Pubblicato: gio, 15 Giu , 2023

U Siccu: Matteo Messina Denaro e i trent’anni oscuri della repubblica

l’ultimo dei corleonesi, la mafia e la politica

U Siccu, all’anagrafe Matteo Messina Denaro, è un personaggio che ha traghettato la mafia dalla vecchia consorteria di Provenzano e Riina a quella moderna, invisibile, altolocata, spesso istruita e vestita bene. Un personaggio particolare, a volte eccentrico, senza dubbio egoista. Uno stragista, poi diventato un imprenditore, ma soprattutto è l’ultimo dei corleonesi che era ancora libero. La sua latitanza è durata 30 anni.

È figlio di Francesco Messina Denaro, detto Don Ciccio, e di Lorenza Santangelo. Don Ciccio era già un capomafia importante del trapanese e il giovane Matteo cresce fin da subito nelle fila della malavita. A 14 anni u siccu iniziava a sparare e a 18 anni uccideva. A trent’anni, piazzava le bombe prima in Sicilia e poi a Roma, Milano e a Firenze.

Don Ciccio era molto vicino a Riina e al clan dei corleonesi, è stato un mafioso che ha avuto un ruolo nella storia di cosa nostra. E’ stato uno dei mandanti anche dell’omicidio di Mauro Rostagno, un giornalista di inchiesta che infastidiva il clan. Don Ciccio, egli stesso latitante, mise sulle ginocchia di Riina il figlio Matteo, affinchè crescesse con i migliori insegnamenti di mafia. Così, u siccu maneggiando il kalashnikov e apprendendo dell’onorata società, ha ucciso “così tante persone da poterci fare un cimitero”. Ma i Messina Denaro hanno eliminato anche gli amici, come il giovane Lillo. Poco più che ventenne, era uno studente che voleva fare il medico e con tanti sacrifici si era iscritto all’università di Palermo. U siccu aveva iniziato a frequentare con lui ed altri ragazzi di Castelvetrano una certa parte della borghesia di Palermo, in cui alcune donne ricche cercavano la compagnia dei giovani. Quando Don Ciccio lo venne a sapere si arrabbiò molto, perché nelle regole di cosa nostra l’uomo d’onore non deve avere tante donne. Le amanti si tengono in segreto, senza disonorare il clan e il paese. Regole paradossali, in cui è invece consentito ammazzare persone, uccidere bambini, torturare donne e far saltare per aria innocenti. Don Ciccio punisce il coinvolgimento di Matteo nei festini hard, chiedendo a Riina di uccidere Lillo a Palermo. Il ragazzo non va eliminato a Castelvetrano, ma lontano dal paese, lontano dagli occhi della gente. E così fu. Anche u Siccu impara presto ad ammazzare per i motivi più disparati, escludendo la guerra di mafia che lascia una profonda scia di sangue, molti altri omicidi avvengono per scopi personali. Uno di questi, per gelosia, come quando il giovane Matteo decide di uccidere Nicola Consales, il vice direttore di un albergo di Mazara del Vallo in cui lavorava un’austriaca di cui si era invaghito. Anche il gestore dell’albergo faceva la corte alla donna. Così, per eliminare il concorrente U Siccu ha dato l’ordine di ucciderlo a Palermo, sempre lontano da Mazara del Vallo. MMD da anche l’ordine di uccidere, pochi giorni prima della strage di via D’Amelio, Antonella Bonomo e il bimbo che portava in grembo. Era la fidanzata di un capomafia e la nipote di un funzionario dei servizi segreti. Il fidanzato, Vincenzo Milazzo, astro nascente della mafia siciliana, ha pagato con la vita il suo no alle stragi il 14 luglio del 1992, pochi giorni prima della strage di via d’Amelio. Dopo di lui, la donna incinta viene attirata in un’imboscata nelle campagne del trapanese. Ai piedi di Matteo Messina Denaro, viene strangolata da Leoluca Bagarella. Il suo corpo verrà poi scaricato in una fossa insieme a quello del fidanzato. Solo dopo molti anni alcuni collaboratori di giustizia raccontarono la vicenda, indicando il posto dove erano stati seppelliti.

