Pubblicato: sab, 11 Feb , 2023

Prima condanna per ndrangheta in Germania: riconosciuta l’attività della consorteria mafiosa

è la prima volta che la presenza della ndrangheta viene attestata in via giudiziaria in Germania

Per la prima volta, un tribunale tedesco ha emesso una sentenza contro la ndrangheta. Per quanto l’organizzazione criminale italiana sia già presente in Germania da molto tempo, la diversa configurazione giuridica del sistema tedesco rende difficile dimostrare l’appartenenza o il sostegno ad associazioni a delinquere di stampo mafioso. In Europa manca una sensibilità comune sul tema, il fenomeno infatti viene derubricato, e quando arriva nelle aule giudiziarie è troppo tardi.

La Germania dunque ci mette più di 15 anni a riconoscere che la ndangheta esiste e infiltra pure il suo territorio. La stessa consorteria  che il 15 agosto del 2007 uccise a Duisburg sei appartenenti al clan di San Luca dei Pelle-Vottari all’uscita da un ristorante in cui festeggiavano il compleanno di una delle vittime. I sicari spararono oltre 70 colpi, in una mattanza che risvegliò bruscamente l’Europa. Eppure, le ndrine continuano a banchettare in terra tedesca, con il loro carico di contanti, grazie all’assenza nelle transazioni cash di controlli stringenti o verifica sulla provenienza del capitale, come Olanda ed Est Europa. Paesi dei balocchi e del riciclaggio. I calabresi sono già fortemente inseriti nel turismo e nella ristorazione, nelle industrie edili, appalti, trasporti e nuove energie come le eoliche. Infiltrano la politica e le istituzioni, anche quelle straniere, come accertato dalle ultime indagini.

Ed è acclarato da tempo che una parte di Germania è diventata anche «rifugio strategico per la mafia». Nomi che ritornano fin dalla strage di Duisburg, come i Bovinciani, originari della «roccaforte di San Luca». Dall’orrore dei corpi crivellati a bordo di una Volkswagen Golf e di una Opel Combo, in cui i tedeschi conobbero il volto sanguinario della ‘ndrangheta. Seguendo le rotte Germania-Italia, si è avviata anche l’indagine della Dda “Platinum-Dia”, sul narcotraffico. Da Duisburg ad oggi: ricorre sempre la costante delle famiglie di San Luca.

Nomi che ritornano, come quello dei Giorgi, intesi Bovinciani. La Dia accerta che in Germania vengono reinvestiti proventi delle illecite attività svolte nell’ambito del traffico di stupefacenti, tra i Giorgi ed altri affiliati. A riscontro di questa tesi arrivano le relazioni del Bka di Wiesbaden, attraverso cui gli investigatori acquisiscono elementi di informazione, poi confermati nelle successive riunioni operative con Lka di Baden-Wuerttemberg. Emerge «oltre all’ipotesi di riciclaggio da parte di un gruppo di San Luca […] anche l’operatività della consorteria criminale, che effettua regolarmente trasporti di cocaina mediante i furgoni utilizzati per il trasporto di frutta». Nelle annotazione delle procure viene specificato che il land di Baden-Wuerttemberg è divenuto negli anni «il luogo di azione e di residenza per vari esponenti della mafia italiana, di fatto anche della ndrangheta». Negli anni si contano diversi procedimenti avviati in Germania riferibili a soggetti fuggiti dal territorio italiano per evitare procedimenti a loro carico. Il land tedesco del Sud è così diventato, scrive la Pg, «rifugio strategico per la mafia» anche a fronte delle «relazioni familiari consolidate», nonché della «posizione economicamente e geograficamente favorevole». L’autorità tedesca identifica 154 presunti membri della criminalità organizzata, 81 dei quali nel Baden-Wuerttemberg. «Sono emersi collegamenti anche in relazione all’omicidio plurimo del 2007 a Duisburg. Le vittime provenivano dalla roccaforte mafiosa di San Luca. Nel corso delle indagini all’epoca è emerso che la famiglia di una delle vittime, i Giorgi, gestiva pizzerie sia a Erfurt che a Ueberling. Circostanza ancora attuale». Alla base di questo filone d’indagine, vi è un’associazione dalla «struttura policentrica» dedita al narcotraffico internazionale che lega diverse nazioni e continenti. Al vertice ci sarebbero dunque i Giorgi di San Luca. Secondo la Dda, sono coloro che imbastiscono le trattative con i fornitori, organizzano gli aspetti logistici per i traffici di sostanza stupefacente e per la movimentazione del denaro. E ancora: «Trattano con gli acquirenti, custodiscono il denaro, parte del quale viene investito, sempre dai medesimi, in attività imprenditoriali». Vengono individuate diverse figure dell’organizzazione: Domenico Giorgi, classe 63, ritenuto esponente apicale del sodalizio al quale spetta il compito di «sovrintendere tutte le attività». Giovanni Giorgi detto “Vita”, classe 72, arrestato per traffico di cocaina a Catania nel 2015 e condannato in via definitiva a sette anni e otto mesi. «A lui – scrive la procura – è stato affidato il mercato della droga in Sardegna, dove la famiglia ha gettato le basi per aprire una nuova piazza di spaccio, interessando di fatto Alghero ed i paesi limitrofi, diversificando quindi le attività di approvvigionamento dello stupefacente». Francesco Giorgi detto “Pollice”, classe 66, sarebbe l’addetto alla “cassa comune”, come si evince da diverse intercettazioni. Sebastiano Giorgi, classe 73, residente a San Luca agli arresti domiciliari. Il più stretto contatto col territorio lo rende uno dei personaggi di spicco dei Bovinciani. Gli inquirenti tedeschi lo identificano come un “mago” delle truffe «soprattutto in Germania, dove può disporre di professionisti compiacenti facenti capo a società fantasma».

Proprio in questi giorni il tribunale di Costanza ha pronunciato la prima condanna per appartenenza alla ‘ndrangheta emessa in Germania. L’imputato è un un cameriere italiano che lavora a Ueberlingen, riconosciuto “colpevole di traffico di droga e sostegno a un’organizzazione criminale straniera”, la ndrangheta appunto. Dalle risultanze investigative è emerso che il cameriere è legato al clan Giorgi di San Luca. In primo grado, la sentenza stabiliva una pena detentiva di tre anni e sei mesi, ridotta poi in via definitiva a due anni e cinque mesi. L’uomo è stato arrestato nel maggio 2021 nell’ambito dell’operazione Platinum-Dia, condotta dalle autorità di Germania e Italia. I Bovinciani avrebbero importato cocaina dall’America meridionale in Italia attraverso i Paesi Bassi, il Belgio e il porto di Amburgo. Il cameriere lavorava nel ristorante che gli inquirenti assegnano proprio ai Bovinciani con altri due, rispettivamente a Baden-Baden e Radolfzell. Dalle risultanze investigative emerge che il clan poteva ottenere un chilo di cocaina di alta qualità per 32mila euro.

Quella di Costanza è una sentenza storica, in cui per la prima volta un tribunale tedesco condanna qualcuno per aver sostenuto la ndrangheta. E non solo,  per la prima volta in assoluto è accertata giudizialmente la presenza e l’attività della ndrangheta in Germania. Un altro processo contro 14 uomini è attualmente in corso a Düsseldorf, per la procura di Duisburg cinque di loro sarebbero membri della ndrangheta e altri sei sono imputati per favoreggiamento e concorso all’associazione mafiosa.

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