Pubblicato: gio, 20 Apr , 2023

i funerali del clan degli zingari di Catanzaro con gli onori come i boss

Carrozze nere trainate da cavalli bianchi, sullo sfondo colonne sonore evocative. Lo stile dei Casamonica in terra di ndrangheta.

Nel 2015 tutto il mondo ha visto il funerale di Vittorio Casamonica, con il feretro portato su una carrozza nera del 1910 trainata da tre file di cavalli irlandesi, con tanto di elicottero che sorvolava la città lanciando petali di rose sulle potenti note de “il Padrino”. Manifesti appesi ovunque salutavano “u re di Roma”. Altre commemorazioni del clan Casamonica non sono passate inosservate, recentemente anche a Milano, Pescara, Torino e sempre più nel nord Italia, così pure quelle per i boss di ndrangheta con tanto di corteo e fiori lanciati dal cielo. Nemmeno cosa nostra e i suoi affiliati rinunciano alla tradizione, il feretro si porta a piedi o in carrozza, con musica, palloncini, fuochi d’artificio e grande fasto. L’ultima indagine in Sicilia, a Palermo, pochi mesi fa. Una celebrazione che va ben oltre all’estremo saluto per il defunto, ma si propone come l’ennesima rivendicazione di potere in territori già sottomessi ai clan, in una sorta di passaggio di consegne esplicitato. Devozione e reverenza confluiscono da un boss al suo successore. Riti e tradizioni che solo apparentemente sono lontani nel tempo. Nelle regioni del sud Italia, e in particolare nei piccoli paesi di periferia dove si festeggiano ancora le ricorrenze, i ritorni a casa e gli anniversari, questa è realtà quotidiana. Un modo non solo per esercitare l’autorità, ma anche per farne sfoggio e dimostrare la disponibilità di denari, per sedurre e conquistare la comunità locale che spesso vive di stenti.

A giugno 2016 il clan degli zingari rivendica la propria autonomia rispetto ad altre cosche non solo per la spartizione delle estorsioni, perfino in Calabria in terra di ndrangheta. La cerimonia funebre in stile Casamonica trova spazio anche a Catanzaro. La carrozza è trainata da quattro cavalli bianchi condotti da due cocchieri. La banda musicale suona la colonna sonora del film “Il Camorrista”. La chiesa di Santa Maria, nel quartiere di viale Isonzo, è strapiena, si celebrano i funerali di uno dei capi della comunità rom. La vicenda finisce nell’inchiesta sulla cosca dei rom di Catanzaro per il suo alto valore simbolico. Per i magistrati della Dda del capoluogo le cerimonie funebri sono un elemento «che qualifica il clan», un «momento nel quale convergono le diverse anime della consorteria, per manifestare rispetto nei confronti dei defunti e delle famiglie». La cerimonia funebre secondo gli inquirenti sarebbe «avvenuta con le stesse modalità in cui vengono fatti gli onori a un vero e proprio capo mafia.»

Nella richiesta di misura cautelare della Dda che ha portato il gip a disporre 62 arresti, notificati dagli uomini della Mobile, vengono indicati almeno due eventi, definiti sintomatici per il senso di appartenenza tra sodali. Il primo, appunto quello di Francesco Passalacqua, alias “u di ndì”, il cui rito funebre ha visto un eccesso di sfarzo e pomposità. Dopo tre giorni l’allora sindaco aveva emanato un’ordinanza [n.5 giugno 2016] che ordinava il divieto su tutto il territorio comunale per motivi di ordine pubblico di svolgere i cortei funebri a piedi, proibendo il trasporto della salma su qualsiasi altro mezzo che non fosse l’auto delle imprese funebri. Un anno dopo la morte di Francesco Passalacqua, nel giugno 2017 sono stati affissi dei manifesti funebri nei quartieri di Catanzaro sud che ne annunciavano la ricorrenza, rinnovandone alla cittadinanza l’immagine di uomo d’onore. A questo proposito gli inquirenti scrivono: «Attraverso tale pubblicazione, la comunità nomade ha voluto ulteriormente inviare un messaggio a dimostrazione dell’esistenza, al loro interno, di persone che rivestono un prestigio e godono di una fama paragonabili a personaggi appartenenti alle consorterie mafiose più blasonate». Tre anni più tardi, novembre 2019, altro funerale e nuove informative. Muore un 30enne, nipote del capo clan degli zingari Luigi Vecceloque Pereloque, e le intercettazioni riportano le reazioni della comunità alla richiesta della polizia. Gli agenti avevano, infatti, contattato il responsabile delle onoranze funebri e il patrigno del giovane ammonendoli affinché la cerimonia si svolgesse in modo pacato, senza la presenza della banda musicale, senza cavalli, evitando di gettare fiori in strada ed effettuare processioni con il defunto in spalla. Le conversazioni intercettate avrebbero poi svelato che l’intero costo del funerale, per quasi diecimila euro, sarebbe stato pagato dal loro clan (la famiglia Bevilacqua-Passalacqua), come atto di solidarietà.

L’utilizzo di carrozze, nei quartieri a Sud della città, tanto per cerimonie funebri quanto per quelle nuziali, piace particolarmente agli zingari, è un rituale che fa parte della tradizione della comunità. Il collegamento con i funerali dei capi dei Casamonica a Roma è immediato. Al di là della valenza folkloristica, i funerali, secondo quanto riportato nella richiesta della Dda, “costituiscono un indice fattuale significativo della forza delle consorterie mafiose, poiché quello è il momento nel quale deve essere manifestato rispetto nei confronti della famiglia del defunto e nel quale convergono esponenti di altre famiglie per manifestare la propria vicinanza. Si instaurano nuove alleanze, si rafforzano i rapporti tra i sodali. Le cerimonie risultano assai significative, inoltre, anche per una lettura delle dinamiche e degli equilibri territoriali, oltre ad un’evidente compiacenza, se non addirittura affiliazione, della chiesa e dei suoi parroci. Dalle risultanze investigative è già emerso come le ndrine abbiano acconsentito lasciare un minimo spazio di azione anche agli zingari, a cui avrebbero delegato parte delle estorsioni e delle piazze di spaccio. L’inchino alla ndrangheta rimane comunque evidente, gli zingari in terra calabrese nulla possono senza il permesso degli uomini d’onore, e a Catanzaro ciò si traduce nello sguardo della potente famiglia dei crotonesi che comanda non solo in Italia, ma mezzo mondo.

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