Pubblicato: lun, 31 Mag , 2021

Una voce da Hebron

Il conflitto israelo-palestinese visto dagli occhi di chi sopravvive

 

Il dramma che senza sosta si consuma nell’interminabile conflitto israelo-palestinese è  purtroppo, ancora una volta, sotto gli occhi di tutti. Occhi che spesso con troppa superficialità,  prendono una posizione per questo o quel tiramento. In questi tempi incerti abbiamo deciso di interrogare gli unici occhi che contano, quelli di chi questa guerra, da almeno 2 generazioni, la vive sulla propria pelle. Quelli di chi, nonostante tutto, vede un futuro diverso per la propria terra ed anche grazie alle nuove tecnologie, la passione, il lavoro, lotta per un futuro migliore.

 

A parlarci è Odeh Quraan e prima di porgli qualche domanda, ho voglia di conoscere la sua storia…

Odeh è un ragazzo,35 anni,  imprenditore di Hebron in Cisgiordania. Questa regione insieme alla striscia di Gaza,  fa parte dei territori palestinesi e della regione storico-geografica della Palestina. Odeh e una sua amica e socia Hanan Al Murqaten,  nel 2018 danno vita ad un progetto dal nome ‘ Palestine in a Box’ volto a valorizzare e far conoscere la grande ricchezza dell’artigianato palestinese nel mondo. Con il loro proventi aiutano tante altre piccole cooperative di artigiane e artigiani, ad espandersi su questo mercato 2.0 qual è internet.

“ Sul portale  ‘Palestine in a Box’ – ci dice Odeh- vendiamo tutti i tipi di prodotti che identificano le diverse aree ed epoche della Palestina. Dalla ceramica prodotta a Hebron, ai souvenir in legno d’ulivo realizzati a Betlemme, ai ricami unici realizzati dalle donne di Gaza. Il nostro obiettivo è promuovere e commercializzare prodotti artigianali  palestinesi in tutto il mondo . Abbiamo una nuova collezione in arrivo. A breve – continua-  introdurremo anche il sito web in spagnolo e italiano per poter raggiungere un pubblico più ampio”. Odeh e Hanan si sono incontrati nel 2018 ad un evento per nuove startup. La comune passione per la cultura e l’identità palestinese e il desiderio di far conoscere la Palestina nel mondo commercializzando queste bellezze, li hanno subito portati a creare una società ed avviare questa impresa( in tutti i sensi).

Odeh ed Hanan, come tutti palestinesi, sono molto preoccupati per la situazione in medio-oriente ed in particolare, oggi, per questa nuova escalation di guerra. Sono nati con la guerra e nulla fa ben sperare. Così tra una email e l’altra provo, con rispetto, a porgli qualche domanda.

Question 1.

Hi Odeh, first of all, how are you and your family ?. I saw you live in Hebron. There too we know, especially in some areas, coexistence is anything but easy.

Ciao Odeh, prima di tutto, come state tu e la tua famiglia? So che tu, la tua famiglia vivete a Hebron. Anche lì sappiamo, soprattutto in alcune zone, la convivenza è tutt’altro che facile.

“We are fine, thanks for asking. I’m not sure you can call the situation in Hebron coexistence. Settlers took parts of the city by force, they enter and leave with help from the IDF. They throw rocks, destroy properties, and shoot innocent bystanders. “

“Stiamo bene, grazie per avermelo chiesto. Non sono sicuro che si possa chiamare coesistenza la situazione a Hebron. I coloni hanno preso parte della città con la forza, entrano ed escono con l’aiuto dell’IDF. Lanciano pietre, distruggono proprietà e sparano a spettatori innocenti.”

Question 2.

I noticed a new phenomenon on social media in Gaza: people are sending goodbye messages to loved ones aware of the possibility of being killed. On the Facebook and Twitter pages I have seen the status of many people, with messages such as: “If I have hurt any of you, I apologize and if I owe someone something, I ask them to forgive my debt. ”Followed by a prayer to Allah.

What is happening? A few days ago we saw the reprisals on the ‘esplanade of mosques’, street warfare, dead civilians, lots of children. Kheil HaAvi’s butchers do not spare the hospitals: one of the clinics of Doctors Without Borders in Gaza City is badly damaged. The situation is dramatic.

The world wonders who is wrong and who is right, who started and who finished, and who is to blame. I ask you a trivial but at the same time very important question: will peace ever exist? Is it possible to make 2 peoples and two independent and sovereign states?

Ho notato un nuovo fenomeno sui social media a Gaza: le persone inviano messaggi di addio ai propri cari consapevoli della possibilità di essere uccisi. Sulle pagine Facebook e Twitter ho visto lo stato di tante persone, con messaggi del tipo: “Se ho ferito qualcuno di voi, chiedo scusa e se devo qualcosa a qualcuno, chiedo loro di perdonare il mio debito. “Seguito da una preghiera ad  Allah. Che cosa sta succedendo? Pochi giorni fa abbiamo assistito alle rappresaglie sulla “spianata delle moschee”, guerre di strada, civili morti, tanti bambini. I macellai di Kheil HaAvi non risparmiano gli ospedali: una delle cliniche di Medici Senza Frontiere a Gaza City è gravemente danneggiata. La situazione è drammatica.

