Pubblicato: gio, 13 Lug , 2023

Riforma Nordio: il ministro vuole eliminare anche il concorso esterno in associazione mafiosa

“reato evanescente” per il ministro Nordio, omaggia B. e prosegue con leggi che favoriscono la mafia

Giovanni Falcone contestò per la prima volta il reato di concorso esterno in associazione mafiosa nel 1987, nella sentenza-ordinanza del Maxiprocesso di Palermo.
La fattispecie di reato nasce dal combinato disposto degli art. 416bis (reato di associazione mafiosa) e art. 110 (concorso in reato) del Codice Penale. E’ volto a punire chi si mette a disposizione stabilmente le consorterie mafiose, pur non essendo ufficialmente affiliato. Lo scopo era di coprire le zone grigie di collusione con la mafia, distinguendo “la situazione di chi entra a far parte di un’organizzazione, condividendone vita e obiettivi, e quella di chi, pur non entrando a farne parte, apporta dall’esterno un contributo rilevante” al raggiungimento dei suoi scopi, come politici e colletti bianchi. E se per Berlusconi era “un’invenzione di magistrati comunisti”, per Giovanni Falcone e Paolo Borsellino era il grimaldello per scoprire le collusioni dei mafiosi nelle aree grigie e istituzionali, quelle che si ingrassano al fianco delle consorterie mafiose.

A pochi giorni dalla trentunesima commemorazione della stragi di via D’Amelio, il governo Meloni prosegue nell’omaggio a B. e il ministro della Giustizia Nordio vuole “rimodulare” il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, definendolo “evanescente”.

Riscrivere e smantellare il concorso esterno in associazione mafiosa, il reato dei politici alleati coi clan, la fattispecie per cui sono stati condannati in via definitiva anche Marcello dell’Utri, Nicola Cosentino e Antonio D’Alì ed è imputato (in più processi) un altro ex politico di Forza Italia, Giancarlo Pittelli. Il ministro, dopo aver pensato di proporre l’abolizione del reato abuso d’ufficio (eliminazione prevista nel suo ddl di riforma penale) prosegue e guarda anche al concorso esterno.

Il caso di Dell’Utri è significativo: l’ex senatore e braccio destro di Silvio Berlusconi è stato condannato a sette anni di carcere con sentenza definitiva perché, “garantendo la continuità dei pagamenti di Berlusconi in favore degli esponenti dell’associazione mafiosa in cambio della complessiva protezione da questa accordata all’imprenditore, ha consapevolmente e volontariamente fornito un contributo causale determinante (…) alla conservazione del sodalizio mafioso e alla realizzazione, almeno parziale, del suo programma criminoso”, ha scritto la Suprema corte nelle motivazioni. Ugualmente per D’Alì, già senatore di Forza Italia e sottosegretario agli Interni tra il 2001 e il 2006: “Ha manifestato la propria disponibilità verso Cosa nostra dai primi anni ’80 del secolo scorso fino agli inizi del 2006″, si legge nella sentenza della Corte d’Appello di Palermo che lo ha condannato a sei anni, confermata il 13 dicembre 2022 dalla Cassazione.

Se Nordio riscrivesse il 416bis in modo da escludere il concorso esterno, o da limitarlo a casi molto ridotti (per esempio prevedendo la necessità che il “concorrente esterno” compia un reato-fine dell’associazione) si verificherebbe un’abolitio criminis, un’abolizione del reato, che in base all’articolo 2 del codice penale fa cessare anche gli effetti delle condanne passate in giudicato. Per esempio, D’Alì e Cosentino uscirebbero dal carcere, mentre Dell’Utri (che ha già scontato la pena) avrebbe la fedina penale ripulita. Ma a beneficiarne sarebbe anche chi è ancora sotto processo per concorso esterno, come Giancarlo Pittelli, avvocato massone ed ex parlamentare di Forza Italia arrestato a fine 2019 nell’operazione Rinascita-Scott. L’avvocato Pittelli è stato descritto, nell’0rdinanza che disponeva le misure cautelari, come un uomo-cerniera “in grado di far relazionare la ‘ndrangheta con i circuiti bancari, con le società straniere, con le università, con le istituzioni tutte, fungendo da passepartout” della cosca Piromalli-Mancuso di Limbadi. L’8 giugno 2o23, in udienza, il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri ha chiesto per lui la condanna a 17 anni di carcere. Peraltro Pittelli è imputato (ed era stato arrestato) per concorso esterno anche nel processo Mala Pigna, nato da un’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, in cui è accusato di essere stato il “faccendiere di riferimento” dei Piromalli, anche facendo da postino e veicolando informazioni all’interno e all’esterno del carcere tra i capi detenuti.

Per Nordio, però, è tutto “evanescente”.

Il progetto del ministro sembra evidente: dall’abolizione dell’abuso d’ufficio, equivalente a legittimare il conflitto di interessi e l’abuso come pratica del potere, alla scomparsa del traffico di influenze illecite; dal divieto di utilizzare le intercettazioni e il trojan per i reati di corruzione, all’abolizione del concorso esterno in associazione mafiosa. Si annullano gli strumenti di contrasto alle mafie e si dilatano gli spazi di impunità per i colletti bianchi e le consorterie mafiose. Eppure è accertato che il fulcro del potere mafioso riguarda diversi livelli come quello politico, imprenditoriale ed economico. L’elenco delle misure ad personam e anti – giustizia è lungo ed è destinato a crescere con il progetto di abolire l’imputazione coatta e di secretare l’avviso di garanzia, revisione che arriva in concomitanza con le vicende Santanchè e Delmastro.

Nordio vuole eliminare anche le intercettazioni, che sono da lui ritenute una “barbarie”, “inutili” e troppo costose. Tuttavia, nessuna di queste affermazioni ha trovato riscontro in commissione giustizia al Senato: con la nuova legge del 2020 non è stato registrato alcuna violazione della privacy, come confermato dal presidente dell’Autorità garante per la privacy. Le intercettazioni sono fondamentali e per questo irrinunciabili, sono uno strumento determinante nella lotta alla criminalità organizzata, congiuntamente all’ausilio dei collaboratori di giustizia.

Alcune riforme che avanzano negli ultimi mesi, a partire da quelle concernenti l’ergastolo ostativo e il regime detentivo previsto al 41bis, iniziate poco prima della consegna di Matteo Messina Denaro e in saluto ai nuovi referenti della cupola, erano già scritte nel papello del capo dei capi, Riina. La trattativa sembra ancora in corso.

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