Nel 1992 si acuisce la strategia delle bombe e la tensione terroristico mafiosa voluta da Riina, appoggiata da Matteo Messina Denaro. U Siccu collabora anche all’omicidio di Salvo Lima e all’attentato del 23 maggio del 92 a Capaci. 57 giorni dopo, in una stretta cerchia di corleonesi di cui faceva parte, insieme a Riina e a Graviano, darà il suo consenso per uccidere anche Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta in via D’Amelio. Ma non si ferma, ha dei conti aperti con uomini che gli hanno dato la caccia, uno per tutti Rino Germanà, all’epoca commissario di Mazara del Vallo. Così, dopo aver ammazzato Lima, l’attentato di Capaci, dopo aver fatto esplodere un quartiere in via D’Amelio, a settembre dello stesso anno, Matteo Messina Denaro, insieme a Giuseppe Graviano e Leoluca Bagarella, si mettono in macchina e inseguono il vice questore Germanà. Con grande abilità il poliziotto riesce a evitare la pioggia di proiettili, si butta in acqua rispondendo al fuoco.

Dopo poche settimane, viene ordinato il sequestro di Giuseppe di Matteo, un bambino di 13 anni, figlio di un mafioso che era diventato collaboratore di giustizia. Per punire il tradimento dell’uomo gli portano via il figlioletto, trattenuto e torturato per 779 giorni. Alla fine il bambino viene strangolato e poi sciolto nell’acido. U Siccu aveva dato l’ordine per procedere all’eliminazione.

Riina è come un padre per u Siccu, tanto che sembra confermato che abbia preso lui tutti i documenti che erano nascosti nel covo del capo dei capi. I carabinieri del ROS lasciarono tre settimane libere a cosa nostra per ripulire la casa e perfino tinteggiare di bianco le pareti dopo l’arresto del boss. Con Riina incarcerato sparisce anche MMD e la sua latitanza inizia. Prosegue la strategia della tensione, attentati al patrimonio artistico, assassini e una trattativa tra uomini dello stato e dei servizi segreti che viaggia parallela. U Siccu non perdona l’applicazione del 41bis ai suoi uomini, che vengono quindi isolati. Alla vigilia di Natale, in provincia di Trapani, ordina l’uccisione di Giuseppe Montale, agente di polizia penitenziaria.

Dopo le bombe di Roma, Firenze, Milano e il tentativo fallito all’Olimpico di Roma nel ’94, qualcosa cambia, da quel momento in poi l’azione e la strategia di cosa nostra prendono un’altra direzione. Vengono arrestati i fratelli Graviano a Milano dopo pochi giorni, mentre viene presentato il nuovo partito politico appoggiato da cosa nostra e ndrangheta. L’azione terroristica mafiosa stragista del pupillo di Riina che giocava con i kalashnikov sembra placarsi. Da quel momento Matteo Messina Denaro diventa la mafia invisibile. Coltiva gli affari di narcotraffico, appalti, usura ed estorsioni, ma diventa anche un imprenditore illegale con i suoi prestanome. Fa così tanti soldi che di fatto si sostituisce allo Stato, soprattutto nei territori siciliani e calabresi dove impera il welfare mafioso. Diventa l’idolo dei territori dimenticati. Tutti lo rispettano, tutti lo proteggono. U Siccu non rinuncia ai piaceri della vita, la latitanza non lo priva di ristoranti e vacanze, boutique di lusso e molte donne, alcune delle quali lo ospitano in casa propria. Nel 1996 u Siccu diventa padre di Lorenza, la figlia avuta con Francesca Alagna, che è una donna di Castelvetrano. Ma MMD passa molto tempo anche con la maestra Laura Bonafede con cui intrattiene una relazione amorosa per diversi anni, tanto da convivere per lunghi periodi, almeno dal 2007 al 2017, con la donna e la figlia Martina. La maestra è niente meno che la figlia del boss Leonardo Bonafede, cugina di Andrea Bonafede, che ha prestato l’identità a u siccu per le visite mediche, e moglie dell’ergastolano Salvatore Gentile, condannato per due omicidi ordinati dallo stesso Messina Denaro.