Il mondo si chiede chi ha torto e chi ha ragione, chi ha iniziato e chi ha finito, o di chi è la colpa. Ti faccio una domanda banale ma allo stesso tempo molto importante: esisterà mai la pace? È possibile creare 2 popoli e due stati indipendenti e sovrani?

“The question of who’s right and who’s wrong has been raised a lot lately. The simple fact is this: Israel was created on a land that doesn’t belong to her. The true owners of this land had been killed or forced into exile in refugee camps around the world. Currently Palestinian people who live in Jerusalem are being foced out of their homes and lands. When the Palestinian people throughtout historic Palestine refuse this and attempt to protest and defend themselves, the world start asking who’s right and who’s wrong. It’s mind boggling.Regarding the possibility of peace and 2 states, this is a question for the next generation, and only time will tell.”

“La questione di chi ha ragione e chi ha torto è stata sollevata molto ultimamente. Il semplice fatto è questo: Israele è stata creata su una terra che non le appartiene. I veri proprietari di questa terra sono stati uccisi o costretti all’esilio nei campi profughi di tutto il mondo. Attualmente i palestinesi che vivono a Gerusalemme vengono cacciati dalle loro case e dalle loro terre. Quando il popolo palestinese attraverso la Palestina storica  non accetta queste “politiche” e tenta di protestare e difendersi, il mondo inizia a chiedersi chi ha ragione e chi ha torto. È assurdo.  Per quanto riguarda la possibilità di pace e 2 stati, questa è una domanda per la prossima generazione, e solo il tempo lo dirà.”

Question 3.

In Italy there are many demonstrations in support of Palestine but unfortunately the politics that counts, once again, fails to take serious decisions. An important exponent of the Italian Jewish community, an artist, Moni Ovadia, has been defending the Palestinian people for years by fighting from within his community, not without difficulty. This is to say that obviously it is not true that all Jews want war and I think the same is for the Palestinians. How important do you think it is to teach children that fighting for their rights has nothing to do with anti-Semitism?

In Italia ci sono tante manifestazioni a sostegno della Palestina ma purtroppo la politica che conta, ancora una volta, non riesce a prendere decisioni serie. Un importante esponente della comunità ebraica italiana, un artista, Moni Ovadia, da anni difende il popolo palestinese combattendo all’interno della sua comunità, non senza difficoltà. Questo per dire che, ovviamente non è vero che tutti gli ebrei vogliono la guerra e penso che lo stesso sia per i palestinesi. Quanto pensi sia importante insegnare ai bambini che lottare per i propri diritti non ha nulla a che fare con l’antisemitismo?

“Israel and its allies in the US and Europe tried so hard to associate critizing Israeli government polices and actions with anti-semitism. And they’ve succeeded -to some extent- on the politics level. But this last ‘war’ showed the world that governments and politicians are out of touch with their people. Regular people specially on social media set the tone this time, and when you see prominent jews from all over the world start critizign Israel and defending the right of Palestinian people, any same person will understand that ani-semisitm does not equal ani-Israeli policies.”

“Israele ei suoi alleati negli Stati Uniti e in Europa hanno cercato così duramente di associare le politiche e le azioni critiche del governo israeliano all’antisemitismo. E ci sono riusciti, in una certa misura, a livello politico. Ma quest’ultima “guerra” ha mostrato al mondo che i governi e i politici non sono in contatto con la loro gente. Questa volta le persone normali, specialmente sui social media, hanno voce, e quando vedete ebrei di spicco di tutto il mondo iniziare a criticare Israele e difendere i diritti del popolo palestinese, chiunque può capire che l’anti-semitismo non può essere comparabile all’ esser contro le politiche di Israele..  .”

Question. 4

Guerrilla scenes between Arabs and Jews, unfortunately, are seen all over the world. The latest in Canada a few days ago. Your personal opinion to find a solution to this conflict that has been ravaging your land for too many years.

Scene di guerriglia tra arabi ed ebrei, purtroppo, si vedono in tutto il mondo. L’ultima in Canada pochi giorni fa. La tua opinione personale per trovare una soluzione a questo conflitto che da troppi anni sta devastando la tua terra.

“The minimum is for a true and independent Palestinian state is to be established, and for the Palestinian people in Israel to get their rights and stop fearing to be forced out of their home at any moment.”

“Il minimo è che venga stabilito un vero e indipendente Stato palestinese, e che il popolo palestinese in Israele ottenga i propri diritti e smetta di temere di essere costretto a lasciare la propria casa in qualsiasi momento.”

Question 5.

