Rimborsi gonfiati e appalti diretti: GdF sequestra 2,4 mln all’ex rettore di Messina
Salvatore Cuzzocrea, consulente del ministro Bernini, al centro di due inchieste della Procura per «plurimi reati di peculato». Nel mirino dell’Anac anche sei appalti ”fuori soglia” per 37 mln di euro affidati senza gara. La rettrice Spatari: «piena fiducia nell’azione della magistratura»

La Guardia di Finanza ha sequestrato 2 milioni e 460 mila euro per il «caso rimborsi» a Salvatore Cuzzocrea, professore ordinario di farmacologia dell’Università di Messina, ex rettore fino a ottobre 2023 e presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui). Secondo la procura di Messina l’ex rettore avrebbe creato un sofisticato sistema di rimborsi per appropriarsi di ingenti somme di denaro attraverso documentazione contabile contraffatta a carico del Dipartimento di ChiBioFarAm tra il 2019 e il 2023. I rimborsi, ufficialmente contabilizzati come spese di ricerca, sono confluiti in società a lui collegate come la Divaga Società Agricola Srl, azienda agricola per allevamento di cavalli le cui quote sono detenute dallo stesso Cruzzocrea e dalla moglie.
L’indagine ha preso avvio nell’ottobre 2023 dopo la denuncia di Paolo Todaro, componente del Senato Accademico dell’Università di Messina, che ha denunciato alla ministra dell’Università e della ricerca Anna Maria Bernini rimborsi irregolari di 2 milioni e 200 mila euro. La bufera che ne è conseguita ha obbligato Cuzzocrea alle dimissioni, salvo poi, sette mesi più tardi, essere scelto dalla stessa Bernini come consulente del ministero dell’Università e della ricerca.
Salvatore Cuzzocrea è al centro di due indagini distinte, entrambe condotte dalla procura di Messina. Nella prima gli vengono contestati reati di abuso d’ufficio per aver ottenuto rimborsi gonfiati che Cuzzocrea ha giustificato come ordinarie spese di ricerca. Nella seconda, invece, gli viene contestato falso di pubblico ufficiale in merito agli affidamenti diretti e agli appalti sopra soglia comunitaria.
L’ex rettore era anche finito nel mirino dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) che nel 2023 ha segnalato delle «irregolarità nell’affidamento senza gara di sei appalti sopra la soglia di 150mila euro (superata la quale il bando è obbligatorio ndr) per un valore complessivo di oltre 37 milioni». Giovanna Spatari, rettrice dell’Università di Messina, ha assicurato la collaborazione dell’Università alle indagini, esprimendo «piena fiducia nelle azioni della magistratura» e informando che la sua governance ha adottato «norme di grande rigore negli acquisti effettuati dall’ateneo».


















