Pubblicato: Mer, 26 Nov , 2025

Agrigento, capitale del fallimento culturale

Progetti incompiuti e mancata rendicontazione: i rilievi della Corte dei Conti mettono a nudo un’occasione mancata segnata da gaffes a raffica e turismo latitante: ” a rischio il valore della leva culturale per la coesione sociale”.

«Agrigento può essere il cardine della rinascita di un territorio ricco di complessità, prodotto delle innumerevoli civiltà che sono fiorite, sfiorite e rifiorite». Ha commentato così il ministro della Cultura Alessandro Giuli il 18 gennaio 2025 durante la cerimonia inaugurale di Agrigento Capitale della Cultura al Teatro Pirandello, che ha accolto tra le più alte cariche dello Stato anche Sergio Mattarella.

Una cerimonia in pompa magna che dietro le quinte nascondeva un clamoroso fallimento gestionale su cui in pochi, oggi, possono dire di non essere stati avvertiti: appena venti giorni prima, il 30 dicembre 2024, il Codacons territoriale aveva inoltrato una lettera di richiesta di Commissariamento al capo dello Stato Mattarella, ai ministri Piantedosi, Giuli, Salvini, al Presidente della Regione Schifani e al prefetto di Agrigento Salvatore Caccamo. Una richiesta nata dalla bufera giudiziaria in seguito agli arresti di dirigenti e consulenti del Comune di Agrigento e alla programmazione, ancora fumosa, dei progetti da realizzare nel 2025. Da allora, una sequela di incredibili strafalcioni amministrativi: dai tombini asfaltati per l’arrivo del Presidente della Repubblica alle infiltrazioni d’acqua al Teatro Pirandello, ai cartelli scritti in un italiano approssimativo, paradosso dei paradossi, sulla ”strada degli scrittori”.

Oggi, a distanza di un anno, il bilancio, se non certifica il fallimento, certamente testimonia le tante criticità strutturali. Dei 44 progetti presentati, venti sono stati conclusi, venti sono in fase di realizzazione e quattro in fase di affidamento. Su tutti pesa il giudizio della Corte dei Conti: in primo luogo, c’è da mettere sul piatto la cifra spesa. Dei dieci milioni stanziati dalla Regione, quattro sono stati spesi per le iniziative culturali-promozionali legate all’evento nel solo 2024. Una rendicontazione ufficiale, però, ad oggi non è disponibile. Si stimano circa 16 milioni di euro totali per tutti i progetti e le iniziative di Agrigento Capitale della Cultura.

Le incongruenze evidenziate nelle quasi duecento pagine della delibera dei magistrati contabili mettono a rischio da un lato la realizzazione dell’obiettivo primario – ovvero «il valore della leva culturale per la coesione sociale, l’integrazione, la creatività, l’innovazione, la crescita, lo sviluppo economico e il benessere individuale e collettivo» – e dall’altro «l’adeguatezza amministrativa e la corrispondenza attuativa delle attività in corso». Tra i progetti più attesi la mostra di Banksy che dovrebbe accogliere duecento opere d’arte. Allo stato attuale, però, è ancora in fase di affidamento e, fino a ottobre, si era ancora alla ricerca della sede migliore per accogliere le opere del più importante esponente della street art britannica.

A tutto questo si aggiunge la delusione dei professionisti del turismo della città. Non c’è stato il boom dei turisti tanto atteso dai professionisti del settore, scoraggiati anche dall’assenza di servizi essenziali come trasporti, fontanelle, bagni pubblici e infopoint.

Un risultato che conferma quanto predetto da Pietrangelo Buttafuoco – Presidente della Biennale di Venezia – quasi un anno fa: «Avevo un’idea ben precisa, che fosse l’occasione delle occasioni. Credo che ci siano tutti i presupposti affinché da Roma, quindi dal comando centrale, si abbia la consapevolezza di impugnare il tutto, anche a costo di essere sgarbati nei modi, perché non si può perdere questa occasione».

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- Gabriele Ciraolo è uno stagista della redazione di Rete 100 passi

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