STOP ALLA VIOLENZA: il femminicidio è legge. Via libera bipartisan, dietrofront Lega sul consenso
Ergastolo per chi uccide una donna con atti di ”controllo”, ”possesso” o ”dominio’‘, resta sospeso ddl sullo stupro
Con 237 voti favorevoli e 0 contrari il ddl sul femminicidio è infine diventato legge. Un traguardo storico, arrivato simbolicamente proprio oggi, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, con una risposta compatta e coesa da parte della Camera.
Proprio la Camera dei deputati ha infatti approvato in via definitiva il disegno di legge che introduce il femminicidio quale reato specifico nonché specifica fattispecie di omicidio. L’approvazione unanime permette ora l’introduzione, nel Codice Penale, dell’articolo 577-bis che prevede l’ergastolo per chiunque provochi la morte di una donna per “discriminazione di genere, odio, prevaricazione o mediante atti di controllo, possesso o dominio“. Non solo: tra i reati di femminicidio è incluso anche l’omicidio commesso a seguito del rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo, o come atto di repressione e limitazione delle sue libertà individuali. L’introduzione di questo nuovo reato corre parallelo al ddl sullo stupro, ovvero sul “consenso libero e attuale” in ottica di violenza sessuale. Una vittoria che segue, a distanza di pochi mesi, il via libera unanime e bipartisan già incassato dal Senato quest’estate.

La novità legislativa introduce la massima pena punendo tutti i comportamenti che costituiscono l’armamentario del patriarcato più becero, recita infatti il neo articolo 577-bis: “la morte di una donna causata come atto di odio, discriminazione, prevaricazione, controllo, possesso o dominio, in quanto donna, o per il rifiuto di instaurare/mantenere rapporti affettivi, è punita con l’ergastolo“. Sono previsti inasprimenti di pena – con conseguenti modifiche agli articoli 572, 585, 593-ter, 609-ter, 612-bis, 612-ter del codice penale – qualora la violenza sia ricondotta all'”identità femminile o per limitazione delle libertà individuali della donna“. Tra le misure poste in campo dalla normativa, vi sono anche l'”equiparazione di diritti e assistenza per gli orfani” di femminicidio, nonché il “rafforzamento della formazione obbligatoria per magistrati e sanitari su temi del contrasto alla violenza contro le donne” e la “Creazione di un tavolo tecnico permanente al ministero della Salute contro la violenza sessuale correlata alle droghe“.
Il via libero definitivo della Camera, che riconosce dunque il reato contro le donne “in quanto donne“, è arrivato dopo momenti di pausa nei quali l’opposizione – in particolare i partiti Avs, Iv, Pd e M5s – avevano chiesto la sospensione del ddl Femminicidio (richiesta respinta) quasi in risposta a ciò che parallelamente si è verificato alla Camera oggi. Ovvero il brusco dietrofront della Lega salviniana che ha di fatto bloccato la procedura di approvazione del ddl sul “consenso libero e attuale” adducendo la necessità di “ulteriori audizioni per chiarire aspetti tecnici” del provvedimento. Una spallata improvvisa che ha destato l’indignazione dei senatori di centrosinistra che, in segno di protesta, hanno lasciato la Commissione. Un “tradimento del patto di lealtà” ha tuonato il deputato pentastellato Andrea Quartini alludendo allo “storico” accordo che – almeno in tema di stupro e violenza di genere – pochi giorni fa aveva fatto trovare una quadra comune a Meloni e Schlein. Intanto, se il ddl stupro resta al momento “sospeso”, è arrivata una conquista in tema di diritti. Si spera solo che ora dalla teoria si passi alla pratica.

























