Pubblicato: sab, 18 Mar , 2023

Trovato morto il collaboratore di giustizia Armando Palmeri, aveva parlato del coinvolgimento dei servizi segreti nelle stragi

Avrebbe dovuto testimoniare in tribunale a Caltanisetta e Firenze appena due giorni dopo

Si indaga sulla morte del collaboratore di giustizia Armando Palmeri, trovato morto in un’abitazione tra Partinico e Alcamo (Sicilia). La procura di Palermo ha disposto l’autopsia. Palmeri raccontò dell’ombra dei servizi segreti sulle stragi, avrebbe dovuto testimoniare al processo sulle stragi di mafia in corso a Caltanissetta e Firenze. E’ stato una figura per nulla secondaria nelle indagini e nel processo sulle stragi di mafia, che ha visto imputato anche Matteo Messina Denaro. Palmeri da tempo non era più inserito in un programma di protezione. Recentemente aveva scritto un libro, intitolato “Solo un uomo solo” (uscito nel giugno 2022), in cui affrontava temi complessi, le vicende di Alcamo, delle faide sanguinarie a cavallo degli anni Ottanta e Novanta, di servizi segreti deviati, nonché del suo rapporto con il boss Vincenzo Milazzo. Palmeri era stato, infatti, per diversi anni il braccio destro del reggente di Alcamo e vicino anche ad ambienti dei servizi segreti. Nel suo periodo di detenzione in carcere, aveva costruito una fitta rete di rapporti con esponenti dell’estrema destra e della Camorra.

Il collaboratore di giustizia aveva raccontato come, nella primavera del 1992, ad Alcamo, si tennero degli incontri tra esponenti dei servizi segreti e il boss Milazzo. L’argomento era quello relativo alle stragi da realizzare nel continente a partire dal 1993. Sentito dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo al processo ndrangheta stragista nel giugno del 2018, Palmeri ha riferito come si volesse «mettere in atto una strategia della destabilizzazione dello Stato con bombe e attentati». Tale strategia sarebbe stata ispirata anche da entità esterne a Cosa Nostra: «Da quegli incontri Milazzo usciva molto turbato. Mi diceva: questi sono pazzi scatenati e che quello che volevano fare avrebbe portato alla fine di Cosa nostra e che non avrebbe portato beneficio a nessuno. Milazzo non era favorevole ma rispondeva con un “ni” a quel progetto. Se avesse detto no sarebbe stato un gran rifiuto e ci avrebbero ammazzato». Il boss di Alcamo venne poi effettivamente ucciso nell’estate del 1992. Per Palmeri, tutti lì erano «consapevoli del rifiuto che aveva dato nell’affiancare alla strategia terroristica atta alla destabilizzazione dello Stato». Il giorno dopo, venne uccisa anche la fidanzata di Milazzo, Antonella Bonomo, all’epoca incinta del loro primo figlio. Palmeri ha raccontato che Antonino Gioé gli disse che l’avevano dovuto fare.
Palmeri aveva dichiarato anche come Antonino Gioé, persona molto vicina ai servizi segreti, gli confessò un particolare sulla strage di Capaci. Gioé era quello che, insieme a Brusca, si trovava sulla collina di Capaci quando venne azionato il telecomando che uccise il giudice Giovanni Falcone, la moglie e gli uomini della scorta. «Gioè mi ha detto ufficiosamente “A Giovannineddu ci paria chi fu iddu…», facendo intendere che Brusca fosse convinto di essere stato lui ad attivare quel telecomando, quando in realtà «era stato un altro ad azionare l’impulso».

Vale la pena ricordare che Gioé, dopo essere stato arrestato ed aver comunicato la propria volontà di collaborare con la giustizia, venne trovato impiccato nella notte tra il 28 ed il 29 luglio 1993, con modalità ad oggi ancora inspiegabili. Gioè gli avrebbe parlato anche di un traffico di materiale radioattivo e dell’arrivo di elicotteri con materiale fissile nucleare che sarebbe stato scaricato nelle zone di Alcamo.

Sembra che nell’ultimo periodo Palmeri avesse riferito di temere per la propria incolumità. I magistrati ritengono opportuno indagare in modo approfondito sul suo decesso. Palmeri era un collaboratore di giustizia importante, ritenuto affidabile. Stava continuando a rendere dichiarazioni di un certo peso in diversi processi di mafia. Dopo soli due giorni, al 20 marzo, avrebbe dovuto dovuto testimoniare in tribunale.

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