Pubblicato: ven, 28 Mar , 2014

Riforme, Senato e Titolo V al vaglio della direzione Pd

Verso nuova segreteria, Renzi chiama Guerini e Serracchiani

serracchianiLa nuova Segreteria del Pd prenderà corpo alla Direzione del Pd, chiamata anche a dare il via libera alla bozza con la riforma del Senato e del Titolo V. Matteo Renzi lancerà infatti il duo Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani, rispettivamente come coordinatore e speaker della nuova segreteria. All’assemblea dei parlamentari Pd, Renzi ha detto che alla Direzione di venerdì pomeriggio verrà annunciata la “ristrutturazione” della segreteria in vista della campagna elettorale (europee e amministrative).

Quindi la squadra varata dopo le primarie sarà cambiata venendo incontro alle richieste di “gestione unitaria” avanzata dalla a minoranza, come Gianni Cuperlo, e dall’ex segretario Guglielmo Epifani. Si tratta di capire fin dove vuole cedere Renzi di fronte alle richieste di posti di responsabilità pesanti: “Noi siamo disponibili – osserva il giovane turco Francesco Verducci – ma non ci può essere un pacchetto di mischia e noi a fare solo l’intendenza”. Non a caso è pure circolato il nome di Matteo Orfini, come possibile designato per la vicesegreteria, scenario che sembrerebbe comunque lontano dalla realtà. Più distanti i bersaniani (stasera per loro una riunione). L’ex segretario, parlando ai suoi, ha detto di non voler fare l’Aventino ed ha prospettato l’idea di entrare in segreteria ma in vista di una Conferenza organizzativa sul partito da tenere dopo le europee, in cui parlare anche dello statuto. Ipotesi anche questa che non piace ai renziani.

Oggi quindi Renzi dovrebbe annunciare il ticket Guerini-Serracchiani, incaricato di proporre la prossima settimana la nuova segreteria. Ma il passaggio più significativo dovrà essere il via libera alla bozza del governo sulla riforma del Senato e del Titolo V, nella quale – ha annunciato il ministro Maria Elena Boschi – non ci sarà ancora la norma sul rafforzamento del potere del premier (la fiducia verrebbe data dalla Camera non al Governo ma a premier che potrebbe così revocare i ministri). Questa norma potrebbe però essere presentata come emendamento quando il testo sarà depositato in Senato, divenendo un mezzo per rafforzare l’asse con una Forza Italia sempre più in fibrillazione: i maggiori poteri per il premier sono infatti un vecchio cavallo di battaglia di Berlusconi. Boschi ha chiarito che il testo che il governo porterà in Senato sarà condiviso da tutta la maggioranza, venendo così incontro al monito di Ncd che, anche oggi, ha chiesto prima un accordo tra le forze che sostengono il governo e solo dopo “eventualmente, e auspicabilmente, estenderlo a forze di opposizione”. Il contrario di quanto avvenuto sull’Italicum, quando il partito di Angelino Alfano ha dovuto ingoiare un patto Renzi-Berlusconi già siglato. Ma l’insistenza emersa tra i senatori del Pd, specie della minoranza, di aumentare i poteri del futuro Senato potrebbe rendere più tortuoso il cammino del testo del Governo allungandone i tempi.

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