We all agree on Israel’s abuses. But I want to ask you one last question. What do you and the Palestinian people think of Hamas? In my opinion, if the Palestinian people have failed to make a clear voice heard, it is also the fault of Hamas, which exploits the struggle of the Palestinian people for its own interests. Do you agree ?

Siamo tutti d’accordo sugli abusi di Israele. Ma voglio farti un’ultima domanda. Cosa ne pensate tu e il popolo palestinese di Hamas? A mio parere, se il popolo palestinese non è riuscito a far sentire una voce chiara, è anche colpa di Hamas, che sfrutta la lotta del popolo palestinese per i propri interessi. Sei d’accordo ?

“Lets not get into this.”

“ Preferisco non  entrare in questo argomento.”

Question 6.

Lastly, I want to ask you: how much does all this affect the psychophysical health of children? I’ll explain. Unfortunately, every Palestinian family living near the ‘Strip’ has at least one family member who died either from the bombing or because he joined the resistance. Most children grow up with this idea that they have an enemy. How difficult it is to teach children about peace and not war. Dialogue and not revenge. There is someone who does it. In your opinion, is this a viable path, despite the international political agreements that must exist?

Infine, voglio chiederti: quanto incide tutto questo sulla salute psicofisica dei bambini?  Mi spiego meglio. Sfortunatamente, ogni famiglia palestinese che vive vicino o dento la  “Striscia”, ha almeno un membro della famiglia che è morto per i bombardamenti o perché si è unito alla resistenza. La maggior parte dei bambini cresce con l’idea di avere un nemico. Quanto è difficile insegnare ai bambini la pace e non la guerra. Dialogo e non vendetta. C’è qualcuno che lo fa. Secondo te, è questa una strada percorribile, nonostante gli accordi politici internazionali che pur devono segnare un cambio di passo?

“You can’t teach children about peace when they see their homes being bombed and their family members being killed every day. It doesn’t make sense. Children can be taught about peace in theory, but the situation on the ground will reset these teachings. When every few years Israeli makes a war on Gaza, and for the last 17 years people in Gaza are not able to leave, travel or be free, how do you teach a child that peace is a viable option with an IDF soldier who killed his entire family?

Teaching peace needs to be on both sides. This along with a period of no wars and prosperity for a generation or 2, might achieve peace.”

“Non puoi insegnare ai bambini la pace quando vedono le loro case essere bombardate e i loro familiari uccisi ogni giorno. Non ha senso. Ai bambini si può insegnare la pace in teoria, ma la situazione sul campo vanificherà questi insegnamenti. Quando ogni tot. di anni gli israeliani danno vita ad una nuova guerra e in particolare a Gaza e negli ultimi 17 anni le persone non sono in grado di partire, viaggiare o essere libere, come si insegna a un bambino che la pace è un’opzione praticabile con la onnipresenza di un soldato dell’IDF che magari ha ucciso tutta la famiglia?

L’insegnamento della pace deve essere da entrambe le parti. Questo, insieme a un periodo senza guerre e prosperità per una o due generazioni, potrebbe portare alla pace.”

I really thank you from my heart. We all hope and pray for a Palestine finally free from power games and war. We hope that this is truly the last conflict and that once and for all t

he State of Palestine will be recognized internationally. ‘ Free, independent.

Ti ringrazio davvero di cuore. Tutti speriamo e preghiamo per una Palestina finalmente libera dai giochi di potere e dalla guerra. Ci auguriamo che questo sia veramente l’ultimo conflitto e che una volta per tutte lo Stato di Palestina venga riconosciuto a livello internazionale. Libero, indipendente.

Si conclude così la nostra chiacchierata, che di sicuro non sarà l’ultima. Comprendiamo che su certi argomenti, come Hamas, avendo anche una attività commerciale, non abbia voluto esporsi ma è bene da parte della società civile tutta, condannare ogni forma di terrorismo anche se come abbiamo visto, per chi la tocca con mano quotidianamente, la situazione è ben più complicata e anche pareri ed ideali rischiano di essere erroneamente percepiti ad occhi lontani dalle tematiche. Non è questa la sede per emettere un giudizio definitivo sul conflitto, l’intento è solo quello di dar voce ad una parte, ed è la storia a parlare, che da sempre è stata la più vessata e umiliata. Fin quando le nuove generazioni, attraverso un cambio radicale dei capi politici ,da entrambi le parti, non si incaricheranno del lavoro per una comune risoluzione, il timore di continuare a vedere razzi sorvolare i cieli del medio-oriente sotto il ghigno vomitevole dei potenti della Terra, continuerà ad essere una amara realtà. Peccato che a pagarne le spese saranno sempre e soli i civili inermi, gli ultimi, il futuro.

Possiamo concludere con una strofa di una bellissima canzone dei Modena City Ramblers che in essa racchiude il vero “senso” della parola guerra.

“[…]e non c’è nobile causa, in ogni guerra perché dove c’è odio e miseria nessuno, comunque, ha vinto mai”.

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