Pubblicato: Sab, 10 Mag , 2014

Expo, i tentacoli della criminalità organizzata sugli appalti

Pilotare e spartire la torta degli appalti per la costruzione dei padiglioni dei Paesi stranieri ospiti all’Expo per garantire i lavori alle imprese ‘amiche’

expo 2015Ad un anno esatto dalla sua celebrazione che avverrà nel maggio 2015, l’Esposizione Universale di Milano fa già parlare di se: centro di affari illeciti dietro la gara per gli appalti dell’Expo. Spunta anche il tentativo della “squadra” guidata da Gianstefano Frigerio, Primo Greganti e Luigi Grillo di ‘pilotare’ e spartire la torta degli appalti per la costruzione dei padiglioni dei Paesi stranieri ospiti all’Expo per garantire i lavori alle imprese ‘amiche’, tra le carte dell’inchiesta della Procura di Milano che ieri ha portato in carcere l’ex parlamentare Dc, l’ex funzionario del Pc soprannominato ‘Compagno G’, l’ex senatore prima di Forza Italia e poi del Pdl e, oltre a Sergio Cattozzo, esponente Dc ligure e un imprenditore, il direttore Pianificazione e Acquisti di Expo2015 Angelo Paris. Che il terzetto, con la complicità di Paris, cercasse di mettere le mani non solo sul progetto Vie d’Acqua ma anche su questo ‘capitolo’ dei lavori viene a galla da una serie di intercettazioni che risalgono a meno di tre mesi fa e ora agli atti dell’indagine condotta dalla Gdf e coordinata dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dai pm Claudio Gittardi e Antonio d’Alessio.

Intercettazioni che compaiono nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Fabio Antezza e che testimoniano come “dietro lo schermo del ‘Circolo Culturale Tommaso Moro di Milano'”, presieduto da Frigerio e usato come bade operativa, si nascondesse “un ‘centro di affari illeciti'”. Il 28 febbraio scorso, infatti, Frigerio durante un incontro con Paris in uno degli hotel di lusso in piazza della Repubblica a Milano, facendo leva sulla necessità di ‘accelerare’ i lavori, “raccomanda nuovamente una soluzione ‘di emergenza’ – si legge nel provvedimento – destinata a ripartire le assegnazioni” tra le aziende già inserite in Expo, tra cui anche quelle ‘amiche’.

“Prendele le più grosse, – spiega Frigerio – gli date dieci per una… !”… “semplifica!… Se è l’unica via!” Un suggerimento quello di Frigerio che Paris dovrà poi ‘girare’ all’ad di Expo Giuseppe Sala (non è indagato) con cui ha il compito, annota il giudice , di “insistere” in modo tale che “la strategia del sodalizio” e cioè fare partecipare alle gare le imprese di riferimento, “sia effettivamente attuata”. “Scegliete voi le aziende o ne scegliete sei che ne fan sessanta …più qualificale… che lavorano già con voi… cosa c’è dietro… con sala insisti!”. Una soluzione di “emergenza” prospettata più volte dall’ex parlamentare Dc e che avrebbe visto in prima linea anche Primo Greganti. Alla fine di gennaio infatti in una riunione tra l’ex funzionario del Pci, Fernando Turri il legale rappresentante della Coop Viridia, e Paris, quest’ultimo, stando agli atti dell’indagine, avrebbe fornito informazioni riservate e cioè “le tempistiche relative alla realizzazioni dei rispettivi padiglioni”, per “favorire l’imprenditore sponsorizzato da Greganti”.

Quest’ultimo – che per l’accusa avrebbe curato gli “svariati interessi illeciti facenti capo a tutte le numerose cooperative che a lui fanno riferimento quale collettore con le stazioni appaltanti” in cambio di “corrispettivi” – non fa mistero, in un altra intercettazione che per lui uno “degli affari di massimo interesse” sarebbe stata “la questione del padiglione cinese”. Infatti, il 21 marzo scorso, parlando al telefono con Luciano Torquat, attuale liquidatore e già rappresentante legale di Tempi Moderni S.r.l. “sottolinea – riporta ancora l’ordinanza del gip – che la Cina ha intenzione di predisporre l’intero padiglione in modalità self-built. Tuttavia – annota il giudice – (…) riferisce di aver comunque rappresentato l’importanza della sua mediazione”. “Beh i cinesi li abbiamo incontrati, li ho incontrati a Milano”, dice Greganti aggiungendo che “fanno fare tutto giù in Cina, qui c’è solo un problema di montaggio…Perchè c’è un rapporto con le Istituzioni, con l’Amministrazione, un rapporto con le altre imprese che lavorano lì…(…) comunque, in ogni caso, gli abbiamo detto noi siamo qua (…) che se avete bisogno noi ci siamo, insomma”. E sempre rivolgendosi al suo interlocutore: “vi assistiamo in tutto, voi state tranquilli, definiamo prima quali sono i costi, voi sicuramente risparmiate, accelerate i tempi e noi vi diamo una mano. Questa è stata l’impostazione”.

E proprio per dimostrare il suo interesse ha precisato di avere avuto la richiesta “di preparare una memoria in cinese e mandarla giù in Cina (…) noi abbiamo preparato la memoria, l’abbiamo mandata su in Cina”, anche perché è necessario tenere conto che la CMC, la coop per cui si spende nel tentativo di inserire tra gli imprenditori di riferimento del sodalizio, “già c’ha un ufficio in Cina, a Shangai”.

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