Da una lettera alla sorella Rosalia, emerge il manifesto della sua mafia. “noi, noi mafiosi, Noi Messina Denaro siamo perseguitati, siamo sopraffatti da uno Stato prima piemontese, poi romano, che non riconosciamo. Siamo noi vittime di questa cosa. Voi dovete capire, tu devi capire, devi far capire a queste persone che noi siamo perseguitati, ma noi siamo nel giusto. Bene incriminati di mafiosità, per noi è un onore“. Una latitanza non solo coperta dagli uomini a cui lui con il suo welfare mafioso illegale da aiuto e ne riceve tanto, e dalla tantissime amanti, ma è una latitanza coperta anche dalla politica. Il padre, Francesco Messina Denaro era campiere nel trapanese per la ricca famiglia di banchieri D’Alì, che poi si è fatta strada fino ad approdare in parlamento. Tonino D’Alì, deputato ed esponente di rilievo della maggioranza, fu uno dei fondatori del nuovo partito FI con Dell’Utri e Berlusconi. Negli anni della latitanza di MMD, D’Alì diventa anche Sottosegretario agli interni. A dicembre 2022, è stato definitivamente condannato a sei anni per concorso esterno in associazione mafiosa, accusato di avere proprio favorito la latitanza di Matteo Messina Denaro. Dalle indagini è confermata anche la presenza e attività della massoneria, che unisce politica e mafia. U Siccu poteva contare sulla protezione di diverse sponde. Negli ultimi dieci anni di indagini sono state arrestate centinaia di persone, centinaia e centinaia di milioni di euro sono stati confiscati ai favoreggiatori. Ma nessuno ha tradito Matteo Messina Denaro. Si sono susseguite decine di arresti, la sorella, il cognato, e poi a cascata arrestati gli altri parenti, nipoti. Decine di altri favoreggiatori, nessuno parla. Arrestato anche uno dei più importanti gestori e prestanome di MMD, maneggiava decine di milioni di euro l’anno. Giuseppe Grigoli, il re dei supermercati, ufficialmente imprenditore. Era titolare di una catena di supermercati con un marchio importante che ha aperto in molti paesi della Sicilia, e aveva assunto molte persone raccomandate dai mafiosi. Giuseppe Grigoli finisce sotto processo, viene condannato. Solo per un istante sembrava che volesse collaborare con la giustizia, i sodali di u Siccu erano già pronti per ammazzarlo, ma il boss ordina che nessuno lo tocchi. Nessuno gli deve torcere un capello. Grigoli non si pentirà più e farà il carcere.

Il 16 Gennaio del 2023, dopo trent’anni, Matteo Messina Denaro viene arrestato in una clinica di Palermo. Il mondo intero scoprirà che ha un tumore e che da almeno tre anni si sta facendo curare prima con un intervento in un ospedale del trapanese, poi in una famosa clinica nel centro di Palermo, sotto falso nome, con la complicità di medici e massoni. Per la prima volta varca le soglie di un carcere. Ha compiuto decine di omicidi, è stato autore di stragi, ha influito su politica ed economia nazionali. Mai una volta arrestato, mai una volta fermato. Nemmeno una multa, una foto segnaletica o le impronte digitali. Ed eccolo qui, u Siccu si presenta con abiti di lusso, camicia e pantalone di marca, giaccone da diecimila euro. Al polso un orologio da ventimila euro, un Franck Muller acquistato nella gioielleria di un resort stellare, in Sardegna, dove si è scoperto che trascorreva quasi tutte le vacanze estive, con camere da circa 800 euro a notte. Circa un migliaio di euro liquidi in tasca. E’ evidente, non è un agricoltore.

Si mostra per la prima volta di fronte allo stato. Lui che fra una donna e l’altra, ordinava come rendere povera la società, gestiva affari illegali in Italia e all’estero, ordinava omicidi e regolamenti di conti. Oggi prende le distanze dal tentato omicidio di Germanà. Non sa nulla del sequestro del piccolo di Matteo o dell’omicidio di Antonella Bonomo. E di tutti gli altri. Assolutamente no, mai. U Siccu racconta una versione diversa di se stesso. Tenta la carta dell’affabulatore, come ha sempre fatto. Prende le distanze dalle stragi, dichiara di non essere nemmeno affiliato. A mio padre andate a chiedere a lui, io non sono affiliato a cosa nostra e quindi non so nemmeno cosa sia cosa nostra. Che cos’è la mafia? Le stragi non so nemmeno questo cosa possa essere. Rinnega ogni cosa. Ma è accertato anche che fra il 2000 e il 2010, MMD intrattenesse una fitta corrispondenza con l’ex sindaco di Castelvetrano, Antonio Vaccarino. Pizzini con contenuti direzionati dal Sisde. U Siccu ha sempre dialogato con più pezzi dello Stato.

In tutti questi anni nessuno ha mai parlato. E nemmeno lui parlerà, giura di non voler collaborare. Nella tomba porterà anche l’ammontare del suo tesoro, centinaia di milioni, soprattutto documenti e carte compromettenti con cui tiene in mano la classe politica e imprenditoriale. Quella borghesia mafiosa, quei colletti bianchi che lo hanno aiutato in questi trent’anni. U Siccu ha comunicato che non si pentirà, forse ora dormono tutti sonni più tranquilli ma sicuramente stanno seguendo il passaggio di consegne e proseguono la trattativa con i nuovi referenti delle consorterie.

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