dall’Ariston lo specchio della società.
Mentre alla faccia del diritto internazionale i nuovi imperatori rispolverano il colonialismo, tutte le trasmissioni televisive e radiofoniche, anche le più rispettabili, parlano solo di Sanremo, per questo, io tralascio lo stampo giornalistico per scrivere delle sensazioni e dello stupore destatomi tra le vie di Sanremo e agli eventi collaterali.
Ero già stato a Sanremo quando nel 2016 nei giorni del festival per Radio 100 passi al Teatro del Casinò, avevo partecipato come relatore insieme ai magistrati, Giuseppe Ajala e Gherardo Colombo, all’incontro, “legalità e antimafia nel regno dell’azzardo”.

Ci sono tornato quest’anno da cantautore, invitato come ospite alla XV edizione di, “La Milano Sanremo della canzone italiana”, Per eseguire “Peppe Meu” Memorial song per Peppino Impastato negli studi televisivi di Globe tv international proprio di fronte l’Ariston.
Nel 2016 si respirava un’aria festosa, c’erano si gli immancabili irriducibili fans dietro le transenne, ma non era ancora il boom dei social, c’erano meno persone che si illudevano di essere “creatori di contenuti” e il virus degli influencer non si era ancora diffuso.
In questi giorni, camminando per strada è stato un continuo sfilare di video-selfie. Se da un lato tale fenomeno può essere visto come una ricerca di connessione e condivisione estroversa, dall’altro, osservando i protagonisti, non esito a definirla una forma di narcisismo digitale. Il bisogno ossessivo di scattarsi foto e video è talvolta una forma di dipendenza, alimentata dalla necessità di validazione sociale, se non appari non esisti.
Il circo, alimentato da chi era in cerca di visibilità mi ha fatto incontrare anziani con: abbigliamenti, cappellino compreso, laminati o a specchietti e neanche a dirlo, con improbabili capigliature ritinte. Per proseguire con i vari sosia, e con personaggi con mantelli, pantaloni e scarpe dorate, tralasciando per decenza le attempate con vertiginose scollature sfoggianti il seno rifatto.
Il fenomeno maggiore sono state le tante ragazze in posa per foto e intervistate per strada. Quello che però mi ha più colpito sono state le tante giovanissime con nasino all’insù, labbra canottino, zigomo accentuato e sopracciglia tatuate. Mi è anche capitato d’essere accanto a tre amiche, che evidentemente nella condivisione si saranno certamente rivolte allo stesso chirurgo estetico, perché strabiliante, erano praticamente tre sosia.
Confesso, sono in cresi, sono diventato un moralista? E’ colpa dell’età che avanza? E’ tutta colpa delle reminiscenze per aver vissuto il periodo della liberazione sessuale e le lotte con le femministe o è lo specchio della società?
Quale? Quella di Gianna Pratesi 105 anni, che racconta sul palco di Sanremo: “A casa mia eravamo tutti di sinistra, i fascisti? Ciao ciao”? O quella del vincitore del festival Sal Da Vinci acclamato e votato dal pubblico e che ha cantato l’indissolubilità del matrimonio?

Per quanto riguarda invece i vari eventi collaterali, specie quelli di casa Sanremo, come quello al quale sono intervenuto che trattava della disabilità, ma anche quelli dei giorni seguenti, purtroppo delusione,

visto che pur essendo eventi pubblici non consentivano il libero ingresso invece riservato ai possessori di pass rilasciati solo su invito settimane prima.
Anche la città, comprendo anche per motivi di sicurezza, era divisa in zone, alle quali si accedeva sempre con pass. Anche in questo caso ricompare il fenomeno sociale, perché come mi raccontava un amico della Cgil locale, se non hai almeno quattro pass non sei nessuno, ahimè, io ne avevo solo uno.

























